Dal summit nessun margine di flessibilità

Nein della Germania al deficit, Meloni torna a mani vuote dall’Europa: niente flessibilità

La premier prende due porte in faccia: da Merz (“Sforare è fuori discussione”) e da Dombrovskis (“Il Patto di stabilità non sarà sospeso”)

Politica - di David Romoli

25 Aprile 2026 alle 09:45

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AP Photo/Petros Karadjias – Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Petros Karadjias – Associate Press/ LaPresse

Giorgia Meloni torna dal vertice Ue di Cipro senza aver ottenuto niente. Era un summit informale senza documenti finali e decisioni concrete ma più che sufficiente per capire che aria tira. Per l’Italia è un’aria pessima, vento di tempesta. Mercoledì sera la premier italiana ha incontrato il cancelliere tedesco Merz. I due guidano paesi entrambi nei guai, con la Germania che ha dovuto dimezzare la previsione di crescita per quest’anno, passando dall’1 allo 0,5%. Diverse sono però le condizioni di partenza e di conseguenza i rimedi su cui puntare: la Germania dispone di ampio spazio fiscale, l’Italia, col secondo debito più alto d’Europa, è nella situazione opposta.

Meloni cerca di fare buon viso a cattivo gioco: “Le posizioni sono distanti ma cerchiamo di avvicinarci. Capisco le difficoltà, le diversità, i rispettivi vincoli costituzionali ma non ho trovato chiusure e c’è la buona volontà di venirsi incontro”. La distanza, nonostante le certamente reali buone intenzioni, resta abissale. Merz è tassativo: “Un aumento del debito così come l’emissione sul mercato dei capitali di obbligazioni Ue sono fuori discussione”. Niente debito comune e ci dispiace per gli amici francesi e italiani che tanto lo vorrebbero. In ballo in realtà non c’è però il debito comune, obiettivo considerato inarrivabile in partenza almeno al momento. La posta in gioco è piuttosto una sospensione in qualche formula del patto di Stabilità. Ma qui a chiudere i giochi con altrettanta drasticità è il commissario europeo all’Economia Dombrovskis: “La sospensione è prevista in uno scenario di grave deterioramento economico e non siamo in uno scenario simile. Siamo in un rallentamento economico. La recessione non c’è e dunque nessuna sospensione”. Peccato per Italia e Spagna che, per una volta unite, premevano proprio in quella direzione.

Il guaio è che la recessione non c’è ma, secondo la stessa commissione ci sarà. Il commissario all’Energia Jorgensen prevedeva due giorni fa una tempesta “come quelle del 1973 e 2022 messe insieme”. Il presidente del Consiglio europeo Costa parla di “impatto devastante della crisi in Medio Oriente sui prezzi dei combustibili fossili”, il che peraltro rende praticamente inevitabile l’impennata di quell’inflazione che proprio la Ue considera il nemico principale. Eppure, paralizzata come sempre dalle proprie divisioni dovute in questo caso alle diversità nella condizione dei singoli Paesi, la Ue sceglie di non fare niente. Si muoverà se, anzi quando, la situazione peggiorerà davvero e poco male se a quel punto tutto sarà molto più difficile di quanto non sarebbe oggi. La sola reazione che Bruxelles ha in mente è quella a base di aiuti di Stato per i settori nazionali più martellati. Serve a poco ma per l’Italia va peggio: non disponendo di spazio fiscale non può approfittarne. Solo su un punto, le spese per le armi, il gelido commissario lettone concede la clausola di salvaguardia negata per tutto il resto, la possibilità cioè di non computare la spesa nel deficit. All’Italia, come a moltissimi altri però questa possibilità è negata. La clausola non scatta se un Paese è sottoposto a procedura d’infrazione e l’Italia, per quel decimale in più che ha impedito di raggiungere l’obiettivo del deficit a 3%, non uscirà dalla procedura ancora per un anno.

La Commissione, infine, nega anche la possibilità di “deviazioni temporanee per i singoli Paesi dovute a circostanze eccezionali”. Solo la Difesa è considerata “circostanza eccezionale”: una crisi energetica che minaccia di tradursi in recessione e inflazione, cioè nella temutissima stagflazione, invece no. Sarà “circostanza eccezionale” quando arriverà: perché scalmanarsi per evitarla? A Cipro la premier italiana è stata ben attenta a non far parola di quella possibile “decisione autonoma” italiana che aveva invece spiattellato in conferenza stampa Giorgetti, in concreto uno scostamento di bilancio che implicherebbe sforamento delle regole europee. Alcuni Paesi si sarebbero imbestialiti, alludere avrebbe reso le cose ancora più difficili. Ma a Roma tutti sanno che quella via sarà probabilmente obbligata. Salvini lo dice con l’abituale ringhiosità: “O l’Europa ci permette di spendere i soldi necessari o lo facciamo lo stesso andando oltre regole senza senso”. Ma, toni fragorosi a parte, anche Giorgetti e la stessa Meloni sono pronti a battere quella strada se la linea europea del rigore ottuso non si ammorbidirà in poche settimane.

25 Aprile 2026

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