L'anniversario

Francesco d’Assisi il rivoluzionario, tutti lo esaltano ma ignorano il suo pacifismo: la guerra è figlia della ricchezza

La lezione di Francesco è questa: se non vi piace non santificatelo

Editoriali - di Piero Sansonetti

24 Febbraio 2026 alle 12:16

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Terminato l’intervento di recupero sul Monumento a San Francesco d’Assisi in Piazza Risorgimento – Milano, Italia – Mercoledì, 14 maggio 2025 (foto Stefano Porta / LaPresse) The restoration work on the Monument to Saint Francis of Assisi in Piazza Risorgimento has been completed – Milan, Italy – Wednesday, 14 May 2025 (photo Stefano Porta / LaPresse)
Terminato l’intervento di recupero sul Monumento a San Francesco d’Assisi in Piazza Risorgimento – Milano, Italia – Mercoledì, 14 maggio 2025 (foto Stefano Porta / LaPresse) The restoration work on the Monument to Saint Francis of Assisi in Piazza Risorgimento has been completed – Milan, Italy – Wednesday, 14 May 2025 (photo Stefano Porta / LaPresse)

Una grande folla in questi giorni sta accorrendo ad Assisi per vedere i resti di San Francesco nell’ottocentesimo anniversario della sua morte, ed esprimere devozione e ammirazione. Anche sui giornali, e tra i politici e nell’establishment c’è la corsa all’esaltazione del patrono d’Italia. Bene. Francesco d’Assisi era un genio. Una personalità straordinaria che ha deviato il corso del cristianesimo, ha anticipato analisi e teorie sul mondo e sull’umanità che 800 anni fa erano impensabili. Ha ripreso e sviluppato e persino ammodernato l’insegnamento rivoluzionario di Gesù. Non so se fosse un santo, perché non sono credente. So che era – lo ripeto – un genio, un intellettuale potentissimo, un rivoluzionario, un pacifista, una persona che riteneva che la fratellanza fosse il valore essenziale nella vita umana, che il perdono e il rifiuto del giudizio fossero i due principi essenziali sui quali costruire la propria esistenza. Idee in contrasto aperto con lo spirito pubblico che prevale oggi in Occidente. Non era un utopista. Era realista, era anche un politico, ed era molto abile. Riuscì a non farsi mettere ai margini dalla Chiesa e a scalfire l’ideologia dominante.

Oggi Francesco potrebbe essere definito un “buonista”. E un nemico dell’Occidente e dei suoi valori, perché lui riteneva che fosse la ricchezza, o comunque l’eccesso di ricchezze, l’elemento che scatenava i conflitti e la guerra. Per questo mi stupisce l’unanimità a suo favore che leggo un po’ ovunque. Non è una cosa buona. Se si vuole esaltare Francesco bisogna accettare il suo insegnamento. Come si fa a dirsi francescani se poi si prepara il riarmo e si considerano i pacifisti dei nemici della civiltà?

Emile Gebhart, storico francese di fine Ottocento, sosteneva che furono due gli uomini che guidarono l’Italia alla modernità: Federico II imperatore e Francesco d’Assisi. È un’idea che si ritrova anche il Jacques Le Goff, il quale sosteneva che fu Francesco a inventare la parte migliore dell’italianità, quella costruita sul “cristianesimo pensante”, diverso dal cristianesimo fanatico e rituale spagnolo, diverso dal cristianesimo farisaico bizantino, diverso anche dal cristianesimo dogmatico dei francesi e dei tedeschi. Credo che sia vero. Francesco d’Assisi è stato un grande intellettuale e un rivoluzionario che non si era ritagliato uno spazio di testimonianza, ma che sapeva con passione e anche con grande realismo combattere e vincere le sue battaglie, spezzare i luoghi comuni, sfidare e intimidire il potere, realizzare i suoi risultati.

È nato forse nel 1181 o forse l’anno dopo. Si chiamava Giovanni Battista Moriconi. Così aveva deciso sua madre, ma il padre, che era in viaggio in Francia al momento del parto, quando tornò ad Assisi decise di cambiargli nome e lo ribattezzò Francesco. Infanzia e adolescenza spensierata, forse anche un pochino dissoluta, poi passione per le armi, voglia di lottare, anche sul piano sociale, nel momento storico nel quale la borghesia nascente voleva scalzare il potere aristocratico. Poi, dopo una malattia, la conversione. Non dall’ateismo al cristianesimo, perché Francesco era stato sempre cristiano, ma dal guerrismo al pacifismo. Oggi Francesco viene celebrato da tutti.

