Il settore verso l'emergenza
Carburante per aerei “fermo” ad Hormuz, la crisi del Golfo per i voli: gli effetti tra caro biglietti e rischio cancellazioni
Italiani ed europei riusciranno a viaggiare questa estate? Non si ferma l’ondata di annunci da parte di compagnia aeree, il alcuni casi autentici giganti come Ryanair e Lufthansa, che mettono in guardia dai rischi per il trasporto aereo se il conflitto nel Golfo Persico continuerà ancora per settimane.
Il problema è legato alle difficoltà nel reperimento del cherosene, il “jet fuel” necessario per far volare le flotte delle compagnie. Lo ha ammesso Michael O’Leary, istrionico amministratore delegato di Ryanair, la nota low-cost irlandese, che ha sottolineato come la mancanza del jet fuel potrebbe costringere la compagnia ma anche le sue rivali a considerare di cancellare alcuni voli durante la stagione estiva. “Se la guerra finisce e lo stretto di Hormuz riapre entro la metà o la fine di aprile, allora non c’è alcun rischio per le forniture”, le parole a a Sky News del Ceo di Ryanair, che prospetta un rischio concreto per le proprie forniture tra il 10 e il 25% se il conflitto continua tra maggio e giugno.
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Ragionamento simile da parte di Lufthansa, la compagnia di compagnie di bandiera tedesca, che potrebbe tenere a terra fino a 40 aerei nella stagione estiva per “razionare” il carburante per i suoi mezzi.
A fare il punto della situazione è il Corriere della Sera in un articolo di Leonard Berberi, che evidenzia il problema chiave: la guerra congiunta di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran sta terremotando l’intero Golfo Persico ed in particolare lo stretto di Hormuz, crocevia per il trasporto del cherosene verso l’Europa e l’Asia.
L’ultimo carico di jet fuel verso l’Europa arriverà il prossimo 9 aprile in Olanda, al porto di Rotterdam, trasportato dalla petroliera di Singapore “Rong Lin Wan” che ha attraversato lo stretto di Hormuz poco prima che venisse chiuso a causa delle minacce iraniane di colpire le navi in transito.
Il Corriere registra quindi la previsione del capo delle operazioni di una delle più grandi compagnie del Vecchio Continente a proposito della crisi in corso, in cui evidenzia uno scenario da incubo: “Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile, inizio maggio, ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione in Europa. Forse riusciamo a guadagnare 3-5 settimane ricorrendo a una parte delle scorte strategiche e ritardando le operazioni di pulizia delle raffinerie, che di solito avvengono in primavera. Ma non sarà sufficiente”, le sue parole.
A preoccupare è anche l’esplosione dei costi, con una tonnellata di cherosene che ha ormai sfiorato i 1.800 dollari, più del doppio rispetto a fine febbraio, con ripercussioni scontate sul prezzo dei biglietti per il consumatore finale.
Per questo, ma si tratta dell’intervento più estremo di fronte ad una crisi perdurante, non è esclusa la possibilità del taglio dei voli su rotte con più frequenze al giorno e la riduzione di quelli verso l’Asia, i collegamenti più lunghi dall’Europa.