L'intervista sul libro di Maurizio Perriello

Pasolini incompiuto, quei 32 film segreti da Adriano Celentano al Porno-Teo-Kolossal scoperti in una ricerca lunga vent’anni

La ricerca sui progetti tra bozze, soggetti, trattamenti, interviste, appunti dell'autore più citato e conteso. "Opportunismo e colpevole furberia da paesello, la dietrologia della destra punta sull'effetto superficiale per proporre tesi improponibili"

Cultura - di Antonio Lamorte

9 Gennaio 2026 alle 14:03

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COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE + EDITORE
COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE + EDITORE

Ci parla ancora, sempre e comunque citato, a prescindere. E menomale che non risulta che Pier Paolo Pasolini ricevi un alert – ma chi può dirlo? – per ogni volta che viene messo in mezzo, coinvolto, chiamato in causa in qualche modo più o meno a sproposito. Piuttosto chiara la posizione di Maurizio Perriello su come PPP venga conteso, strattonato da una parte all’altra, perfino celebrato ad Atreju o accostato a Charlie Kirk, “conservatore” secondo un convegno partecipato tra gli altri dal Presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma in tutto questo – nonostante tutto questo – esiste ancora qualcosa che non è stato ancora detto su Pasolini?

Si propone come “prima antologia analitica dei 32 film mai realizzati, scoperti e raccolti dopo un ventennale scavo tra archivi e pubblicazioni” il libro Pasolini Incompiuto – I film mai realizzati, edito da Photo Travel Editions, del giornalista e analista geopolitico, originario della provincia di Potenza, di Melfi, da quella terra nel Vulture in Basilicata dove in tempi non sospetti – rispetto alla sbornia turistica e cinematografica esplosa con Matera Capitale Europea della Cultura 2019 – venne girato in parte Il Vangelo Secondo Matteo, a Barile e Lagopesole.

Non il PPP incompiuto più noto, quello del misterioso e famigerato romanzo Petrolio: ma quello di un film con Adriano Celentano, ispirato nientedimeno che dalla sua canzone più iconica; di un film ispirato a Pinocchio o ai Promessi Sposi; su San Francesco o su Antonio Gramsci; quello della monumentale Trilogia della Morte che avrebbe risposto alla Trilogia della Vita. Piuttosto sorprendente e sbalorditivo il tutto. Quella di Perriello è una ricostruzione elaborata tra bozze, soggetti, trattamenti, interviste, appunti per macro categorie: Pasolini e la borgata, Pasolini e il sacro, Pasolini e i classici, Pasolini e l’ideologia, Pasolini e il Terzo Mondo.

Come è cominciato questo lavoro? Da cosa è stato ispirato?

Tutto è iniziato il giorno del mio tredicesimo compleanno. Mia nonna mi regalò un libro di poesie di Pasolini e un componimento mi colpì per la sua cinematograficità. Sembrava una sceneggiatura in versi. Da lì ho cominciato a chiedermi: ma era voluto? Pasolini ha lasciato tracce di film in tutte le sue opere scritte? E perché? Una volta approdato all’Università di Pisa è cominciato lo scavo vero e proprio tra i vari archivi, tra cui il Gabinetto Viesseux di Firenze e il Centro Studi di Bologna. Oltre che su tutti i manuali e le raccolte di scritti pubblicate in precedenza.

Come è avanzata la sua ricerca, tramite quali fonti?

Le principali fonti alla base del mio lavoro, in tal senso, sono stati manuali a dir poco imprescindibili come i tomi di Per il cinema pubblicati da I Meridiani per Mondadori da Walter Siti e Franco Zabagli. Ma anche Le regole di un’illusione a cura di Laura Betti e Michele Gulinucci. Lì ho trovato schemi e analisi approfondite di tanti film mai realizzati da Pasolini. Da lì la mia ricerca si è ampliata all’intera produzione artistica del poeta-cineasta, dalle lettere agli articoli ai saggi. E ovviamente anche ai film usciti al cinema, che in alcuni casi includono sequenze o intarsi di soggetti abbozzati o immaginati e poi lasciati nel cassetto. In alcuni casi, come per i film su Gilles de Rais e Adriano Celentano, la rivelazione è arrivata tramite interviste. È stato il caso, puro e semplice, a farmi scoprire questi due progetti di film.

