La grandezza del leader socialista

Povero Bossi: i giovani fascioleghisti insultano Matteotti con le parole di Mussolini

Matteotti, insieme a Gobetti, fu tra i pochissimi a capire cosa stava succedendo in Italia e cosa era il fascismo. Per questo pagò con la vita

Politica - di Franco Corleone

24 Gennaio 2026 alle 16:34

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Povero Bossi: i giovani fascioleghisti insultano Matteotti con le parole di Mussolini

Ricordo il 25 Aprile del 1994 quando Umberto Bossi partecipò al tradizionale Corteo per la Liberazione a Milano in una giornata di pioggia ma carica di significati politici e mi misi a fianco del leader della Lega per proteggerlo da possibili aggressioni di militanti puri e duri, facilitato da un rapporto tra noi nato nella decima legislatura al Senato. Capivo che da quella scelta poteva nascere qualche cambiamento di posizione verso Berlusconi.

Parliamo di un altro secolo. Non solo Salvini ha scelto la caratterizzazione reazionaria e centralista, ma addirittura i giovani leghisti della Capitale (altro che Roma ladrona) insultano in una clip Giacomo Matteotti, con le parole di Mussolini. Peggio dei seguaci di Giorgia Meloni! Vale la pena ricordare il valore straordinario della figura del segretario socialista. Il 10 giugno del 1924, giorno dell’assassinio di Giacomo Matteotti, segna lo spartiacque tra la fine dell’Italia giolittiana e il trionfo di Mussolini. Una data che si situa tra il colpo di Stato del 1922, favorito e promosso dalla monarchia, e le leggi fasciste, fascistissime, del biennio 1925-1926 con l’istituzione del Tribunale speciale, la decadenza dei deputati partecipanti all’Aventino, l’abolizione del diritto di sciopero, l’invenzione dei podestà e altre misure repressive. Cruciale fu l’approvazione della legge Acerbo nel 1923 con la previsione di un incredibile premio di maggioranza e con la quale si tennero le elezioni del 6 aprile 1924 che dettero un grande successo al listone nazionale di Mussolini che imbarcò notabili e opportunisti e che furono contestate da Matteotti per i brogli e le violenze, al Sud e al Nord.

Sulla base di una puntigliosa ricostruzione il segretario socialista svolse una vera requisitoria denunciando l’idea stravagante del Presidente della Camera di convalidare in blocco l’elezione dei deputati. Cento anni dopo l’assassinio di Matteotti gli eredi del neofascismo italiano sono al potere e l’intransigenza di Matteotti contro l’esercizio violento del potere, l’uso dello strumento dei decreti legge contro il ruolo del Parlamento, l’analisi del bilancio economico dello Stato e la denuncia di operazioni di corruzione petrolifera è ancora viva. Piero Gobetti e Matteotti furono tra i pochi a capire immediatamente la novità assoluta del fascismo e la spinta alla dittatura di Mussolini. Gobetti aveva sedici anni meno di Matteotti (che era quasi coetaneo di Mussolini) e lo ammirava per l’intransigenza nella denuncia del fascismo e aveva già dedicato all’esponente socialista una attenzione particolare fatta di stima per il rigore, la serietà e la precisione non demagogica. Gobetti vedeva confermata la sua analisi di un regime che rompeva la continuità istituzionale e riconosceva i pochi che capivano la natura del regime che si stava instaurando.

Il 16 febbraio 1926 Piero Gobetti morì esule a Parigi e ricorderemo il centenario della scomparsa di un intellettuale che indicava la strada della Rivoluzione liberale. E’ giusto legare due figure sicuramente diverse per posizione politica come Gobetti e Matteotti, e assieme quella di Carlo Rosselli, l’autore di Socialismo liberale, il fondatore di Giustizia e libertà, il difensore della Repubblica di Spagna a capo del Battaglione Matteotti. Tre vite stroncate in giovane età, Gobetti a 25 anni, Matteotti a 39 e Rosselli a 38. Tre personalità che ci fanno capire il fascismo e l’antifascismo democratico; è il giovane intellettuale torinese che conia il motto insuperato del fascismo come «autobiografia della nazione». Questi tre interpretarono con lucidità la crisi dei partiti nella crisi più sconvolgente e fornirono alla lotta di liberazione e alla Resistenza tre miti per la Repubblica; proprio in questo anno in cui festeggeremo il 2 giugno il referendum che cancellò la monarchia pavida e complice. Gobetti di Matteotti apprezzava la concretezza, la preparazione, il rifiuto della retorica. Una alternativa inconciliabile con il fascismo e con il carattere di Mussolini. L’ultimo capitolo del saggio dedicato alla figura di Matteotti ha come titolo “Il volontario della morte” e Gobetti chiude parlando di sé: «La generazione che noi dobbiamo creare è proprio questa, dei volontari della morte per ridare al proletariato la libertà perduta».

La coscienza di Matteotti era fondata sul valore dell’intransigenza e «non era sostenuta da una credenza religiosa, ma solo da una fede di stampo austero e pessimistico, nei valori di individualismo e di libertà». In tempi cupi vi fu chi coniò il termine “smatteottizzare” l’Italia, raccolto oggi da giovani sciagurati. Giacomo Matteotti tra i primi aveva parlato nel 1923 di Stati Uniti d’Europa per superare «la frammentazione nazionalista in infiniti piccoli Stati turbolenti e rivali» ed è un monito di attualità proprio oggi. La sua dimensione internazionale è testimoniata dalla pubblicazione nel settembre 1924 a Londra del libro di denuncia “The fascisti exposed”, a year of fascist domination.

24 Gennaio 2026

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