Le testimonianze verificate dalla Bbbc

Iran, la repressione del regime che taglieggia le famiglie: “Vuoi la salma di tuo figlio? Paga”

I corpi trattenuti in obitori e ospedali, le forze di sicurezza autorizzano il trasferimento solo dopo il versamento delle somme richieste. Sono almeno le 2.677 le persone uccise durante le proteste dopo il 28 dicembre, verifiche su altre 1697 morti.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

17 Gennaio 2026 alle 10:16

Condividi l'articolo

Photo Guido Calamosca / LaPresse
Photo Guido Calamosca / LaPresse

Iran, orrore senza fine. La Bbc è riuscita a verificare la veridicità di uno dei numerosi dettagli agghiaccianti emersi negli ultimi giorni dall’Iran: le autorità della Repubblica Islamica chiedono importanti somme di denaro ai familiari delle vittime della violenta repressione delle proteste per trasferire le salme per i funerali. La pratica disumana era stata raccontata in numerose testimonianze raccolte negli ultimi giorni, ora la Bbc la conferma definitivamente, citando diverse fonti.

I corpi sono trattenuti in obitori e ospedali e le forze di sicurezza autorizzano il trasferimento solo dopo il versamento di quanto richiesto. A una famiglia di Rasht, nel nord dell’Iran, sono stati chiesti 700 milioni di toman (circa cinquemila dollari) per la restituzione del corpo di un loro parente, trattenuto nell’obitorio dell’ospedale di Poursina con almeno altre 70 vittime. Sono almeno 2.677 le persone uccise nel corso delle proteste scoppiate in Iran dopo il 28 dicembre. Lo rende noto l’Agenzia degli attivisti per i diritti umani (Hrana) nel bollettino aggiornato a giovedì, diciannovesimo giorno di proteste. La cifra comprende anche 16 minori e 20 civili che non stavano manifestando. Inoltre, Hrana riporta 2.677 feriti gravi. Hrana starebbe indagando altre 1.693 morti che allo stato attuale non sono ancora verificate.
Secondo l’agenzia, sono stati uccisi anche 163 membri delle forze di sicurezza o persone affiliate al regime. Per quanto riguarda gli arresti, è stata confermata la detenzione di 19.097 persone.

Nonostante la repressione, proteste e scontri sono continuati a Teheran e in molte altre città. Lo ha riferito il Consiglio della resistenza nazionale iraniana (Ncri), una coalizione politica fondata nel 1981, attualmente in esilio, che si presenta come alternativa al regime teocratico iraniano. «Molte parti di Teheran sono sotto stretta sorveglianza militare e di sicurezza. Piazza Jomhouri e le zone circostanti sono state bloccate dalle forze speciali Nopo. Pattuglie in motocicletta equipaggiate con kalashnikov e fucili sono di stanza 24 ore su 24 in varie zone», si legge nella nota nel Ncri. Nonostante questo, «mercoledì e giovedì notte giovani ribelli sono scesi in strada nei quartieri di Pirouzi e Tehranpars, hanno intonato slogan contro il regime e si sono scontrati con le forze di repressione. A Qolhak, un deposito di munizioni appartenente ai Pasdaran e ai Basij è stato incendiato».

Giovedì sera a Rafsanjan, «giovani ribelli hanno ingaggiato scontri mordi e fuggi con le unità speciali del regime. Gli edifici del Comitato di soccorso dell’Imam Khomeini, l’ufficio postale e una banca statale sono stati incendiati. Gli scontri mordi e fuggi sono continuati nelle strade di Kermanshah, Islamabad-e Gharb e Ilam». A Khorramabad, invece, «il regime, temendo la caduta degli edifici governativi, ha schierato carri armati in punti chiave della città. I giovani ribelli si sono scontrati con le unità speciali anche nelle zone di Malek Shahr e Motahari Street a Isfahan, nonché a Gonbad-e Kavus, Khoy, Langarud, Mashhad e Kahrizak», si conclude la nota.

Secondo l’Institute for the Study of War (think tank basato a Washington che ha seguito l’evolversi della crisi iraniana) le proteste stanno scemando per effetto della dura repressione messa in atto dal regime degli ayatollah. Tuttavia, non è detto che lo scenario sia destinato a restare immutato, anzi. «La vasta mobilitazione, da parte del regime, delle forze di sicurezza non è sostenibile e questo rende possibile una ripresa delle proteste», scrivono gli analisti del think tank. Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, 800 esecuzioni programmate in Iran sono state annullate per le pressioni del presidente Donald Trump. «Il presidente e il suo team – ha però avvertito – hanno comunicato al regime iraniano che se le uccisioni continueranno, ci saranno gravi conseguenze». E riferendosi alla sospensione delle esecuzioni, ha aggiunto: «Il presidente monitora da vicino la situazione, tutte le opzioni restano sul tavolo».

17 Gennaio 2026

Condividi l'articolo