Cosa intende per 32 film mai realizzati? 

In precedenza la critica aveva individuato una dozzina di film mai realizzati che Pasolini aveva in qualche modo messo nero su bianco e annunciato. Scavando e azzardando, dall’inizio dei Duemila al 2025 ne ho però individuati in tutto 32, compresi progetti cinematografici che constatavano letteralmente da una sola riga. In alcuni casi quella sola unica riga neanche c’è, tutto è affidato al ricordo di chi ha o avrebbe dovuto lavorare con Pasolini sul set. È il caso, ad esempio, del film Il ragazzo della Via Gluck che il regista avrebbe dovuto giare con e su Celentano. Dopo un paio di incontri a Milano non se ne fece nulla, ma lo stesso cantautore e la moglie Claudia Mori lo hanno confermato. Tra i progetti più pronti e prossimi alla realizzazione c’è senza dubbio l’ultimissimo film scritto da Pasolini, che avrebbe dovuto chiudere l’inedita Trilogia della Morte che ho provato a ricostruire per la prima volta nella sua interezza: Porno-Teo-Kolossal. Senza dubbio il film mai realizzato più interessante e affascinante, un’autentica summa dell’intero percorso intellettuale e artistico di Pasolini.

Cosa intendeva per Porno-Teo-Kolossal? 

Porno-Teo-Kolossal è il titolo definitivo che lo stesso Pasolini aveva scelto per questo suo ultimo film, dopo il quale dichiarò che si sarebbe ritirato dalla carriera registica. Nel corso degli anni ne aveva proposti altri. La primissima intestazione di questo progetto recitava Le avventure del Re magio randagio e il suo schiavetto Schiaffo. Prima di scegliere il titolo definitivo, annotò sui dattiloscritti Il cinema, poi ancora Tà kai tà (“questo e quello” in greco antico) e Circenses e Dromenon Legomenon. Si tratta di un trattamento, cioè di quello stadio mediano tra soggetto e sceneggiatura compiuta, che ha avuto una gestazione di almeno dieci anni tra riscritture e aggiustamenti. Il suo significato è triplice: “Porno” indica la dimensione del corpo, annientato dal consumismo e dal neocapitalismo intesi come “nuovo fascismo”; “Teo” si riferisce alla dimensione del sacro inteso come irrazionale e all’aspetto religioso, incarnato dalla vicenda del Re Magio che insegue la Cometa fino alla grotta del Salvatore, salvo poi trovarla vuota perché il Messia è già morto; “Kolossal” infine denota la portata del film, che avrebbe avuto scene collettive di grande impatto e una produzione complessa.

Perché secondo lei a 50 anni dalla morte PPP è così conteso, oggetto di appropriazione dalla destra conservatrice se non estrema?

Non vedo altro che opportunismo politico e colpevole furberia da paesello. Avendo come metodologia d’indagine prediletta la dietrologia, la destra conservatrice e la destra estrema puntano sull’effetto superficiale e iniziale di stupore per proporre tesi improponibili. Quasi bastasse il titolo senza necessità del libro. Ecco Pasolini era talmente lucido che, pur afferente all’ideologia comunista, da intellettuale e sociologo ha anticipato temi e tendenze oggi cavalcate dalle destre. E queste ultime, senza saperlo, hanno così dimostrato uno dei teoremi più brutali che Pasolini ci ha regalato in una poesia bellissima: “L’intelligenza non avrà mai peso, mai”. Allo stesso modo le destre si sono appropriate ad esempio di Tolkien, autore che riporterei volentieri in vita per una mezza giornata almeno, solo per farlo inorridire pubblicamente di una tale strumentalizzazione.

9 Gennaio 2026

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