Spari anche all’ambulanza per impedire di soccorrerla

Amal Khalil giustiziata dagli scagnozzi di Netanyahu, ennesimo crimine di guerra di Israele

La reporter libanese Amal Khalil, 43 anni, è stata colpita da granate dell’Idf dopo essersi rifugiata in un edificio di Al-Tayri. Non paghi, i soldati di Bibi hanno sparato all’ambulanza per impedire di soccorrerla

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

24 Aprile 2026 alle 15:30

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Amal Khalil giustiziata dagli scagnozzi di Netanyahu, ennesimo crimine di guerra di Israele

Il suo sorriso solare l’ha accompagnata anche nel suo ultimo viaggio. Il viaggio di una giornalista coraggiosa, testimone scomoda per chi, da Gaza al Libano, i giornalisti li ha messi nel mirino, uccidendone a centinaia. La strage di giornalisti in Libano per mano israeliana non accenna a fermarsi. L’ultima vittima degli attacchi delle Israeli Defence Forces (Idf) è stata Amal Khalil, 43 anni, giornalista del quotidiano Al-Akhbar. Si trovava in missione nel sud del paese insieme alla fotoreporter freelance Zeinab Faraj quando un raid ha colpito il mezzo davanti a loro e altre granate hanno raggiunto l’edificio in cui avevano trovato riparo. L’accusa verso Israele non è solo di aver colpito deliberatamente i giornalisti ma anche di aver ostacolato i soccorsi. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha detto che l’attacco potrebbe configurarsi come “crimine di guerra”.

La giornalista Amal Khalil e la fotoreporter Zeinab Faraj si trovavano a bordo di un’automobile nei pressi della città di Al-Tayri, nel sud del Libano. Stavano documentando la situazione sul campo dopo gli ultimi attacchi dell’esercito israeliano contro il villaggio di Bint Jbeil quando un raid ha colpito il mezzo che li precedeva. Le due giornaliste hanno trovato rifugio in un edificio lungo la strada che a sua volta è stato colpito dalle granate israeliane, causando una serie di crolli. Faraj è riuscita a mettersi in salvo grazie all’operazione dei soccorritori mentre Khalil è rimasta intrappolata tra detriti e calcinacci. A quel punto, secondo quanto denunciato dal ministero della Salute libanese, da un alto ufficiale militare e da alcuni rappresentanti della stampa, l’esercito israeliano ha continuato a prendere di mira l’edificio e ha esploso proiettili contro l’ambulanza costringendo a interrompere i soccorsi. Dopo diverse ore, quando lo scenario è diventato più tranquillo, la protezione civile è riuscita a entrare nell’edificio e ha recuperato il corpo senza vita di Amal Khalil. Complessivamente nell’attacco israeliano sono state uccise cinque persone.

Amal Khalil era originaria di Baysariyyeh, una cittadina costiera nel distretto di Saida, nel sud del Libano. Lavorava come giornalista per la testata Al-Akhbar da 20 anni e, come aveva dichiarato in un’intervista a inizio 2026, vedeva la sua professione come una forma di resistenza, il reportage come un atto di testimonianza e la scrittura come una linea di difesa vitale. In passato aveva già ricevuto minacce di morte da parte dell’esercito israeliano per le sue denunce dei crimini commessi da Tel Aviv nel sud del Libano. Fouad Bazzi, collega di Khalil, l’ha ricordata in un toccante articolo su Al-Akhbar scrivendo che “come era sua abitudine, Amal ha scelto il momento opportuno e il palcoscenico più adatto per scrivere anche la sua storia. Ma questa volta la racconteremo noi, perché Amal si è rifiutata di fare altro che sfidare la morte”, aggiungendo che “dal 14 agosto 2006 – il momento stesso in cui fu pubblicato il primo numero di Al-Akhbar – si era dedicata a essere la voce e il battito del Sud, lo specchio che rifletteva i problemi della regione e le sue sofferenze per mano del nemico e dello Stato”. Parole importanti, che riflettono l’orientamento di Al-Akhbar (critico dell’intera classe politica libanese e molto attento alle questioni sociali) ma anche un affetto sincero per la giornalista uccisa. Khalil, nota Bazzi, col suo lavoro “è riuscita a presentare un quadro chiaro, che riflette fedelmente la sofferenza degli abitanti del sud e la loro capacità di sfida, resilienza, ricostruzione e coltivazione della terra, anche sotto la costante minaccia degli attacchi dei droni”. Nei suoi articoli e servizi parlava di sicurezza, scenari politici internazionali, difesa, ruolo della missione Unifil, ma anche di storie umane.

“I ripetuti attacchi nello stesso luogo, il fatto di aver preso di mira un’area in cui si trovavano dei giornalisti e l’ostruzione dell’accesso medico e umanitario costituiscono una grave violazione del diritto internazionale umanitario”, ha denunciato Sara Qudah, direttrice regionale del Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj). Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato di un “crimini di guerra”, accusa confermata anche dallo stesso Cpj. Sulla morte della giornalista si è espresso anche il presidente libanese Joseph Aoun. Su X, il capo di Stato ha accusato Israele di “prendere di mira deliberatamente e sistematicamente i giornalisti” per “nascondere la verità sulle sue aggressioni contro il Libano” e condanna quelli che vengono definiti “crimini contro l’umanità”. Nelle scorse ore è arrivata anche la condanna del premier libanese Nawaf Salam.Prendere di mira i giornalisti, ostacolare l’arrivo dei soccorritori” costituiscono “crimini di guerra“, si legge su X. La vicenda, che purtroppo non sembra costituire un episodio isolato, è destinata a rendere la strada del secondo round di colloqui Israele-Libano in salita. Khalil si aggiunge a una lunga lista di croci che conta, prima di lei, 262 giornalisti uccisi tra Gaza e il Libano dagli attacchi israeliani dal 7 ottobre 2023 a oggi.

Fronte iraniano

Donald Trump «non ha fretta di concludere l’accordo con l’Iran». Lo ha detto lo stesso presidente americano in un breve colloquio telefonico con la giornalista di Fox News Martha Maccallum, alla quale ha precisato che «la politica, incluse le elezioni di midterm, non influirà sui tempi». Ma chi comanda realmente oggi in Iran? La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, esercita un’autorità limitata, mentre il potere decisionale su guerra, sicurezza e diplomazia, è sempre più nelle mani dei vertici dei Pasdaran. Lo riferiscono fonti al New York Times, confermando le indiscrezioni delle ultime settimane sulle nuove gerarchie nella leadership del regime, con un «consiglio» ristretto di comandanti delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che ha assunto di fatto la guida strategica del Paese. Intanto, l’esercito Usa ha annunciato di avere sequestrato un’altra petroliera legata al contrabbando di petrolio iraniano. Secondo quanto riferito dal dipartimento della Difesa Usa, si tratta della petroliera Majestic X ed è stata sequestrata nell’Oceano Indiano.

24 Aprile 2026

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