La vicepresidente del Pd
“Dalla destra solo propaganda e repressione, non c’è sicurezza senza stato di diritto”, parla Chiara Gribaudo
«Non è criminalizzando la povertà o restringendo il diritto di manifestare che si migliora la vita delle persone. Sicurezza è presidio dei territori ma anche riqualificazione delle periferie, politiche sociali contro marginalità e degrado»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Dalla guerra in Medio Oriente alla sfida referendaria, dal ddl sicurezza e a quello sui migranti allo stato di salute del Partito Democratico. Quello che si dice una intervista a tutto campo, e senza reticenze. La parola a Chiara Gribaudo, parlamentare, Vicepresidente del Partito democratico.
Il Medio Oriente è in fiamme e l’Europa è inerte di fronte al duo Trump-Netanyahu.
Questo è il mondo del Board of Peace: disordine e instabilità, nonostante le promesse di pace del presidente Usa, guerre con conseguenze incalcolabili e totale indifferenza nei confronti del diritto internazionale. Israele e Stati Uniti stanno trascinando nel caos tutta la regione e condanniamo tali azioni esattamente come abbiamo sempre condannato il regime di Teheran, rimanendo al fianco del popolo iraniano che combatte per la libertà e degli italiani che si trovano in quella zona del mondo. Mi aspetto da parte dell’Unione Europea quello che sta assolutamente mancando in questo scenario: diplomazia, negoziati, opposizione agli attacchi unilaterali. Non è con le bombe che si da un futuro ai popoli oppressi, la storia ce lo ha già insegnato a sufficienza dall’Iraq alla Libia, dalla Siria all’Afghanistan. Mi lasci anche porre una questione, vista la tragicità del momento: Giorgia Meloni continuerà a spacciare il suo rapporto con Trump come amicizia dopo l’ennesima dimostrazione di non essere minimamente considerata a livello internazionale? Perché il ministro Crosetto si trovava a Dubai? Sarebbe davvero grave non essere stati informati di nulla, soprattutto nel momento in cui una figura istituzionale si trova sul territorio. Questo aspetto va chiarito, da parte del Governo: è evidente che il rapporto privilegiato con gli USA non esiste, Meloni ci metta la faccia e lo dica chiaramente. Attendiamo che vengano a riferirci in aula, nel frattempo voglio ricordare che l’Italia ripudia la guerra e che non ci deve essere alcun tipo di sostegno alla follia di questi due presidenti che sono capaci di pretendere il Nobel per la pace mentre lanciano razzi su scuole dove a morire non sono semplicemente dei civili ma delle bambine.
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Fronte interno. Sostiene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovambattista Fazzolari, tra i più vicini a Giorgia Meloni, che al referendum del 22-23 marzo, Putin voterebbe No. Rilancia l’altro sottosegretario a Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, ex magistrato: “Le toghe peggio della sinistra”. Come leggere politicamente queste uscite?
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto un appello chiaro e, come sempre, impeccabile: abbassare i toni. Ecco, mi sembra che le uscite di questo tipo vadano nella direzione opposta e come tali vadano lette. Quando il Capo dello Stato fa una richiesta simile, non è mai per circostanza e per modo di dire: significa che la politica sta perdendo la direzione e le proprie funzioni e non ascoltare questo richiamo sarebbe grave, a maggior ragione quando arriva da chi incarna con il suo ruolo un equilibrio che non è mai neutrale perché è costituzionale. Le parole utilizzate da chi fa la campagna per il Sì si qualificano da sole e ancor di più qualificano chi le pronuncia, non per una questione ideologica ma anzi proprio per la vuotezza dei contenuti. Parliamo dei temi del referendum? Benissimo, il confronto democratico e rispettoso è sempre ben accetto, ma forse a destra hanno difficoltà a farlo perché, parole dello stesso ministro Nordio che propone la riforma costituzionale, i quesiti sono oggettivamente inutili per affrontare i reali problemi della Giustizia.
I toni utilizzati dalla destra in Italia riecheggiano quelli intimidatori utilizzati da Trump contro i giudici della Corte Suprema, “colpevoli” ai suoi occhi di aver bocciato la sua guerra dei dazi. È solo una coincidenza oppure c’è dell’altro?
Le destre di tutto il mondo da un po’ di tempo, senza scomodare tempi passati e bui della nostra storia, hanno bisogno di un colpevole e di utilizzare un atteggiamento vittimistico per coprire i propri errori e non confrontarsi mai con le responsabilità. Ne sono un esempio su tutti le continue e infondate accuse nei confronti della Magistratura che ormai da mesi il Governo Meloni porta avanti incessantemente. Ci sono stati gli scontri il 31 gennaio a Torino? Colpa della Magistratura. C’è la sentenza del Tribunale di Palermo che impone allo Stato di risarcire Sea Watch con 76mila euro? Toghe politicizzate. Un cittadino algerino dovrà essere risarcito perché lo Stato italiano ha commesso gravi lacune procedurali e violazioni dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali? La Magistratura impedisce al Governo di contrastare seriamente l’immigrazione illegale. E potrei andare avanti con tanti altri esempi, questi sono solo i più recenti. Ne parlo per una questione semplice: tralasciando la modalità quasi infantile di puntare il dito senza mai guardarsi allo specchio, intimidire così uno dei poteri dello Stato è gravissimo. Ovviamente rientra nella campagna elettorale permanente che Giorgia Meloni e i suoi compagni di banco portano avanti, non solo in occasione del referendum, per non ammettere mai i propri sbagli. Sarebbe troppo onesto dire che sono stati commessi degli errori e che sono stati sperperati milioni di soldi pubblici, quindi la risposta è questa: alzare i toni, individuare un colpevole e interpretare il ruolo della vittima.
