L'intervista
“Governo Netanyahu criminale, in Israele restringimento delle libertà democratiche non solo per i palestinesi”, parla Anna Foa
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Dove vai Israele? Cosa resta di quella che si vuole l’unica democrazia nel Medio Oriente? Israele al bivio. L’Unità ne discute Anna Foa, una grande intellettuale, una voce libera, coraggiosa, coscienza critica della diaspora ebraica. Si spiega così lo straordinario successo del suo ultimo libro Il suicidio d’Israele (Laterza). Membro della redazione della Rassegna mensile di Israel e del Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah, Anna Foa ha scritto saggi per la Storia d’Italia Einaudi e articoli per L’Osservatore Romano e Avvenire. Collabora al quotidiano dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche 24, al portale dell’ebraismo italiano www. moked.it, e a programmi cultura- li Rai. Nel 2019 è stata insignita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella del grado onorifico di commendatore, assegnato ai cittadini che si sono distinti per il loro contributo nelle professioni, nella cultura e nella società. È stata professoressa associata (2000- 2010) di Storia Moderna all’Università La Sapienza di Roma. Il 20 marzo sarà nelle librerie il suo nuovo libro dal titolo Mai più (Laterza).
“Quello attuale è un governo in cui i ministri fanno a gara a chi è più fascista”. Così Haaretz in un suo possente j’accuse. Professoressa Foa, è un termine forte quello uti- lizzato dall’autorevole quotidiano di Tel Aviv.
Certamente è un termine adatto ma non so se è quello più adatto. Ce ne sono altri che sono altrettanto forti. Razzista potrebbe essere un termine altrettanto forte. Criminale potrebbe essere un altro termine altamente forte e sicuramente appropriato, visto che le cose che questo governo e i suoi ministri compiono sono criminali. È un governo estremo, in cui forse la parola fascista non è nemmeno abba- stanza forte per definirlo. Certamente il fascismo non aveva quel forte tratto identitario messianico-religioso che caratterizza alcuni degli elementi peggiori del governo di Netanyahu. Penso a Ben-Gvir, a Smotrich ma anche altri, molte ministre sono messianiche e fanatiche.
- Intervista ad Anna Foa: “Vietare per legge le critiche a Israele? È una follia illiberale che usa la lotta all’antisemitismo”
- Oltre 70mila morti, 8mila sotto le macerie e 3mila dispersi: Gaza cimitero a cielo aperto
- Palestinese di 14 anni ucciso dall’IDF in Cisgiordania, l’inchiesta della Bbc: soldati rimasti a guardare 45 minuti
- Iran sotto attacco, raid congiunto di Israele e Stati Uniti: Teheran risponde, colpite basi Usa nel Golfo
In una delle grandi manifestazioni di piazza contro il governo Netanyahu, c’erano cartelli con su scritto: “Gerusalemme come Teheran”. Siamo già a questo, professoressa Foa?
Forse non ci siamo ancora, perché in Iran sparano e ammazzano centinaia le persone. Dentro Israele questo ancora non si verifica. Ovviamente non parlo di Gaza o delle violenze anche molto consistenti dal punto di vista numerico n Cisgiordania. Dentro Israele c’è senza dubbio un pesante restringimento delle libertà democratiche, e questo viene ormai detto da tutti, è una cosa assodata. Ci sono delle leggi, come quella sulla pena di morte in discussione al momento alla Knesset, che sono tremende. Leggi peraltro da vero e proprio apartheid, perché distinguono tra palestinesi ed ebrei, con i primi che possono essere condannati a morte a differenza dei secondi, anche se responsabili degli stessi reati. Ultimamente sembra che Netanyahu abbia un po’ frenato per timore di una contrarietà della Corte Suprema, di fronte a quanto di più illegittimo si potesse legiferare.
Uno degli elementi fondanti di un sistema democratico, di uno Stato di diritto, è il bilanciamento, il contrappeso tra poteri esecutivo, legislativo, giudiziario. Gli attacchi forsennati di Netanyahu nei con- fronti dei giudici della Corte Suprema, fanno il paio di quelli usati da Trump e anche quelli della destra in Italia, anche in vista del referendum del 22-23 marzo.
