Il discorso del tycoon alla Nazione

Ennesima minaccia di Trump: “Riporteremo l’Iran all’età della pietra”

Il discorso alla nazione è uno stanco ritornello di 19 minuti: “Ci stiamo avvicinando alla fine del lavoro, ma senza un accordo colpiremo molto duramente ogni centrale”. Attacchi agli alleati: “Devono occuparsi loro di Hormuz”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

3 Aprile 2026 alle 15:00

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AP Photo/Alex Brandon, Pool
AP Photo/Alex Brandon, Pool

Lo ascolti con attenzione. Cerchi lumi dalla mimica facciale. Ma alla fine resta l’amletico dubbio: c’è una logica in quella follia? “Noi abbiamo tutte le carte, loro non hanno in mano niente”. In diretta dalla Casa Bianca, con il ministro della Guerra Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio e il capo di stato maggiore Dan Caine e un gruppo di ufficiali lì accanto a dargli manforte, Donald Trump ha parlato all’America per rassicurarla al 33esimo giorno di guerra contro l’Iran che ha definito «il più grande sponsor mondiale del terrorismo».

Sarà una guerra breve, ha promesso: «Finiremo il lavoro, e lo finiremo molto velocemente. Ci stiamo avvicinando alla fine». L’Iran «non è più una minaccia», secondo il tycoon ma la guerra non è ancora finita: Trump ha sottolineato la necessità di aumentare i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche, ammettendo che il conflitto potrà anche aumentare d’intensità «se non verrà raggiunto alcun accordo»:
The Donald ha scelto il prime time della East Cost e alle 9 di sera (le 3 di notte in Italia) si è rivolto agli americani parlando per 18 minuti e trenta secondi dalla Casa Bianca sulla guerra in Iran. Ha spiegato le ragioni dell’intervento iniziato oltre un mese fa, detto che “siamo sulla strada per completare in breve tutti gli obiettivi militari americani” e che “per le prossime due-tre settimane continueremo a colpire duramente per riportarli all’età della pietra”.

E poi c’è Hormuz e i “disgustosi” alleati della Nato.Devono occuparsi di quel passaggio”, ha ribadito Trump. “Prendetelo, proteggetelo, usatelo per voi stessi”. Il presidente Usa ha anche ringraziato “i nostri alleati in Medio Oriente, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein”, aggiungendo: “Sono stati fantastici e non permetteremo che vengano feriti o danneggiati”. Ai suoi connazionali ha chiesto pazienza, e spiegato che la guerra è un “investimento per il futuro” dell’America. La fine delle ostilità? Trump è stato vago: «Ho chiarito fin dall’inizio dell’Operazione Epic Fury che continueremo fino al completo raggiungimento dei nostri obiettivi. Grazie ai progressi compiuti, posso affermare questa sera che siamo sulla buona strada per portare a termine a breve tutti gli obiettivi militari degli Stati Uniti. Molto a breve. Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza. Li riporteremo all’età della pietra, dove è giusto che stiano. Nel frattempo, le discussioni sono in corso. Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai parlato di cambio di regime, ma il cambio di regime si è verificato a causa della morte di tutti i loro leader originari. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole. Tuttavia, se durante questo periodo non verrà raggiunto alcun accordo, abbiamo gli occhi puntati su obiettivi chiave. Se non ci sarà alcun accordo, colpiremo molto duramente, e probabilmente in modo simultaneo, ogni singola centrale elettrica. Non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se è l’obiettivo più facile di tutti, perché ciò non darebbe loro nemmeno una minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirlo e sarebbe distrutto. E non c’è nulla che potrebbero fare al riguardo. Non dispongono di equipaggiamento antiaereo. Il loro radar è stato annientato al 100%. Come forza militare siamo inarrestabili. I siti nucleari che abbiamo raso al suolo con i bombardieri B-2 sono stati colpiti così duramente che ci vorrebbero mesi per avvicinarsi alla polvere radioattiva. E li teniamo sotto intensa sorveglianza e controllo satellitare. Se li vediamo fare una mossa, anche solo una mossa in quella direzione, li colpiremo di nuovo con missili in modo molto duro».

È, secondo Trump, una questione di prospettiva: «È molto importante mantenere questo conflitto nella giusta prospettiva. Il coinvolgimento americano nella Prima guerra mondiale durò un anno, sette mesi e cinque giorni. La Seconda guerra mondiale durò tre anni, otto mesi e 25 giorni. La guerra di Corea durò tre anni, un mese e due giorni. La guerra del Vietnam durò 19 anni, cinque mesi e 29 giorni. Quella in Iraq durò otto anni, otto mesi e 28 giorni. Siamo impegnati in questa operazione militare, così potente, così brillante contro uno dei paesi più potenti, da 32 giorni. E l’Iran è stato sventrato e, in sostanza, non rappresenta più una minaccia. Erano i prepotenti del Medio Oriente, ma non lo sono più. Questo è un vero investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti. Il mondo intero sta guardando e non riesce a credere al potere, alla forza e alla brillantezza; semplicemente non riesce a credere a ciò che vede. Lascio alla vostra immaginazione il resto, ma non riesce a credere a ciò che vede: la brillantezza delle forze armate degli Stati Uniti».

