In Pakistan

Attacco a una moschea a Islamabad: almeno 31 morti e centinaia di feriti nell’attentato al luogo di culto sciita

L'attacco all'imambargah durante la preghiera del venerdì e mentre è in corso la visita del presidente dell'Uzbekistan. "Prendere di mira civili innocenti è un crimine contro l'umanità". I sospetti sui talebani pakistani e sull'Isis

Esteri - di Redazione Web

6 Febbraio 2026 alle 13:55

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Pakistani security officers keep away the people from the site of a bomb explosion at a Shiite mosque, in Islamabad, Pakistan, Friday, Feb. 6, 2026. (AP Photo/Anjum Naveed) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain
Pakistani security officers keep away the people from the site of a bomb explosion at a Shiite mosque, in Islamabad, Pakistan, Friday, Feb. 6, 2026. (AP Photo/Anjum Naveed) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Almeno 31 morti e più di cento feriti nell’esplosione che ha colpito un imambargah, luogo di culto della religione musulmana di corrente sciita, a Islamabad. L’attentato dinamitardo ha colpito a Qasr-e-Khadijatul Kubra alla periferia della capitale del Pakistan, nel quartiere di Terlai. Si stava tenendo la preghiera del venerdì. Ancora nessuna rivendicazione, i principali sospetti ricadono al momento sui talebani pakistani o sul sedicente Stato Islamico. Sono stati diversi gli attacchi negli ultimi mesi in Pakistan.

I dati sono stati comunicati dall’amministrazione distrettuale della capitale del Pakistan. Il vice commissario di Islamabad, Irfan Memon, ha anche affermato che almeno 169 persone sono rimaste ferite, alcuni sono in condizioni critiche. E si teme che il bilancio possa aggravarsi ulteriormente. Alcuni testimoni hanno riferito di un attentato suicida, ancora nessuna conferma dalle autorità locali. L’attacco si è consumato mentre è in corso la visita ufficiale di due giorni in Pakistan del presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev.

Scene strazianti quelle mostrate dalle televisioni e dai media online, con corpi e feriti sul pavimento della moschea, polizia e soccorritori e residenti che trasportavano i feriti negli ospedali vicini. Risale al 2008 l’attentato più grave e sanguinoso degli ultimi anni in Pakistan: 63 morti e 250 feriti in un attacco suicida al Marriott Hotel nella capitale. Lo scorso novembre un attentatore si era fatto esplodere all’esterno del tribunale di Islamabad. 12 morti.

Lo Stato Islamico è già stato accusato e ha rivendicato alcuni attacchi contro i musulmani di corrente sciita. Alcuni attacchi negli ultimi mesi sono stati attribuiti ai gruppi separatisti beluci e ai talebani pakistani, noti come Tehrik-e-Taliban Pakistan, alleati ai talebani afghani. “Un simile atto terroristico nella capitale federale non solo rappresenta una grave mancanza nella protezione di vite umane, ma solleva anche notevoli interrogativi sull’operato delle autorità e delle forze dell’ordine”, ha dichiarato il leader sciita Raja Nasir.

“Prendere di mira civili innocenti è un crimine contro l’umanità”, ha dichiarato presidente Asif Ali Zardari. “La nazione è al fianco delle famiglie colpite in questo momento difficile”. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha dichiarato di aver ordinato un’indagine completa. “I responsabili devono essere identificati e puniti”. Anche il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi ha condannato l’attacco e ha chiesto alle autorità di garantire la migliore assistenza medica ai feriti. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nei principali ospedali della città.

6 Febbraio 2026

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