Scienza e spettacolo
Perché l’essere umano è “la scimmia nuda”: addio a Desmond Morris, morto l’etologo che fece vincere Sanremo a Francesco Gabbani
Quel saggio pubblicato alla vigilia del '68 ebbe successo mondiale, pubblicato subito in 28 lingue. Morris fu anche divulgatore e pittore. Aveva 98 anni
Ambiente - di Antonio Lamorte
Almeno per una volta Sanremo aveva avuto il merito di citare e ricordare qualcosa di interessante: era il 2017 quando Francesco Gabbani vinceva il Festival con Occidentali’s Karma, quello con “la scimmia nuda balla”. E quella teoria, che spiegava perché l’essere umano fosse l’unica delle 193 specie di scimmie che aveva studiato priva di una pelliccia, aveva riportato un passeggero interesse verso Desmond Morris. È morto a 98 anni in Irlanda, dove viveva con il figlio, lo studioso e scrittore che nel 1967 aveva studiato l’essere umano con gli occhi di uno zoologo e di un etologo. Quella teoria era arrivata alla vigilia di un anno che sarebbe diventato noto per i sommovimenti e i ribaltamenti di prospettive su vita e società nelle strade e nelle idee.
“Quella di mio padre è stata una vita dedicata all’esplorazione, alla curiosità e alla creatività. Zoologo, osservatore dell’uomo, autore e artista, ha continuato a scrivere e dipingere fino alla sua morte. Era un grande uomo e un padre e nonno ancora migliore”, le parole con cui il figlio Jason ha annunciato la morte del padre. Morris osservò l’essere umano più come una “scimmia evoluta” che come “un angelo decaduto” e, in tempi in cui gli approcci filosofici e culturali restavano preponderanti, il suo metodo apparve rivoluzionario. “Per quanto cerchi di ignorare l’eredità del passato, l’uomo rimane essenzialmente un primate, una scimmia in crisi, che segue nella vita sessuale e sociale i modelli di comportamento fissati dai suoi antenati scimmioni cacciatori”.
Provocatorio, ironico e leggero nonostante il carattere pur sempre scientifico. La scimmia nuda studiava i comportamenti umani – dalla vita sociale a quella sessuale al rapporto con il cibo – alla luce dei legami con gli altri primati, venne tradotto in 28 lingue e vendette subito 10 milioni di copie. Quella per gli animali era una passione che risaliva all’infanzia di Morris, alle sue case di Purton e di Swindon, dov’era nato nel gennaio del 1928 e dove si sarebbe trasferito con la famiglia nel 1933. Studiò zoologia all’Università di Birmingham, dove si rifiutò di condurre esperimenti sugli animali, dopo aver prestato servizio militare nell’esercito britannico tra il 1946 e il 1948. All’Università di Oxford svolse il dottorato, con una tesi sul comportamento dello spinarello, un pesce minuscolo dal comportamento molto complesso.
Con la Scimmia nuda Morris spiegò che gli esseri umani avevano sviluppato il pudore con la perdita dei peli corporei, con le zone genitali che acquisirono ulteriore valore erotico e intimo. Propose il libro all’editore Tom Maschler a una festa e lo scrisse in meno di un mese. Non poche polemiche suscitò la sua definizione della religione come “un inganno basato sulla fiducia”. Dopo quel grande successo si trasferì a Malta per dedicarsi unicamente alla scrittura, tornò a Londra nel 1973 per lavorare con l’etologo Niko Tinbergen. Altri suoi titoli di successo furono Lo zoo umano (1969), Modelli di comportamento riproduttivo (1970) e Comportamento intimo (1971). Risale al 2017 la sua autobiografia, Un cervo in metropolitana. Scrisse e dedicò una pubblicazione anche al calcio, inteso come un’espressione tribale.
“Mi è subito stato chiaro che ogni centro di attività calcistica ogni – football club – è organizzato come una piccola tribú, completa di territorio tribale, anziani della tribú, stregoni, eroi e loro seguaci, altri membri del clan – scriveva anticipando il suo La tribù del calcio – entrando nei loro domini mi sono sentito come un esploratore del passato intento a esaminare per la prima volta una cultura primitiva. Non capivo granché dei loro inni di battaglia e dei loro pittoreschi spiegamenti, delle loro superstizioni primitive o dei loro arcani costumi. Pensai che conveniva assumere l’atteggiamento di un antropologo impegnato in uno studio imparziale”.
Morris è stato anche divulgatore in televisione, capo dell’unità televisiva e cinematografica Granada per la Zoological Society of London e conduttore prima per l’emittente privata ITV e poi per la BBC con il programma “Life in the Animal World”. Allo zoo di Londra arrivò a essere curatore dei mammiferi. Appassionato pittore: aveva raccontato di aver realizzato circa 2.500 quadri, anche una maniera per staccare dalla scrittura. Quando ancora studiava a Birmingham organizzò una mostra con Joan Mirò alla London Gallery, scrisse e diresse due film surrealisti. Pensava che l’espressione artistica non fosse un’esclusiva dell’essere umano ma che ne fossero all’altezza anche altri primati. “Ammetto che ho spesso sorriso del lato più leggero della vita o riso di gusto delle bizzarre manie e idiosincrasie dell’umanità – confessò nella sua autobiografia – ma non me ne scuso. È indubbiamente una mia debolezza”.
Lo stesso Gabbani ha espresso il cordoglio per la morte dell’etologo e ricordato l’incontro con Morris in un post sui social: “Davanti a me non c’era solo l’autore de La scimmia nuda, ma una persona capace di disarmare con la sua semplicità. È lì che ho capito quanto la profondità non abbia bisogno di essere complessa. Quello sguardo curioso e lucidissimo mi ha accompagnato anche nel mio percorso. In Occidentali’s Karma, il richiamo alla ‘scimmia nuda’ non era solo una citazione, ma un modo per restituire, in musica, una riflessione che lui aveva saputo raccontare con straordinaria chiarezza: la nostra eterna ricerca di senso, tra istinto e consapevolezza. Oggi lo ricordo con gratitudine. Per quell’incontro e per il suo modo unico di guardare l’essere umano. La sua eredità resta viva, e forse è questo il segno più autentico della grandezza: riuscire a parlare a tutti, rimanendo profondamente umani”.
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