"Make Iran Great Again"
Bambine “liberate” dalle bombe, il ruolo della Russia a sostegno dell’Iran, Trump promette: “Nessun accodo, solo resa”
Il Washington Post: la Russia sta fornendo a Teheran informazioni di intelligence per aiutarlo a colpire le forze Usa in MO
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Chissà qual è stato il loro ultimo pensiero. Prima di morire. Uccise dai “liberatori”. Sepolte sotto le macerie della loro scuola bombardata. Così sono morte 168 – centosessantotto! – bambine iraniane. Come per Gaza, coloro che guardano e plaudono al duo Trump-Netanyahu come all’”asse del bene” diranno: è la solita propaganda del regime dei malefici ayatollah. Come i 20mila bimbi gazawi massacrati erano una fiction di Hamas.
Ma l’Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia, non è al soldo dei pasdaran. Di seguito la nota ufficiale: “L’Unicef è profondamente preoccupato per l’impatto mortale che l’attuale escalation militare in Iran sta avendo sui bambini. Secondo le notizie, circa 180 bambini sono stati uccisi e molti altri feriti. Tra le vittime ci sono 168 bambine uccise quando un attacco ha colpito la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh a Minab, nel sud dell’Iran, il 28 febbraio, mentre le lezioni erano in corso. Secondo le notizie, la maggior parte delle vittime erano studentesse tra i 7 e i 12 anni. Inoltre, 12 bambini sono stati uccisi in altre scuole in cinque diverse località dell’Iran. Queste vittime tra i bambini sono un duro promemoria della brutalità della guerra e della violenza sui bambini, che ha un impatto sulle famiglie e sulle comunità per generazioni. I bambini e le scuole sono protetti dal diritto internazionale umanitario e devono essere luoghi sicuri. Mentre gli attacchi militari continuano in tutta la regione, i bambini sono sempre più esposti alla violenza e l’impatto sulle infrastrutture civili essenziali rappresenta una minaccia diretta al loro benessere. Secondo le notizie, almeno 20 scuole e 10 ospedali sono stati danneggiati in Iran, interrompendo l’accesso dei bambini all’istruzione e ai servizi sanitari essenziali. L’Unicef esorta urgentemente tutte le parti a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e a garantire la protezione dei civili. Secondo il diritto internazionale umanitario, la vita e il benessere dei bambini devono essere sempre protetti”.
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Martedì la tv di Stato iraniana ha trasmesso le immagini strazianti del funerale: piccole bare drappeggiate di bandiere iraniane, portate su un camion verso la sepoltura. Rimarca Inger Ashing, CEO di Save the Children International: “Siamo sull’orlo di una guerra devastante che sta già producendo conseguenze orrende sui bambini e le loro famiglie. I bambini non dovrebbero mai essere coinvolti nei combattimenti e le loro case, scuole e comunità non possono diventare campi di battaglia. Le guerre hanno delle regole. I bambini e le scuole devono restare fuori dal conflitto. Colpire deliberatamente civili configurerebbe un crimine di guerra secondo il diritto internazionale umanitario. Se confermato il ruolo Usa, sarebbe tra le peggiori stragi civili in decenni di conflitti americani in Medio Oriente”.
L’alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Volker Turk, ha chiesto un’indagine Usa “rapida” e “trasparente” sul loro presunto e devastante attacco alla scuola. Né gli Stati Uniti nè Israele hanno ammesso di aver compiuto un simile attacco. Il New York Times, sulla base di immagini satellitari, post sui social media e video verificati ha attribuito alle forze Usa la responsabilità di aver colpito la scuola elementare femminile di Minab. “L’edificio scolastico e’ stato gravemente danneggiato da un attacco di precisione avvenuto contemporaneamente agli attacchi a una base navale adiacente gestita dai Guardiani della Rivoluzione islamica”, ha affermato il Nyt. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto che il Pentagono sta conducendo un’indagine. “Speriamo che sia rapida e trasparente. Ci aspettiamo anche che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni, perché è chiaro che sono stati commessi degli errori” e che ci saranno “riparazioni e risarcimenti”, ha dichiarato Turk in una conferenza stampa a Ginevra.