Dal ddl sulla sicurezza a quello sui migranti: il securitarismo impera. C’è chi teme una torsione autoritaria. C’è questo pericolo?
Non userei termini così forti, ma certo l’involuzione è palese. Quello che dovremmo riuscire a far capire ai cittadini è che stiamo parlando di pura propaganda, Governano da oltre tre anni e ancora hanno il coraggio di dare la colpa ad altri per i loro fallimenti. Il Governo si riempie la bocca di parole come sicurezza o immigrazione ma poi nel concreto non fa nulla per risolvere davvero i problemi, tant’è che non si occupa di salari o congedi, affossando le nostre proposte senza farle approdare nemmeno in aula e svilendo il confronto democratico e il lavoro parlamentare, in compenso ha come priorità dichiarata la legge elettorale: decisamente non un’emergenza per i cittadini, solo la dimostrazione di aver paura e di giocare la propria partita per mantenere il potere e non per il Paese. Non solo: non serve a nulla l’ennesimo decreto sicurezza – ma la maggioranza di Giorgia Meloni forse vuole battere il record di leggi securitarie repressive (e che non aumentano la sicurezza dei cittadini) approvate durante il mandato – se non si fa qualcosa, ad esempio, per le carenze di personale, di stipendi e di slittamento delle graduatorie nelle forze di polizia. C’è bisogno di assunzioni e di aumentare i salari, non di inasprire ancora una volta le pene o di introdurre nuovi reati. Su questo parlano i numeri: dall’ultimo decreto sicurezza, approvato pochi mesi fa, non è migliorata la situazione nelle nostre città, i quartieri critici sono rimasti tali, i reati non sono diminuiti. Allo stesso modo, nonostante i provvedimenti presi e la propaganda che ne è conseguita, il fenomeno dell’immigrazione non è cambiato, gli sbarchi non sono diminuiti e soprattutto non si è aiutato realmente queste persone. L’unica certezza è che il securitarismo non è la risposta.
Tutti parlano di sicurezza. Ma in pochi la declinano. Qual è per lei l’idea di “sicurezza”?
Quella opposta rispetto alla destra: non può mai essere confusa con la repressione o con il silenziare il dissenso. Questa non è sicurezza, è demagogia pericolosa. La sicurezza e la legalità sono valori costituzionali imprescindibili, ma devono essere sempre bilanciati con la tutela dei diritti fondamentali e con le garanzie dello Stato di diritto: non è criminalizzando la povertà o restringendo il diritto di manifestare che si migliora la vita delle persone, anzi direi tutto il contrario. Quando penso alla sicurezza invece mi riferisco, certo, anche al presidio dei territori, non ho mai compreso perché l’incolumità delle persone debba essere un valore di destra, specie se parliamo dei quartieri popolari, dei quartieri in cui vivono operai, disoccupati, donne fragili, pensionati. Ma penso anche agli investimenti per migliorare la vita nei quartieri e per riqualificare le periferie, a politiche sociali contro marginalità e degrado, a una collaborazione reale tra comuni, forze dell’ordine e servizi sociali. E tutto questo deve essere accompagnato dalla stabilità sociale ed economica, perché là dove si combatte la precarietà e le disuguaglianze si produce anche molta meno insicurezza.
Nel rigettare il Board of Peace accroccato dal presidente USA, le opposizioni, tutte, hanno trovato un’unità. È un caso isolato?
No, anche se è sempre bene ricordare che quelle che dovrebbero essere unite sono le forze di maggioranza, perché sono quelle che governano questo Paese, ma in troppe occasioni e soprattutto su questioni fondamentali di politica internazionale si sono mostrate in conflitto e mai concordi, se non addirittura sostenendo tre posizioni differenti. All’opposizione questa questione non si pone, eppure abbiamo mostrato serietà e compattezza. Nel caso del Board of Peace è stato naturale: è un progetto scellerato, un organismo privato del Presidente USA, dettato dai suoi deliri di onnipotenza e in cui si entra a pagamento per gestire la ricostruzione di Gaza. Non sono sicuro che l’obiettivo di questo Board sia davvero solo la pace, e i fatti degli ultimi giorni purtroppo ce lo confermano. Ma in tante altre occasioni abbiamo dimostrato che l’opposizione è unita: ne è un esempio di queste settimane la compattezza per il no al referendum o contro la legge elettorale, ma anche le battaglie comuni per la tutela della Costituzione e dei diritti civili, per il salario minimo. Sono solo alcuni esempi per dire, ancora una volta, che le critiche da parte degli esponenti di Governo sulla nostra disunità le rimandiamo al mittente.
I narratori delle vicende Pd raccontano di un Nazareno-caserma e al tempo stesso di una segretaria prigioniera dei vecchi cacicchi. Il rinnovamento è una chimera?
In realtà, i partiti caserma sono ben altri. Nel Pd non ci sono imposizioni, anzi c’è ampio spazio per la discussione interna. Ci sono delle idee diverse a cui viene sempre dato ascolto, perché per noi la sintesi è frutto del confronto e mai di imposizione. Questo lo penso io e lo pensa la segretaria Schlein, come ha ampiamente dimostrato anche all’ultimo Congresso. Però la disciplina e l’unità sono fondamentali su determinati punti chiave: il cambiamento lo si è sempre fatto con e mai contro il partito e chi non la pensava così nel corso degli anni se n’è andato, facendo bene perché appunto non è un obbligo rimanere dentro il Partito Democratico se non si trovano strade condivise. Questo rinnovamento però non può essere uno slogan, bisogna guardare insieme alle priorità politiche, che sono e rimangono le stesse da quando al comando c’è Schlein: lavoro e salari, diritti e tutele, sanità pubblica. Siamo un grande partito, con contenuti e credibilità, e penso che la nostra storia lo dimostri.