La conferenza stampa di fine anno

Meloni, nella conferenza stampa di “fine anno” il nemico è la magistratura: i giudici sono troppo garantisti…

Sarà una battaglia senza senso. Stravolta dagli schieramenti. Che difficilmente farà fare un salto democratico al nostro sistema giudiziario

Politica - di Piero Sansonetti

10 Gennaio 2026 alle 07:00

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AP Photo/Andrew Medichini
AP Photo/Andrew Medichini

Giorgia Meloni nella sua conferenza stampa di inizio anno ha di nuovo attaccato le toghe. Siccome è in campo la riforma della magistratura, e cioè il provvedimento, garantista, della separazione delle carriere, ci si poteva aspettare che Meloni polemizzare coi magistrati, e in particolare con le Procure, per la loro evidente tendenza giustizialista. E invece ha fatto esattamente il contrario: ha accusato le toghe di essere troppo indulgenti e di usare poco il carcere, che invece dovrebbe essere uno strumento efficace di governo della società e delle città. Ha chiesto il pugno di ferro e ha fatto capire che è un danno che solo i giudici possano mandare in prigione la gente.

In realtà non c’è niente di cui stupirsi. La destra in Italia è sempre stata giustizialista, tranne la parentesi di Berlusconi che però si è esaurita in pochi mesi dopo la sua morte. È rimasta l’eredità della separazione delle carriere, che non si poteva più rinnegare, e nient’altro. Giorgia Meloni è stata molto chiara nella sua esposizione. Ha criticato la facilità con la quale i giudici scarcerano (ribaltando appunto le misure restrittive delle Procure) e li ha richiamati ad una azione comune con polizia e governo contro la delinquenza. Probabilmente nessuno dei suoi consulenti le ha spiegato che il compito della magistratura non è combattere la delinquenza, ma è perseguire e giudicare i reati.

La magistratura non fa parte di una squadra di attacco, ma è un ordine indipendente che deve collocarsi al di sopra delle parti. Il caso dell’Imam di Torino è esemplare. Il governo lo ha fatto arrestare e lo ha rinchiuso in un Cpr, La magistratura, constatato che non aveva commesso nessun reato, lo ha liberato, ripristinando la legalità. E ieri Giorgia Meloni si è indignata per la liberazione dell’Imam, e ha confermato la sua idea secondo la quale la magistratura ha scippato al governo e alla polizia il diritto di arrestare la gente.

È un paradosso ma è così. E peserà nella campagna elettorale del referendum. Perché quella battaglia, in gran parte, si combatterà a campi invertiti. Una parte consistente del mondo garantista (o almeno un po’ garantista…) milita per il no alla separazione delle carriere, perché vede in quel provvedimento l’impronta del centrodestra giustizialista (persino una parte della magistratura, per esempio magistratura democratica, è su questa posizione). Viceversa c’è un mondo di destra che sicuramente con il garantismo non ha niente a che fare, come la stessa Meloni e gran parte della Lega (ma persino settori di Forza Italia), il quale si batte per la separazione delle carriere e tuttavia vorrebbe una magistratura più vicina alle posizioni di Travaglio o di Gasparri. Sarà una battaglia senza senso. Stravolta dagli schieramenti. Che difficilmente farà fare un salto democratico al nostro sistema giudiziario. Chiunque vinca.

10 Gennaio 2026

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