Nell’ottocentesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 4 ottobre del 1226. Dall’establishment, dai giornali, dell’intellettualità, dalla sinistra e dalla destra. Però viene celebrato come se il suo messaggio, la battaglia della sua vita, fosse un aspetto del tutto secondario della sua personalità. Viene celebrato perché era un Santo. Faceva buone azioni, curava i lebbrosi, parlava con gli animali. Non saprei dire se fosse un santo, visto che personalmente non sono credente. Ma che Francesco fosse un rivoluzionario è fuori di dubbio. Come lo era stato Gesù, che era il modello di Francesco.

Rivoluzionario e anticipatore in tutti i campi. Persino nel campo del femminismo. Oggi si discute tanto di patriarcato, ma forse non sapete che Francesco addirittura rifiutava l’uso della parola “padre”. Per lui le persone e le cose erano semplicemente fratelli e sorelle. Cioè uguali. Cioè oggetto di amore. E il punto più alto della fratellanza, secondo Francesco è la maternità. Perché la maternità è pace. Nel Cantico delle creature Francesco usa tre volte la parola sorella (sora), tre volte la parola fratello (frate) e una sola volta la parola madre, riferita alla terra, al pianeta. La parola padre non appare. Perché per lui la paternità è potere ed è il contrario di fratellanza ed è il contrario di pace. Ed è proprio il concetto di pace al centro del pensiero di Francesco. Probabilmente molti di quelli che oggi lo celebrano ignorano il suo pensiero pacifista. Ricordo che il giorno del successo elettorale del 2022 Giorgia Meloni, nel bel discorso della vittoria, citò San Francesco per elogiare la sua testardaggine e il suo ottimismo. Giusto. Però di persone testarde e ottimiste nel 1200 ce ne erano molte, di pacifisti pochi.

Il pacifismo di Francesco era molto complesso e severo. Vi racconto questo episodio. Una volta il vescovo di Assisi, Guido (che era amico di Francesco, e in gioventù lo aveva persino difeso in uno scontro asperrimo che Francesco aveva avuto con suo padre) gli disse: “Francesco, la vostra vita mi sembra dura e aspra perché non possedete nulla a questo mondo”. Francesco gli rispose: “Messere, se avessimo dei beni dovremmo disporre anche di armi per difenderli. È dalla ricchezza che provengono questioni e liti, è la ricchezza che impedisce tanto l’amore per Dio quanto l’amore per il prossimo”. Pacifismo e critica della ricchezza per Francesco erano una cosa sola. E lui, con tanti anni di anticipo, vedeva come la guerra non è nient’altro che l’espressione della difesa dei capitali e il conflitto per la distribuzione della ricchezza.

Nel 1219 Francesco raggiunge l’esercito europeo che stava assediando Damietta, città musulmana sul Delta del Nilo. Con un gesto sconvolgente decide di entrare in città. Viene accolto con tutti gli onori. Il sultano gli promette che se l’esercito crociato toglie l’assedio lui restituirà Gerusalemme ai Cristiani. Il comandante dei Crociati, Giovanni di Brienne, accetta. Ma arriva il veto del Cardinale Pelagio Galvani, che rappresenta il Vaticano. L’assedio continua. Alla fine i cristiani entrano in Damietta. Trovano una popolazione stremata di 70mila persone. Ne scannano 67 mila, a fil di spada. Francesco è lì, vede, torna ad Assisi disgustato. Sarebbe bello se in questo anno di ricordo del Santo, la discussione su di lui, e sulle sue idee, fosse una discussione vera. Nella quale dividersi in modo netto e semplice. Tra chi – probabilmente una minoranza molto esigua – pensa che le idee di Francesco fossero giuste, e che la nonviolenza sia l’unico modo per opporsi alla violenza, e che la ricchezza, o comunque gli eccessi della ricchezza e quindi il sistema capitalistico, siano le vere cause della guerra, e chi pensa l’opposto, ritiene che la civiltà possa svilupparsi solo attraverso l’accumulo delle ricchezze, lo sviluppo incontenibile, e se necessario la guerra.

Invece non sarà così. Ascolteremo quelli che hanno accusato i pacifisti in questi anni di essere “nemici” dell’Occidente, di essere “pacifinti” (o panciafichisti, come diceva Mussolini), di essere l’ostacolo alla modernità, li ascolteremo pronunciare parole di devozione verso il Santo. Ma questo è un imbroglio. L’Occidente è diventato grande perché la sua smania incontenibile di potere e di sopraffazione è stata sempre frenata e contestata dalla parte francescana del Cristianesimo. Che ha prevalso solo raramente nel mondo cattolico ma ne è sempre stato una componente, anche al tempo delle crociate o della santa inquisizione o della Conquista dell’America latina. Si, aveva ragione Emile Gebhart: la modernità in Italia l’hanno introdotta Federico e Francesco. Ma erano due modernità diverse. Bisognerebbe avere la capacità e il coraggio per scegliere. O con Federico o con Francesco.

24 Febbraio 2026

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