La guerra è entrata al settimo giorno. Proseguono i raid incrociati, e durissimi, che vedono da un lato l’Iran, con l’aiuto di Hezbollah in Libano, e dall’altro Usa e Israele. Proprio in Libano – dove gli sfollati dal sud sono già oltre 500mila – Israele sta colpendo duramente e le risposte sono altrettanto importanti, tanto che è stata chiesta l’evacuazione di una fascia di 5 km in Israele, dal confine. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver attaccato le basi statunitensi in Kuwait e ha promesso che continuerà i raid. “Nelle ultime ore, vari tipi di droni distruttivi delle forze di terra dell’esercito hanno preso di mira in gran numero le basi militari americane in Kuwait”, ha dichiarato l’esercito, secondo la TV di stato iraniana. “Questi attacchi continueranno nelle prossime ore”. Quattro droni hanno colpito l’aeroporto di Bassora e due impianti petroliferi nel sud dell’Iraq, ha riferito un funzionario della sicurezza.
E la guerra si fa sempre più globale. La Russia sta fornendo all’Iran informazioni di intelligence per aiutarlo a colpire le forze statunitensi in Medio Oriente, tra cui la posizione di navi da guerra e aerei americani: lo scrive il Washington Post, citando tre funzionari a conoscenza della questione. Le informazioni sugli obiettivi, scrive il Wp, rappresentano la prima indicazione che un altro importante avversario degli Stati Uniti sta partecipando, anche trasmettendo, alla guerra. “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata!”. Lo scrive Donald Trump su Truth. Secondo il presidente, Washington e i partner “lavoreranno istantaneamente” per rendere l’Iran “economicamente migliore e più forte che mai”. Trump ha concluso il messaggio affermando che “l’Iran avrà un grande futuro”, concludendo con lo slogan “Make Iran Great Again (MIGA)”.
L’Iran è pronto a eleggere un successore della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio, il primo giorno del conflitto: Mojtaba Khamenei, il secondogenito del leader, è tra i favoriti. Trump lo ha definito un “peso leggero”, che non cambierebbe le politiche del regime e ha insistito per essere coinvolto personalmente nella scelta del prossimo leader del Paese. In un’intervista rilasciata giovedì alla Nbc News, Trump ha dichiarato di voler rimuovere completamente la struttura di leadership iraniana. “Vogliamo entrare e ripulire tutto”, ha detto il tycoon. “Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in 10 anni”. Il ministro dell’energia del Qatar lancia un monito allarmistico: se gli scontri Iran-Usa-Israele proseguono e il Canale Hormuz resta compromesso tutti i produttori dell’area finiranno per dover bloccare le operazioni e il barile di petrolio potrebbe raggiungere 150 dollari, «trascinando al ribasso le economie di tutto il mondo».
In una intervista al Financial Times, Saad al-Kaabi sostiene che anche se le ostilità si fermassero oggi ci vorrebbero «settimane se non mesi» per un ritorno alla normalità. Invece con la durata del conflitto al centro di crescenti incertezze, secondo l’esponente qatariota altri produttori dovranno fare come il suo Paese, che ha già dichiarato di aver sospeso le operazioni per «causa di forza maggiore», dopo un attacco iraniano ad un suo stabilimento. Intanto lo stop delle forniture dall’area «trascinerà giù le economie del mondo. Se la guerra continua per settimane – dice ancora il qatariota – il Pil mondiale ne subirà le ricadute. I prezzi dell’energia saliranno per tutti. Ci saranno penurie di alcuni prodotti e una reazione a catena per le fabbriche che non possono ricevere approvvigionamenti».
Il traffico navale nella zona di Hormuz si è quasi completamente interrotto, con circa mille navi bloccate nell’area e, come riporta Joint Marine Information Center, “solo due transiti commerciali confermati osservati nelle ultime 24 ore”. Le traversate avrebbero riguardato solo navi cargo e non petroliere. Secondo la Lloyd’s Market Association di Londra il valore delle imbarcazioni ferme supera i 25 miliardi di dollari e circa la metà trasporta petrolio e gas.