La crisi di Hormuz

Voli a rischio in estate, in Europa solo 6 settimane di autonomia di carburante: nel mirino i diritti dei passeggeri

Economia - di Redazione

17 Aprile 2026 alle 12:32

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Voli a rischio in estate, in Europa solo 6 settimane di autonomia di carburante: nel mirino i diritti dei passeggeri

Nonostante i proclami di Donald Trump di una rapida soluzione e liberazione, lo stretto di Hormuz resta stabilmente chiuso, ora anche per volontà degli stessi Stati Uniti che hanno imposto un blocco navale.

Le conseguenze sono ormai evidenti: una crisi energetica globale causata dallo stop al transito di petroliere e metaniere, con ripercussioni sui prezzi dell’elettricità e del carburante per auto.

Ma l’altro settore che si appresta, se non verrà trovata nel breve volgere di poche settimane una soluzione, ad entrare in una grave crisi, è quello del trasporto aereo.

Gli allarmi si susseguono ormai da giorni, ma anche la “dead line” si sta facendo sempre più vicina: è prossimo il punto di non ritorno che costringerà le compagnie del settore a fermarsi, a cancellare centinai di voli ogni giorno.

L’ultimo arriva dall’Aie, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, che fissa in sei settimane l’autonomia residua per l’Europa di “jet fuel”, il carburante per aerei. “Diversi paesi europei potrebbero iniziare a trovarsi ad affrontare carenze di carburante per aerei nelle prossime 6 settimane, a seconda di quanto riusciranno a importare dai mercati internazionali per compensare la perdita di forniture provenienti dal Medio Oriente, che in precedenza rappresentavano il 75% delle importazioni nette di carburante per aerei in Europa”, ha dichiarato l’Aie a Cnbc.

In precedenza il direttore esecutivo dell’Agenzia, Fatih Birol, aveva affermato in un’intervista all’Associated Press che il blocco dello Stretto di Hormuz avrebbe provocato “la più grande crisi energetica che abbiamo mai affrontato“, aggiungendo che l’impatto economico più ampio comprende “prezzi della benzina più alti, prezzi del gas più alti, prezzi dell’elettricità più alti”, con alcune parti del mondo “colpite più duramente di altre”.

In questo contesto c’è chi preme per scaricare sugli utenti, ovvero i passeggeri delle compagnie aeree, le ripercussioni e i costi della crisi. È il caso della BDL, l’Associazione tedesca dell’aviazione civile, che ha chiesto aiuti al governo federale di Berlino in vista di un’imminente carenza di cherosene presentando un piano in sette punti.

Tra questi vi sono lo sblocco delle riserve nazionali ed europee di carburante, ma soprattutto la richiesta di una “riduzione” dei diritti dei passeggeri. Secondo la BDL le conseguenze della crisi del carburante, come le cancellazioni o i ritardi a breve termine dei voli dovuti a deviazioni causate dalla chiusura dello spazio aereo o da soste per il rifornimento, dovrebbero essere riconosciute come “circostanze straordinarie” nel Regolamento Ue sui diritti dei passeggeri. In tal caso, i passeggeri bloccati non avrebbero diritto ad alcun risarcimento.

di: Redazione - 17 Aprile 2026

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