La risoluzione che non piace a Netanyahu

Stato di Palestina: all’Onu un piccolo passo verso lo Stato di Palestina

Il documento, indispensabile per l’avvio della fase 2 del piano di Trump, autorizza una forza internazionale di stabilizzazione della Striscia, che dovrà anche disarmare Hamas.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

19 Novembre 2025 alle 17:00

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Stato di Palestina: all’Onu un piccolo passo verso lo Stato di Palestina

La diplomazia internazionale ha battuto un colpo. Non esaustivo, ma molto importante. Fumata bianca al Palazzo di Vetro su Gaza: con l’astensione di Mosca e Pechino e 13 voti a favore, è passata al primo colpo al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la risoluzione Usa che approva il piano di pace di Donald Trump per la Striscia e autorizza una forza internazionale di stabilizzazione per l’enclave palestinese che dovrà anche disarmare Hamas. Dalla sua approvazione dipendeva l’avvio della fase due del piano, quella più difficile, dopo la tregua, lo scambio dei prigionieri e il parziale ritiro dell’Idf dalla Striscia.

Sul voto pesava l’incognita del possibile veto della Cina e della Russia, Paese quest’ultimo che nei giorni scorsi aveva presentato una bozza alternativa che non menzionava la smilitarizzazione di Gaza, si opponeva alla permanenza di Israele oltre la linea gialla, non citava il Board of Peace per l’amministrazione transitoria dell’enclave (presieduto dallo stesso Trump) e affidava al segretario generale dell’Onu il compito di valutare le “opzioni per il dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione” (togliendole così a Washington). Una linea condivisa anche dalla Cina e dall’Algeria. Ma a premere per il rapido passaggio della risoluzione americana, oltre ai paesi arabo-musulmani più importanti (Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Indonesia, Pakistan, Giordania e Turchia), si era aggiunta anche l’Autorità Palestinese, rafforzando le possibilità di una approvazione. Per Mosca e Pechino sarebbe infatti stato difficile opporsi ad un testo sostenuto dalla Palestina e dall’intera regione, oltre che da numerosi Paesi europei. Come volevano le previsioni dell’ultima ora, la risoluzione ha ottenuto la maggioranza dei voti (almeno 9 su 15), con l’astensione di Russia e Cina. Per facilitare il voto di Mosca e Pechino, la bozza di risoluzione era stata rinegoziata.

Una rinegoziazione tutt’altro che marginale. Il testo afferma che gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza possono partecipare al cosiddetto Board of Peace (in carica sino al 31 dicembre 2027) e soprattutto che “le condizioni potrebbero finalmente essere mature per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese”, una volta che l’Autorità Palestinese avrà attuato un programma di riforme e la ricostruzione di Gaza sarà avanzata. Per la forza internazionale di stabilizzazione, formata da Paesi prevalentemente musulmani, resta confermato il compito di garantire un processo di smilitarizzazione di Gaza, incluso il disarmo e la distruzione delle infrastrutture militari di Hamas. E Hamas ha respinto il piano delle Nazioni Unite per l’invio di forze internazionali a Gaza. «La risoluzione impone un meccanismo di tutela internazionale sulla Striscia di Gaza, che il nostro popolo e le sue fazioni rifiutano» afferma il gruppo in una lunga dichiarazione su Telegram. Questo malcontento riecheggia i precedenti commenti di un portavoce di Hamas ad Al Jazeera, in cui il gruppo aveva comunicato che avrebbe respinto il controllo straniero sulla Striscia di Gaza.

Dal canto suo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, pressato dai ministri dell’ultradestra destra del suo governo, ha ribadito che Israele resta contrario a uno Stato palestinese e ha promesso di smilitarizzare Gaza con le buone o con le cattive, mentre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, uno dei leader dell’estrema destra, Ben Gvir ha chiesto l’arresto del presidente dell’Anp Abu Mazen. Ma Bibi non può deludere l’amico Donald, ed ecco fare il classico buon viso a cattivo (per lui e il suo governo condizionato infarciti di estremisti) gioco. «Crediamo che il piano del presidente Trump porterà alla pace e alla prosperità perché insiste sulla completa smilitarizzazione, sul disarmo e sulla deradicalizzazione di Gaza. In linea con la visione del presidente Trump, ciò porterà a una maggiore integrazione tra Israele e i suoi vicini, nonché all’espansione degli Accordi di Abramo». È quanto si legge in una nota diffusa dall’ufficio del primo ministro israeliano, sottolineando che «il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite appoggia pienamente il piano in 20 punti del presidente Trump e la nomina del Board of Peace che sarà guidato dal presidente Trump» e che «la leadership del presidente Trump contribuirà a portare la regione alla pace e alla prosperità e a un’alleanza duratura con gli Stati Uniti».

Da Tel Aviv a Ramallah

Dopo il voto all’Onu, per il quale ha espresso «soddisfazione», l’Autorità nazionale palestinese (Anp) sollecita l’attuazione «immediata» della risoluzione americana, che prevede la creazione di un “Consiglio per la pace” e il dispiegamento di una forza internazionale a Gaza, con l’obiettivo di un ritiro «completo» delle truppe israeliane. In un comunicato rilanciato dall’agenzia Wafa, l’Anp di Mahmoud Abbas ha sottolineato la necessità che la risoluzione venga attuata «immediatamente sul terreno» allo scopo di garantire «il ritorno alla normalità» e la protezione della «nostra popolazione nella Striscia di Gaza», facilitando la ricostruzione e «bloccando il processo di indebolimento della soluzione dei due Stati». “Congratulazioni al mondo per l’incredibile voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenutosi pochi istanti fa, che ha riconosciuto e approvato il Board of peace, che sarà presieduto da me e includerà i leader più potenti e rispettati del mondo. Questa sarà ricordata come una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite, porterà a ulteriore pace in tutto il mondo ed è un momento di vera portata storica!”: così su Truth Donald Trump ha commentato l’ok alla risoluzione Usa su Gaza.

Il presidente americano esprime il suo ringraziamento “alle Nazioni Unite e a tutti i Paesi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Cina, Russia, Francia, Regno Unito, Algeria, