Fragilissima tregua

Gaza, gli USA annunciano la fase 2 del piano per la Striscia: più scetticismo che certezze tra Comitato e Board of Peace, Israele e Hamas

Il nuovo governo, il disarmo di Hamas, le posizioni di Israele. Il comitato dovrebbe gestire la transizione sotto la guida del "Board of Peace" presieduto da Trump

Esteri - di Redazione Web

15 Gennaio 2026 alle 13:29

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Palestinians walk amid buildings destroyed by Israeli air and ground operations in the Zeitoun neighborhood of Gaza City, Wednesday, Jan. 14, 2026. (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Palestinians walk amid buildings destroyed by Israeli air and ground operations in the Zeitoun neighborhood of Gaza City, Wednesday, Jan. 14, 2026. (AP Photo/Jehad Alshrafi)

Si passa alla fase 2, forse e con il beneficio del dubbio, nella Striscia di Gaza: mesi dopo l’accordo per la fine delle operazioni – che non hanno fermato stragi e uccisioni – di Israele in risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, due anni dopo il lancio di quella campagna militare che secondo fonti locali – impossibili da verificare – ha fatto oltre 70mila morti – anche di più secondo Lancet, per esempio. E già sorgono le prime perplessità tra le parti. “Oggi annunciamo il lancio della fase due del piano in 20 Punti per porre fine al conflitto di Gaza”, ha annunciato su X nel pomeriggio di ieri Steve Witkoff, l’inviato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Fase 2 che “istituisce un’amministrazione palestinese tecnocratica transitoria a Gaza, il Comitato Nazionale per l’Amministrazione e avvia la completa smilitarizzazione e ricostruzione”.

Secondo lo schema previsto l’enclave sarà amministrata per un periodo di transizione dal Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (Ncag), che opererà sotto la supervisione del “Board of Peace” presieduto dallo stesso Trump che potrebbe essere annunciato la settimana prossima a Davos e che dovrebbe esser partecipato da tutti i leader europei – tra cui anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ad Al Arabiya.net esperti egiziani hanno già espresso alcune avvertenze sul processo: dal rifiuto di Israele di alcuni membri del comitato a possibili incursioni militari, dagli attriti con la Turchia ad altre escalation regionali, dalla distribuzione di aiuti alla popolazione alle possibili accuse di affiliazioni a Hamas o Anp che potrebbero compromettere il piano.

Su X l’attivista palestinese Samer Sinijlawi ha annunciato la formazione di un nuovo comitato tecnico indipendente composto da 15 professionisti radicati nel territorio e non legati alle fazioni di Hamas o dell’Autorità Nazionale Palestinese: Ali Shaath (ex vice ministro, dell’Autorità Nazionale Palestinese): Presidente del comitato; Ayed Abu Ramadan (presidente Camera di Commercio): Commercio ed Economia; Omar Shamali: Telecomunicazioni; Abdul Karim Ashour: Agricoltura; Aed Yaghi: Sanità; Jaber Al-Daour (presidente dell’Università della Palestina): Istruzione; Bashir Al-Rais: Finanze; Ali Barhoum: Acqua e Affari Municipali; Hana Tarzi: Affari sociali e delle Donne; Arabi Abu Shaaban: Autorità Territoriale; Mohammad Bseiso: Giustizia; Mohammad Tawfiq (generale): Polizia e Affari di Sicurezza; Mohammad Nasman (generale): Polizia e Affari di Sicurezza.

Il Comitato dovrebbe gestire quotidianamente l’enclave. Secondo il Wall Street Journal a tenere i rapporti tra il Board e il comitato palestinese sarà Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente ed ex ministro degli Esteri bulgaro. Gli USA, secondo il Financial Times, spingono per l’istituzione di un comitato esecutivo del “consiglio” di cui faranno parte lo stesso Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner. Secondo Politico anche l’ex premier britannico Tony Blair avrà un ruolo nel futuro della Striscia, nell’organismo di transizione che supervisionerà la governance transitoria nella Striscia.

Gli Stati Uniti si aspettano che Hamas “rispetti pienamente i propri obblighi, incluso l’immediato ritorno dell’ultimo ostaggio deceduto (quello del sergente maggiore israeliano Ran Gvili, ndr) In caso contrario, si verificheranno gravi conseguenze”, scriveva ieri Witkoff annunciando l’avvio della seconda fase. Alcuni funzionari americani, in un briefing con la stampa, hanno riferito che la Casa Bianca ritiene però che l’organizzazione si sia resa disponibile al disarmo dopo settimane di contatti tra le parti che continueranno anche nelle prossime settimane. Disarmo che dovrebbe proseguire in maniera graduale tra infrastrutture, tunnel, fabbriche, armi pesanti e leggere prima dell’istituzione di una forza di polizia che opererà sotto l’autorità del governo tecnocratico. “Hamas sta inviando segnali positivi” sulla smilitarizzazione perché ”sono indeboliti e hanno perso molti dei loro uomini”. Scetticismo intanto da parte di Israele che starebbe discutendo con gli USA, secondo Axios, anche di un’amnistia per gli agenti di Hamas che volessero consegnare le armi e mettere fine alla loro attività.

Anche il Jihad Islamico ha dato il suo sostegno al Comitato tecnocratico, che però non è chiaro come e da dove lavorerà. E insomma è grande la confusione e l’incertezza, ancora troppi i punti interrogativi, prima della riunione dei consiglieri per la sicurezza dei vari Paesi che dovrebbero far parte del Board in programma lunedì prossimo. Il Forum di Davos è in calendario dal 19 al 23 gennaio. Su tutto il caos nella Striscia, e quindi sugli appuntamenti in programma, pesa intanto l’incognita delle proteste in Iran. Secondo i dati sono oltre 450 i palestinesi uccisi dall’inizio del cessate il fuoco, i giornali israeliani hanno scritto negli ultimi giorni che non è esclusa una nuova offensiva su larga scala. Al momento lo Stat Ebraico occupa circa il 58% del territorio della Striscia.

15 Gennaio 2026

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