Il voto sulla riforma Nordio

Referendum giustizia, chiusi i seggi: l’affluenza sfiora il 59%, forti differenze tra Nord e Sud nel voto

News - di Redazione

22 Marzo 2026 alle 10:10

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Referendum giustizia, chiusi i seggi: l’affluenza sfiora il 59%, forti differenze tra Nord e Sud nel voto

Si sono aperti alle 7 di domenica, e hanno chiuso alle 15 di lunedì 23 marzo, i seggi elettorali per il voto sulla riforma della giustizia. Gli italiani sono chiamati a scegliere se confermare o bocciare la riforma approvata dal governo di Giorgia Meloni e dal Parlamento che prevede modifiche alla Costituzione nelle parti che riguardano la magistratura.

Questo il quesito presente sulla scheda verde che verrà consegnata ai seggi: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104,105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?”.

Un referendum costituzionale che non avrà bisogno del quorum, ovvero non sarà necessario che vada a votare più della metà degli aventi diritto per esser valido: vincerà il “fronte” che otterrà un voto più dell’altro, l’esito finale dunque sarà valido anche se va alle urne meno del 50% della popolazione maggiorenne.

Gli aventi diritto al voto, in Italia, in base ai dati del Viminale, sono 51.424.729 persone, di cui 5.477.619 all’estero.

In ballo ci sono tre grosse modifiche all’ordinamento giudiziario: se la riforma verrà approvata dai Sì, verrà introdotta la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, verrà sdoppiato il Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei magistrati, e verrà creata una Alta corte disciplinare che si occuperò dei procedimenti disciplinari, funzione che fino ad oggi detiene il Csm. La riforma prevede anche che i membri del Csm, per due terzi magistrati e per un terzo giuristi, non siano più eletti come avviene ora ogni quattro anni, ma siano nominati tramite sorteggio.

L’affluenza

L’affluenza definitiva alle 15 di lunedì è stata del 58,87 per cento. Un dato enorme ma che va interpretato, con una “mappa” della partecipazione ben differente tra Nord e Mezzogiorno: un voto particolarmente sentito in particolare nelle Regioni del Centro-Nord, dove spicca in assoluto l’Emilia Romagna, mentre Calabria e Sicilia sono le uniche due Regioni che non raggiungono il 50% dei votanti alle urne.

Alle 23 i dati del Viminale hanno registrato un’affluenza del 46,07 per cento. Alle 19 i dati del Viminale evidenziavano un’affluenza che sfiora il 39 per cento. Nel 2020 il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari (tenutosi in due giorni) alla stessa ora faceva registrare un’affluenza ben inferiore, pari al 29,6 per cento.

Alle 12 i dati del Viminale segnalavano un’affluenza al 14,9%, in crescita rispetto al dato del referendum costituzionale del 2020 che attestava la partecipazione al voto alla stessa ora al 12,2%. L’affluenza finale, allora, arrivò al 53,8%. Quello di oggi alle 12 è in assoluto il dato più alto dell’affluenza (alla stessa ora) nelle precedenti consultazioni referendarie in cui si è votato per due giorni.

di: Redazione - 22 Marzo 2026

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