Il nuovo testo
La Corea del Nord ha una nuova Costituzione: via l’obiettivo della “riunificazione” con Seoul, Kim diventa “comandante nucleare”
Un sostanziale riconoscimento dei vicini del Sud, di quello che fino a poco fa era uno “Stato ostile”. La Corea del Nord vara una riforma in cui Pyongyang elimina dalla propria Costituzione un riferimento all’unificazione con la Corea del Sud, ovviamente sotto la guida della dinastia Kim: in particolare nell’ultima versione della Costituzione non compare più la clausola che afferma che la Corea del Nord “si impegna per realizzare l’unificazione della madrepatria”.
Un testo in cui non sono più presenti espressioni come “metà settentrionale”, “grande unità nazionale”, “unificazione pacifica”: un lessico utilizzato storicamente dal regime nordcoreano, oggi guidato da Kim Jong-un, per ribadire le intenzioni bellicose di Pyongyang nei confronti dell’altra metà del Paese. Al contrario questa nuova versione della Costituzione sembra fissare, per il momento, la divisione della penisola e la “stabilizzazione” dei confini, che la nuova Carta non fissa in maniera dettagliata.
I due Paesi, va sottolineato, rimangono tecnicamente in stato di guerra poiché il conflitto del 1950-53 si concluse con un armistizio e non con un trattato di pace.
Un nuovo testo che comprende anche una seconda novità di rilievo, non solo semantico: a Kim Jong-un, che è formalmente il Presidente della Commissione Affari di Stato, la Costituzione revisionata attribuisce anche il nuovo titolo di comandante supremo della forza nucleare di Pyongyang.
È in sostanza la rivendicazione definitiva del proprio ruolo di potenza militare, anche nucleare: quella stessa atomica che, a migliaia di chilometri di distanza, ha provocato il conflitto in Iran per il “niet” da parte di Stati Uniti e Israele a qualsiasi programma nucleare da parte della Repubblica Islamica. Kim Jong-un al contrario non sembra aver problemi con la Casa Bianca, dove Donald Trump non è mai intervenuto pubblicamente per scagliarsi contro il nucleare nordcoreano, non meno pericoloso per l’umanità di quello iraniano.
Un programma rivendicato dallo stesso Kim, che a marzo in un discorso pubblico sottolineò come il suo Paese “non è più sotto minaccia” perché “abbiamo la potenza per porre noi una minaccia ai nostri nemici, se necessario”, con riferimento al proprio arsenale di distruzione di massa. Quest’ultimo è la “polizza vita” di fronte al rischio di un rovesciamento del regime, esattamente come accaduto in Iran con la morte dell’ayatollah Ali Khamenei per mano americana ed israeliana nel tentativo di fermare la corsa di Teheran al nucleare e favorire un “regime change”.