L'anniversario

Il genocidio silenziato: quando cercarono di cancellare il popolo armeno in una settimana

Lo sterminio, realizzato dai turchi, iniziò la notte del 24 aprile 1915. Durò pochi mesi. Persero la vita almeno un milione e mezzo di armeni su poco più di due milioni. Furono le prove generali per la Shoah. I responsabili furono processati e assolti

Editoriali - di Piero Sansonetti

24 Aprile 2026 alle 13:30

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Il genocidio silenziato: quando cercarono di cancellare il popolo armeno in una settimana

Gli armeni lo chiamano il “Mec Egern” . Vuol dire il Grande Male. I turchi tendono a negarlo. In Occidente è poco conosciuto, e non viene celebrato. Eppure il Mec Egern è il primo grande genocidio della storia moderna. Avvenne esattamente 111 anni fa. Ha una data precisa di inizio: il 24 aprile del 1915, mentre infuriava la prima guerra mondiale. Portò alla morte almeno la metà della popolazione armena, forse anche parecchio più della metà. Fu un’azione spietata, feroce, meticolosa. Caddero più di un milione e mezzo di persone. Scannate, o lasciate morire di fame, di freddo.

Oggi l’Armenia è ancora un paese sotto scacco. Perseguitato e assediato. Nel disinteresse dell’Europa e dell’Occidente che non si sono mai sentiti responsabili di quel genocidio, e mai hanno voluto risponderne, e neppure ricordarlo. Non credo che oggi nelle sedi più importanti delle istituzioni di Italia, o di Francia o di Germania, si celebrerà l’anniversario di quell’orrore. Non ascolteremo grandi discorsi. Niente cerimonie. Del resto, nel silenzio, gran parte dei governi europei appoggiano e forniscono armi ai nemici degli armeni, proprio in questi giorni. Senza che ciò crei nessuno scandalo. Il Mec Egern è un genocidio che ha avuto in questi decenni lo stesso risalto del genocidio dei sinti e dei rom. Diciamolo in termini più volgari e comprensibili: del popolo zingaro. Lo sterminio degli zingari si chiama Porrajmos, si celebra il 2 agosto, perché il 2 agosto si verificò la strage di migliaia di rom, in poche ore, nel campo di Auschwitz, dopo che proprio i rom si erano rivoltati e, difendendosi coi bastoni, avevano messo in difficoltà le guardie naziste. (È stato l’unico episodio di ribellione in un lager). C’è qualcuno secondo voi, nelle scuole italiane, che conosca la data del 2 agosto o la parola Porrajmos? E c’è qualcuno che conosca la data del 24 aprile o il termine Mec Egern? Non credo.

Lo sterminio degli armeni fu la prova generale della Shoah. La precedette di poco più di 20 anni. Non fu condotta da una cricca di spietati dittatori sadici ma da quel gruppo politico della Turchia, i giovani turchi, che anzi si era ribellato alla tirannia e aveva preso il potere nel 1909 per avviare la modernizzazione e la democratizzazione del paese. Cosa che in realtà fece. Questa è la grande contraddizione, che dobbiamo capire. Non serve Hitler per fare un genocidio. Non è necessario un impazzimento della storia e delle classi dirigenti tedesche, italiane ed europee. Il genocidio è una variante della lotta politica, e un aspetto della guerra, che prescinde dalle distinzioni tra democrazia e dittatura. I grandi genocidi moderni sono stati realizzati dagli americani, dai tedeschi, dagli italiani, dai turchi. E non hanno mai avuto niente di illegale. Sono stati sempre sostenuti da leggi votate dai parlamenti. È stato così per lo sterminio dei nativi americani, i “pellerossa”, è stato così per le leggi razziali antiebraiche. Il genocidio degli armeni è iniziato nella notte del 24 aprile del 1915. Pasqua era passata da due settimane, e si era appena conclusa la guerra tra Russia e Austria. La Turchia era dalla parte dell’Austria, ed era impegnata nella prima guerra mondiale al fianco degli imperi centrali. E i gruppi dirigenti turchi ritenevano che il popolo armeno, che era una enclave cattolica, fosse dalla parte dei russi. Quella notte l’esercito turco operò centinaia di arresti tra gli armeni. Politici, sindacalisti, professionisti, intellettuali. Praticamente l’intera classe dirigente. Poche settimane dopo, il 29 maggio, il Parlamento varò le leggi che consentivano la deportazione degli armeni. A quel punto iniziò il massacro. Centinaia di migliaia di persone armene, uomini e donne, vecchi, moltissimi bambini, furono trascinati via dalle loro case e massacrati o rapiti e costretti alla deportazione ferocissima: giorni e giorni camminando a piedi, senza pause, senza mangiare, né bere, né coprirsi, senza scarpe. I bambini furono i primi a morire, uno a uno, davanti alle loro mamme, ai padri, ai fratelli. Poi morirono i vecchi, lasciati lì, sdraiati inermi sul sentiero. Poi, metro dopo metro, i più gracili e infine anche i più forti.

I calcoli più attendibili dicono che gli armeni prima del genocidio fossero circa 2 milioni. Sopravvissero in 700 mila. I carnefici erano guidati da un ufficiale tedesco. Dopo la fine della guerra i francesi processarono circa 250 aguzzini. Ma li assolsero. Avevano obbedito agli ordini -dissero – e applicato una legge. Oggi circa 30 paesi nel mondo riconoscono il genocidio. Su 200. I turchi lo negano. E siccome sono potenti hanno convinto moltissimi altri paesi a negare. Oggi si parla del genocidio dei palestinesi. Si discute e si lotta molto intorno a questo termine. Chi nega che quello di Gaza e della Cisgiordania sia un genocidio, come – molto autorevolmente – la senatrice Liliana Segre, dice che manca la “programmazione” dello sterminio, da parte di Israele. Cioè sostiene che gli israeliani stanno effettuando un massacro, su questo non c’è dubbio, e anche molti crimini di guerra, ma non un genocidio. Anche le dimensioni della mattanza sono diverse. Nel caso della Shoah fu sterminata più della metà degli ebrei presenti in Europa. 6 milioni di morti. Nel caso dei rom, circa un terzo della popolazione. Nel caso degli armeni più o meno i due terzi. I nativi d’America furono annientati. In Palestina il numero dei morti è imprecisato e comunque altissimo, Probabilmente alleno 100 mila morti, dei quali forse la metà bambini. Un orrore. Ma di dimensioni inferiori, perché relativo a una popolazione di circa 2 milioni e mezzo di persone. È importante però che di questa mattanza se ne parla, si discute, ci si scontra. Il massacro dei palestinesi non è passato sotto silenzio. E forse proprio per questo si è fermato, o almeno sta rallentando. Non sappiamo cosa avrebbe fatto Israele senza la pressione internazionale che ha subìto. Per gli armeni non è stato così. Un silenzio profondissimo, agghiacciante, che ancora dura, che sembra impossibile rompere. Che rabbia, che tristezza.

24 Aprile 2026

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