Ricorso inammissibile
Gianni Alemanno resta in carcere a Rebibbia, la Cassazione respinge il ricorso dell’ex sindaco di Roma
È diventato con le sue lettere dal carcere un punto di riferimento, un portavoce delle condizioni misere in cui sono costretti i detenuti del carcere romano di Rebibbia. L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, leader della destra sociale col suo movimento “Indipendenza”, resterà dietro le sbarre: il già ministro dell’Agricoltura durante il governo Berlusconi si è visto respingere dalla Cassazione il ricorso che gli avrebbe consentito di lasciare l’istituto di reclusione.
A Rebibbia il 66enne Alemanno era entrato il 31 dicembre 2024, quando era tornato in carcere per volontà del Tribunale di Sorveglianza che aveva revocato nei suoi confronti la misura alternativa ai servizi sociali a seguito delle frequentazioni con Paolo Colosimo, avvocato condannato per il processo Fastweb e dunque pregiudicato.
Il 28 gennaio 2025 il Tribunale di Sorveglianza, non riconoscendo i quattro mesi di servizi sociali svolti da Alemanno tra il novembre 2023 e il febbraio 2024, aveva confermato per l’ex sindaco di Roma l’obbligo di scontare il residuo di un anno e dieci mesi di reclusione in carcere per il reato di influenze illecite, reato emerso in uno dei filoni dell’inchiesta nota come “Mondo di Mezzo” data la “gravissima e reiterata violazione delle prescrizioni imposte”.
I legali dell’ex sindaco di Roma chiedevano ai supremi giudici della Cassazione la revoca parziale della condanna in relazione all’accusa di abuso d’ufficio, dopo l’abrogazione del reato. L’avvocato Cesare Placanica in particolare aveva presentato una istanza contro la sentenza del gennaio scorso dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la quale era stata respinta l’istanza di revoca della sentenza di condanna, emessa dalla Corte di Appello di Roma, per intervenuta ‘abolitio criminis’, limitatamente al primo capo di imputazione contestato ad Alemanno. Il pg aveva chiesto il rigetto.
La difesa di Alemanno si è detta “estremamente delusa” per la decisione della Cassazione “in considerazione della scelta di non voler affrontare il merito della questione posta relativa al fatto che la condotta originariamente sanzionata dalla Cassazione, l’aver sollecitato l’immediato pagamento, senza attendere il maturare del proprio turno, ad Ama ed Eur Spa di somme pacificamente dovute, non fosse più penalmente rilevante”. “Lo sconcerto rispetto all’atteggiamento della giurisdizione italiana aumenta dato che in singolare coincidenza proprio oggi la Cedu ha comunicato alla difesa il superamento del vaglio di ammissibilità del ricorso che avevamo proposto – aggiunge la difesa di Alemanno -, avverso il primo rigetto del nostro ricorso che era stato proposto sulla medesima questione a riprova della serietà dei temi oggetto di giudizio. Confidiamo che nell’udienza che verrà a breve fissata sia eliminata la pena per un fatto non più penalmente rilevante con conseguente immediato ritorno in libertà di Alemanno”.