E poi: «Come ho affermato nel mio annuncio dell’Operazione Epic Fury, i nostri obiettivi sono molto semplici e chiari. Stiamo smantellando sistematicamente la capacità del regime di minacciare l’America o di esercitare il proprio potere al di fuori dei propri confini. Ciò significa eliminare la marina iraniana, che ora è completamente distrutta, infliggere danni senza precedenti alla loro aviazione e al loro programma missilistico e annientare la loro base industriale della difesa. Abbiamo fatto tutto questo. La loro marina militare non esiste più. La loro aviazione non esiste più. I loro missili sono quasi esauriti o neutralizzati. Nel loro insieme, queste azioni paralizzeranno l’esercito iraniano, annienteranno la sua capacità di sostenere i gruppi terroristici alleati e gli impediranno di costruire una bomba nucleare. Le nostre forze armate sono state straordinarie. Non c’è mai stato nulla di simile dal punto di vista militare. Tutti ne parlano. E stasera, sono lieto di poter dire che questi obiettivi strategici fondamentali sono in fase di completamento».

Visto che c’è, il tycoon non fa mancare l’ennesimo attacco a Obama, un suo cavallo di battaglia: «E poi, cosa molto importante, ho rescisso l’accordo nucleare con l’Iran fatto da Barack Hussein Obama, un vero disastro. Obama ha dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti. Banconote verdi, belle fresche di stampa — prelevate dalle banche della Virginia, di Washington D.C. e del Maryland. Tutto il contante che avevano. Lo ha fatto arrivare in aereo nel tentativo di comprarsi il loro rispetto e la loro lealtà, ma non ha funzionato. Hanno riso del nostro presidente e hanno proseguito nella loro missione di dotarsi di una bomba nucleare. Il suo accordo con l’Iran avrebbe portato a un colossale arsenale di armi nucleari di grande potenza per l’Iran. Le avrebbero avute anni fa e le avrebbero usate; sarebbe stato un mondo diverso. A mio avviso – e secondo l’opinione di molti grandi esperti – in questo momento non esisterebbero né il Medio Oriente né Israele, se non avessi rescisso quel terribile accordo. Sono stato davvero onorato di farlo, ne sono stato davvero orgoglioso, era un accordo così sbagliato fin dall’inizio. In sostanza, ho fatto ciò che nessun altro presidente era disposto a fare. Loro hanno commesso degli errori e io li sto correggendo. La mia prima scelta è sempre stata la via della diplomazia, eppure il regime ha continuato la sua implacabile ricerca di armi nucleari e ha respinto ogni tentativo di accordo». Diciannove minuti circa per uno show che è sembrato stanco, ripetitivo, senza neanche quei colpi di teatro che in passato avevano “impreziosito” il repertorio di Trump. E dell’affermazione di stare “seriamente valutando” la possibilità di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato? Non c’è traccia nel discorso dell’altra notte. Dimenticanza, ripensamento…Boh, è The Donald, bellezza.

Intanto, dopo la Spagna, anche l’Austria ha rifiutato tutte le richieste statunitensi di sorvolo del suo territorio. Lo riferisce il governo di Vienna. Da Londra la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, ha sottolineato «l’urgente necessità» di riaprire lo stretto di Hormuz, aprendo l’incontro virtuale che ha visto riuniti i rappresentanti di «oltre 40 Paesi» pronti a mobilitarsi per garantire la sicurezza della rotta marittima. «Abbiamo oggi ministri degli Esteri e rappresentanti di più di 40 Paesi riuniti per discutere dello stretto di Hormuz, delle conseguenze della sua chiusura, dell’urgente necessità di ristabilire la libertà di navigazione per il traffico marittimo internazionale e della nostra ferma determinazione a vederlo riaprire», ha dichiarato Cooper, che ha presieduto l’incontro.

Per l’Italia c’era il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. In uno scenario plumbeo, Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha lanciato l’allarme: “Siamo sull’orlo di una guerra più ampia che inghiottirebbe il Medio Oriente, con impatti drammatici in tutto il mondo”. Il capo delle Nazioni Unite ha esortato a fermare sia i raid israelo-americani contro l’Iran sia gli attacchi lanciati da Teheran contro i Paesi della regione. “Molti aspetti del conflitto sono incerti, ma una cosa non lo è: se i tamburi di guerra continueranno a suonare, l’escalation peggiorerà tutto. La spirale di morte e distruzione deve cessare”, ha avvertito. Un richiamo che fa il solletico a Pete Hegseth. Il segretario alla Guerra statunitense ha condiviso su X un post che recita semplicemente “Ritorno all’età della pietra”, dopo che Trump aveva usato le stesse parole durante il suo discorso per minacciare l’Iran.

3 Aprile 2026

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