Gli attacchi di Trump e di Netanyahu sono decisamente più violenti perché in un caso, quello d’Israele, riguarda un paese che sta conducendo delle forme di guerra verso i suoi cittadini, o quanto meno una loro parte significativa. Lo stesso discorso vale per Trump, nel senso che l’ICE è una milizia interna scatenata contro cittadini americani. In Italia non siamo arrivati ancora a questo, anche se la polemica sul referendum tra il Sì e il No ha assunto delle caratteristiche di grande durezza non paragonabile, al momento, alla violenza che caratterizza Trump quando parla, ad esempio, dei deputati democratici che meriterebbero di essere impiccati o cose del genere che caratterizzano Netanyahu. Nonostante tutto, anche se non so dire per quanto tempo, siamo ancora “privilegiati” rispetto agli Stati Uniti e a Israele.
Per restare al binomio Trump-Netanyahu. Quella che loro incarnano è una destra che ha bisogno vitale di un nemico da agitare, sia esso esterno o interno?
Questo è evidente ed un tratto caratteristico di tutti gli estremisti, di tutti i fanatici, di tutte le destra particolarmente estreme, che vorrebbero trasformare le democrazie in autocrazie. Questo è chiarissimo per quanto concerne Netanyahu, con una restrizione degli spazi di libertà che è anche precedente all’attuale, nefasto, governo. Lo stesso vale per Trump che ha scatenato una sorta di guerra contro i suoi stessi cittadini, trasformandoli in sudditi. Mi sembra che stiamo assistendo ad un acuirsi di questo atteggiamento. L’habeas corpus non ha più assolutamente un valore in un paese, gli Stati Uniti, in cui chiunque può essere atterrato a forza per la strada e messo in prigione non si sa per quanto tempo, indipendentemente dai suoi documenti, se sia un cittadino americano, un turista col permesso di soggiorno e così via. Per venire a Israele, questa discriminazione non riguarda soltanto i palestinesi, ma tende ad estendersi anche agli oppositori interni. Non è che una violenza del genere di quella che si sta attuando verso i palestinesi o i beduini in Cisgiordania, si fermi a loro. I prossimi da colpire, e in parte si sta già facendo, sono gli oppositori interni. C’è una escalation molto visibile e certamente inquietante.
Uno dei molti meriti del suo ultimo libro, di grande successo, Il suicidio d’Israele, è quello di aver raccontato un paese diverso da quello che qui da noi siamo abituati a conoscere attraverso i libri di grandi scrittori come Grossman, Oz, Yehoshua…
Anche se David Grossman è colui che ha scritto Il vento giallo, e fu tra i primi a denunciare quello che succedeva nei territori occupati e dentro a Israele. Non dimentichiamolo. E non dimentichiamo le caratteristiche non soltanto di descrizione, per cui uno è portato a dire come mi piacerebbe stare ad Haifa, leggendo i libri di Yehoshua, ma in realtà i loro bellissimi romanzi sono anche di forte denuncia e come tali hanno avuto un grande impatto in Israele e nel mondo.
Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich non sono degli alieni venuti da Marte. Sono espressione di una parte importante dell’opinione pubblica israeliana.
No, non sono venuti da Marte. In Israele sono i “kahanisti”. Ma anche qui, non bisogna dimenticare che negli anni ’80 Meir Kahane è stato espulso dalla Knesset perché razzista, in virtù di una legge votata appositamente per espellere dal Parlamento chi esprimesse posizioni apertamente razziste. Kahane tornò dove poi fu ucciso in una delle tante sparatorie che si verificano in quel paese. Ma i suoi seguaci si sono, tant’è che si parla di “kahanismo” in Israele, a proposito di Ben-Gvir e di Smotrich. Il “kahanismo” è un misto tra razzismo, fanatismo religioso, messianismo e violenza gratuita.
Professoressa Foa, che le è rimasto impresso dalla cerimonia inaugurale del Board of Peace del quale Donald Trump sarà presidente a vita, anche quando lascerà la Casa Bianca?
