La guerra in Iran
Teheran abbatte due jet Usa, disperso uno dei piloti: la risposta del regime iraniano a Trump che cantava già vittoria
Teheran: abbiamo uno dei due piloti. Il secondo recuperato dagli Usa. E il Papa condanna Trump nella via Crucis: “Chi fa guerre ne risponderà a Dio”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
C’è chi scatena la guerra e chi la maledice. Sono due americani. Uno sta a Washington e fa il Presidente. L’altro è in Vaticano, e fa il Papa.
“C’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”. È quanto si legge nel testo della Via Crucis (prima stazione) che Papa Leone XIV ha condotto ieri sera al Colosseo. in cui si ricorda che “ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli”.
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Nell’undicesima stazione della Via Crucis si sottolinea invece quale è il vero potere: “Inchiodato sulla croce come un malfattore, ma con un titolo che rivela la tua regalità, o Gesù, tu ci mostri qual è l’autentico potere. Non quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte – si legge nei testi del rito che sarà presieduto dal Papa stasera al Colosseo -, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita e può dare la vita anche accettando la morte. Tu manifesti che il potere autentico non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di prendere su di sé il male dell’umanità, il nostro, il mio; e annullarlo con la potenza dell’amore che si manifesta nel perdono. Tu sei Re e regni dalla croce: non ti servi dell’apparente potenza degli eserciti, ma dell’apparente impotenza dell’amore, che si lascia inchiodare. Tu sei Re e la tua croce diventa l’asse attorno al quale ruotano la storia e l’intero universo, per non precipitare nell’inferno dell’incapacità di amare”.
Il tutto mentre in Iran è in corso un’operazione di ricerca di due piloti dispersi in Iran dopo l’abbattimento di un F-15 Usa. Lo confermano gli Stati Uniti. Gli iraniani hanno mostrato alcuni rottami del jet statunitense che dichiarano di avere abbattuto: uno è il timone verticale di un cacciabombardiere F15E Strike Eagle dello squadrone 494 basato a Lakenheath in Gran Bretagna, riconoscibile dalla linea rossa. Sono velivoli che partecipano sin dall’inizio alla campagna aerea contro la Repubblica Islamica. Fonti Usa hanno confermato l’abbattimento al New York Times spiegando che sono in corso le ricerche senza però specificare se i piloti coinvolti sono uno o due.
Gli F15E sono la versione da attacco al suolo dell’F15 Eagle e hanno un equipaggio di due persone. I pasdaran sostengono di avere catturato un pilota americano. Ma nell’Iran meridionale è in corso una missione dei reparti speciali dell’Us Air Force per soccorrere l’equipaggio chiamata “Combat Search and Rescue”. E a conferma che uno dei due piloti potrebbe essere ancora vivo, arriva la notizia che Teheran ha messo una taglia su un militare Usa di circa 50mila sterline. Sono stati filmati aerei HC130J “Combat King” ed elicotteri MH60G “Pave Hawk” impegnati in voli a bassa quota nelle province di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad. Il loro compito è localizzare i militari da esfiltrare e proteggerli fino a che non siano riscontrate le condizioni per recuperarli. A quanto raccontato dalla tv di Stato iraniana, molte persone del posto sono arrivate in macchina nella zona dello schianto per catturare il pilota che sarebbe ancora da rintracciare. Le forze armate iraniane hanno fatto appello alla popolazione affinché “non permetta a nessuno di maltrattarlo”. A quanto riferiscono i media iraniani, la popolazione della provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad si è mobilitata e sta passando al setaccio montagne e pianure. Per essere pronti in caso di scontri con le forze Usa, gli abitanti della zona “hanno impugnato le armi”, raccontano i media. Il servizio di intelligence delle Guardie rivoluzionarie ha pubblicato immagini del sedile del pilota del caccia americano che sostengono di aver abbattuto oggi dalle forze iraniane. “Il fatto che il sedile sia rimasto intatto indica che il pilota è vivo”, si legge sul loro account X. Il messaggio includeva anche l’hashtag ‘Ultima battaglia’.
Gli Stati Uniti hanno confermato l’attacco al ponte B1, che collega Teheran alla vicina Karaj. Lo riferisce il Wall Street Journal citando un alto funzionario americano. L’attacco rientra in un più ampio sforzo volto a interrompere le rotte di rifornimento militare per Teheran. Una conferma è venuta in seguito dallo stesso tycoon che ha condiviso su Truth un video sostenendo che si trattava del ponte che crollava dopo l’attacco. Il ponte B1 è uno dei progetti infrastrutturali più rilevanti dell’Iran: un importante collegamento autostradale tra Teheran e Karaj che costituisce il pilastro di un corridoio commerciale strategico, nonché un simbolo dell’impegno del Paese verso la modernizzazione della propria rete di trasporti. “The Donald” l’incontenibile torna a furoreggiare su Truth: “«Con un po’ più di tempo, possiamo facilmente aprire lo Stretto di Hormuz, prendere il petrolio e fare una fortuna. Potrebbe essere un pozzo petrolifero per il mondo???». Ecco chi governa l’iperpotenza mondiale.