Il flop del vertice sulla sicurezza
Pestaggio di Torino, il furbo appello di Meloni alla Sinistra: “Reprimiamo insieme”
Dubbi del Colle, problemi di costituzionalità: dal fermo preventivo, alla cauzione allo scudo penale, le misure sul tavolo finiscono nel congelatore. Oggi l’informativa Piantedosi
Politica - di David Romoli
La destra securitaria parte per lo sbarco in grande stile ma si arena subito. A offrire l’occasione d’oro è stato il pestaggio di Torino, amplificato dai media e dai politici della destra stessa sino a diventare “una vera e propria offensiva terrorista” (copyright Gasparri ma terrorismo e Br redivive sono stati tirati in ballo da innumerevoli ministri e parlamentari).
L’impatto emotivo delle immagini è impareggiabile. La sinistra presa di mira sin da subito e paralizzata dalla paura di passare per connivente con i picchiatori non è in grado di opporre una vera resistenza. La premier si può permettere di intimare al magistrato di contestare agli arrestati di Torino addirittura il tentato omicidio senza che nessuno osi rampognarla come sarebbe d’uopo di fronte a una simile inaudita invasione di campo. Il momento è quanto mai propizio per varare nel plauso generale le 65 norme che compongono il pacchetto sicurezza, travasando le più affilate, dunque anche le più liberticide, dal ddl, che implica tempi d’approvazione lunghi, al decreto, che invece ha il pregio della fulmineità.
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Il vertice convocato in fretta e furia da Giorgia Meloni si è riunito ieri mattina a palazzo Chigi. C’erano i vicepremier Salvini e Tajani, col secondo che alla viglia si mostrava ora tanto propenso alla mano pesante e alle misure emergenziali quanto il collega leghista. C’erano i ministri competenti, Piantedosi, Nordio e Crosetto, e gli eterni sottosegretari alla presidenza del consiglio Mantovano e Fazzolari più diversi esponenti. Con loro anche i comandanti dei Carabinieri, della Finanza e della Polizia. Consiglio di guerra. Che però non approda a niente. Le misure essenziali sono tutte a rischio. La Lega insiste per l’idea geniale di imporre a una cauzione a chi organizza una manifestazione. Già, obietta Fi, e che succede se la manifestazione finisce e un disgraziato si mette a spaccare vetrine. Congelata. In teoria sul fermo preventivo di 12 ore sarebbero tutti d’accordo. Il Quirinale, con la dovuta discrezione, invece no. Passi una sorta di Daspo, e quello che hanno in mente i governanti prevede che non possa manifestare chi è stato denunciato o peggio condannato negli ultimi 5 anni. Ma la trovata di fermare per 12 ore a discrezione, di quella non se ne parla. “Problemi di costituzionalità”, recita la giustificata versione ufficiale. Nel surgelatore.
Poi c’è lo scudo penale per i poliziotti che sparano per legittima difesa, e almeno ufficialmente è sempre legittima difesa. I messaggi dal Colle non escludono ma nemmeno danno il via libera. Il principio per cui tutti sono uguali di fronte alla legge non può essere scalfito. Meglio stare bene attenti alla formulazione definitiva oppure si va a sbattere anche qui. Congeliamo. La montagna non partorisce neppure il topolino. Va semplicemente a vuoto. Ma un simile fallimento va in qualche modo mascherato ed ecco che spunta l’idea di rivolgere un appello all’opposizione. “La presidente Meloni e il Governo ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell’ordine e, in questa delicata fase (anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein) intendono rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale”. In concreto si tratterebbe di votare una risoluzione unitaria sulla sicurezza.
È una mossa più furba che astuta e che mira, oltre che a mascherare il buco nell’acqua del vertice, a sfruttare in pieno le difficoltà, innegabili, del centrosinistra. Domenica Elly Schlein aveva chiamato al telefono la premier, la aveva invitata a “evitare strumentalizzazioni”, aveva sostenuto a spada tratta la necessità di restare uniti di fronte alla violenza. Bene, eccola servita. Solo che, come segnala a ragione Bonelli di Avs, come si fa a chiedere il voto unitario su una Risoluzione che non c’è, senza aver sentito l’informativa di Piantedosi, con la spada di Damocle del dl sicurezza, che la maggioranza spera comunque di varare entro la settimana? Problema dell’opposizione, anzi di Schlein.
A Meloni che la sua proposta sia accolta o meno in fondo importa poco. In caso di rifiuto, potrà sempre accusare il Pd di sottrarsi nei fatti a quell’unità contro il nuovo terrorismo che invoca a parole. Ma è la solita schermaglia tattica. La difficoltà seria, per la premier e per la maggioranza, è cosa fare dopo aver annunciato con fragoroso rullar di tamburi misure draconiane che, fortunatamente, non sembra in grado di partorire davvero.