Il referendum
Anche il Nobel Giorgio Parisi contro la riforma della Giustizia: “Indebolisce la magistratura, no ai politici come casta di intoccabili”
"Ci schieriamo in difesa della sua indipendenza affinché i magistrati possano continuare a indagare anche i politici, un Csm diviso a pezzi è infinitamente più debole di un singolo consiglio più grande e anche più facilmente scalabile"
Giustizia - di Redazione Web
Per Giorgio Parisi “questa riforma ha lo scopo politico di indebolire la magistratura”. E quella riforma è la riforma della Giustizia, ovviamente, che sarà sottoposta al voto degli italiani tramite referendum. “Noi ci schieriamo in difesa della sua indipendenza affinché i magistrati possano continuare a indagare anche i politici, che non devono ritornare a essere una casta di intoccabili. È una riforma che non mette completamente fine all’indipendenza della magistratura ma la indebolisce: questo è chiaramente il motivo per cui la legge è stata fatta”.
In un’intervista a Repubblica, si schiera per il No e così facendo annuncia il suo ritorno in politica il vincitore del Premio Nobel per la Fisica nel 2021 per “la scoperta dell’interazione tra il disordine e le fluttuazioni nei sistemi fisici dal livello atomico alla scala planetaria”. Laureato all’Università La Sapienza di Roma, dove ha anche insegnato fisica teorica, già Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
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Ha raccontato di aver fatto politica attiva dal 2006 al 2012 prima per i comitati per l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi e quindi tra i fondatori del partito Sinistra Ecologia e Liberà. “Adesso sento il dovere di impegnarmi di nuovo”. E questo ritorno alla politica lo ha battezzato con l’adesione al comitato Società Civile per il No al referendum sulla Riforma della Giustizia che dovrebbe tenersi a primavera. È stato coinvolto da Giovanni Bachelet.
La riforma prevede la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, la separazione anche del Consiglio Superiore per la Magistratura (CSM), l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare e l’introduzione del sorteggio per i membri dei CSM. Dovrebbe tenersi tra marzo e aprile 2026 il referendum confermativo della legge Costituzionale.
Nel merito: ha ricordato il principio dividi et impera. “Un Consiglio Superiore della Magistratura diviso a pezzi è infinitamente più debole di un singolo consiglio più grande e anche più facilmente scalabile. Anche la scelta del sorteggio cerca di evitare che nel Consiglio Superiore della Magistratura ci siano persone di prestigio. Al contrario persone scelte a caso sono più facilmente influenzabili. Questo sarà l’unico caso in Italia in cui i rappresentanti di un gruppo vengono sorteggiati. Se per esempio i parlamentari vengono votati e non sono scelti a caso, un motivo ci sarà”.