A Caserta
Camionista investito al presidio, sospeso lo sciopero dell’autotrasporto per il caro carburanti: per Confindustria “lo scenario peggiora”
L'uomo impegnato in una manifestazione contro il caro carburanti. "Persona giovane e con famiglia, dall'alba sospeso gradualmente il fermo". Per il ministero del Made in Italy il trend dei prezzi medi è in calo da 10 giorni consecutivi
Cronaca - di Redazione Web
Era scattata da poche ore la mobilitazione dei camionisti, con diverse sigle sindacali di autotrasportatori che avevano lanciato la protesta per il caro carburanti innescato dalla guerra in Medio Oriente. Protesta già sospesa in mattinata per la morte di un camionista 55enne investito da un’automobile sull’A1, in provincia di Caserta, durante una protesta. Le modalità dell’agitazione erano state comunicate oggi alla Commissione di Garanzia per lo sciopero. Allarme intanto lanciato dal Centro Studi di Confindustria che registra i “primi impatti della guerra” tra “rincari dell’energia, calo della di fiducia e aspettative, rialzo dei tassi sovrani”. E intanto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha spiegato che nel momento in cui il gas dovesse superare i 70 euro al megawattora, potrebbe essere necessario riattivare le centrali a carbone.
L’uomo morto sull’A1 era impegnato nella protesta, la colonna di mezzi pesanti era ferma sul margine destro della carreggiata all’altezza dell’area di servizio di San Nicola La Strada, pochi chilometri prima dello svincolo di Caserta Sud, quando è stato investito da una vettura. Il conducente dell’auto si è fermato ed è stato denunciato. Sul posto è intervenuta la Polizia Stradale che ha effettuato i rilievi. “A mezzanotte era partito il fermo, si stavano predisponendo i presidi quando una vettura a forte velocità nei pressi di Caserta ha travolto un padroncino che stava organizzando il presidio e che è morto”, ha dichiarato il segretario generale dell’organizzazione Unatras, Maurizio Longo. “Dall’alba abbiamo iniziato gradualmente a sospendere il fermo perché questa cosa ci ha sconvolto. Era una persona giovane con famiglia”.
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Era stato confermato il fermo di cinque giorni degli autotrasportatori, che doveva durare dalla mezzanotte di domenica 19 aprile fino a venerdì 24 aprile. A incrociare le braccia gli associati di trasporto unito. Pochi giorni fa era stata la volta di Unatras, il coordinamento unitario delle federazioni nazionali dell’autotrasporto merci. Le associazioni avevano denunciato un settore al collasso a causa del caro gasolio che ha portato i prezzi stabilmente oltre i due euro al litro, una tendenza che si scarica sui prezzi dei beni trasportati e in particolare su quelli alimentari. Unatras e Anita hanno chiesto un credito d’imposta e interventi a sostegno della liquidità delle imprese. Giudicato insufficiente il taglio delle accise adottato dal governo e prorogato fino a fine mese
Il coordinamento delle associazioni sarà ricevuto al ministero dei Trasporti mercoledì 22 aprile, motivo per cui il comitato trasportatori siciliani ha sospeso il fermo dei tir cominciato martedì scorso nei porti dell’isola. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy il trend dei prezzi medi è tuttavia in calo da dieci giorni consecutivi, anche se lentamente: sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità “self service” è pari a 1 euro e 76 centesimi per la benzina e 2 euro e 10 centesimi per il gasolio – stime di domenica 19 aprile – sulla rete autostradale, invece, è di 1 euro e 79 centesimi per la benzina e 2 e 14 per il gasolio.
“Nell’ipotesi che la guerra in Iran finisca a giugno (con un petrolio a 110 dollari in media annua) – scrive intanto il Centro Studi di Confindustria – e che riprendano i flussi commerciali pre-conflitto e che la capacità produttiva dei paesi del Golfo rimanga adeguata a sostenere l’offerta mondiale, le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025″. Se al contrario la guerra dovesse continuare per tutto l’anno, “con un petrolio a 140 dollari in media annua, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più” su livelli “non sostenibili per le nostre imprese” che avrebbero il principale ostacolo nel costo dell’energia.
Secondo i dati già nel 2025, a causa dell’impennata dei prezzi del 2022, si erano percepite le conseguenze sui prezzi di gas e petrolio nella manifattura. “In una prospettiva di più lunga durata del conflitto, emergono segnali di crescente attenzione anche ai rischi di approvvigionamento di input, cioè alla carenza di volumi. In particolare, la quota di imprese che indica criticità nella fornitura di materie prime aumenta dal 7,4% all’11,3%, rendendo tale fattore il quarto principale rischio atteso. Con un conflitto lungo, aumenta anche la preoccupazione delle imprese per i siti produttivi nei paesi del Golfo coinvolti”.
Al momento, secondo il ministro Pichetto Fratin, “dagli elementi che ho al momento per l’Italia non c’è difficoltà su nessun tipo di settore. Certo, possono crearsi alcune disfunzioni di approvvigionamenti dovute a un carico che ritarda ad arrivare, però al momento non ci sono questi problemi”. A La Stampa ha escluso l’acquisto del gas russo, in continuità con la posizione dell’Unione Europea. Se per il 2030 “riuscissimo a raggiungere la metà dei nostri consumi da rinnovabili, i prezzi calerebbero sensibilmente” ed entro il 2035 ci sarà la prima centrale nucleare in Italia ed entro il 2050 la produzione di nucleare potrebbe essere “un buon risultato se dovesse toccare il 20%.