Mi è rimasta impressa proprio questa cosa, cioè il suo esserne presidente a vita. Mi sembrata una cerimonia “imperiale”. Mi sono domandata dove fossero le vesti e le effigie da imperatore. Non mi pare che ciò sia stato messo particolarmente in evidenza, il fatto, cioè, che uno possa presiedere a vita. E’ talmente estraneo al nostro modo di pensare. Questo vale anche in paesi poco democratici. Orban non è presidente a vita dell’Ungheria e non sarò presidente di un Board alla Trump. Almeno lo spero.
L’Europa che immagini dà nei suoi già facendo, sono gli oppositori inter- rapporti con Israele?
L’Europa è molto deludente in questo. certamente inquietante. Per un attimo, nel marzo scorso, si era sperato che l’Europa riprendesse in mano un ruolo autonono di opposizione netta, che aiutasse l’opposizione in Israele, sostenesse la crescita di un movimento popolare che si opponeva a questa deriva autocratica e bellicista d’Israele. Poi, però, con la cosiddetta “pace” di Trump sembra che tutto si sia disciolto in un passivo attendismo della serie: stiamo un po’ a vedere cosa succede. Dopodiché questo Board è qualcosa di incredibile, infarcito di palazzinari, miliardari e roba del genere. Ed è già tanto che non si sia sancita l’eternità di questa pagliacciata.
l suo prossimo, libro, in uscita il 20 marzo, editore Laterza, ha per titolo Mai più. Il “Mai più” riecheggia spesso nella Storia, quando si fa i conti con tragedie inenarrabile. Ma il mondo questo “Mai più” non riesce a praticarlo.
Bisogna vedere anche come lo interpreta prima di praticarlo. Troppo spesso viene interpretato come un “Mai più” rivolto solo agli ebrei. E’ chiaro che non avremmo mai avuto un nuovo Hitler che emanava leggi razziali discriminatorie e poi siccome non riusciva a mandar via tutti gli ebrei li sterminava nelle camere a gas dei campi di sterminio. La Storia non si realizza mai nello stesso modo. Dal fatto che questo fosse avvenuto, come ha detto Primo Levi e proprio perché avvenuto potesse ancora succedere, discende quel “Mai più”. E’ vero che questo è accaduto per altri. Pensiamo ai genocidi avvenuti dopo il ’45. Pensiamo a Gaza, che è un genocidio e non si deve avere timore o reticenza a definirlo tale, con gli oltre 70mila morti, e a questo Board che decide di buttare a mare le macerie con i pezzi di cadaveri ancora sotto di esse.
Quando si parla di memoria, si parla di qualcosa che serve per il futuro e non solo per non scorda- re il passato, seppellendone, con le sue vittime, nell’oblio. Lei ha partecipato ha molti dibattiti pieni di giovani. Che impressione ha ricavato di questi giovani, che molto raccontano come apatici, disinteressati a quello che li circonda?
Guardi, io da quindici mesi, cioè da quando è uscito il mio libro Il suicido d’Israele, vado spesso, o a distanza o in presenza, nelle scuole, e sono molte, in cui mi hanno invitato a parlare. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi di fronte a delle persone disattente o a delle persone che non avessero lavorato, prima di venire, sulle cose di cui dovevamo parlare, leggendo il mio libro o alcune delle sue parti, o essendo sollecitati dai loro insegnanti. Io ho avuto la sensazione, sempre, di un gran bisogno di capire, di un disorientamento molto forte dei giovani, ma al tempo stesso, più che negli adulti, in loro c’è un grande bisogno di capire, di una grande voglia di capire. Tante domande, sempre. Non ho mai avuto, mai, da parte di uno di questi giovani di cui tanto si parla male, una frase antisemita. Ovviamente io vado lì e dico che sono una ebrea italiana della diaspora. Non ho mai avuto una risposta che avesse la minima sensazione di essere una risposta antisemita. Non mi sono mai imbattuta in questo. Non posso giurare che tutti quelli che erano ad ascoltarmi non fossero antisemiti, posso dichiarare, però, nessuna frase antisemita è stata pronunciata verso di me, contro di me. Può essere un caso, che dipende dal mio modo di pormi, dal fatto che sono una vecchia signora, possono esserci tante spiegazioni, però credo che vada tenuto presente quando si parla dei giovani, del loro presunto disinteresse e di antisemitismo.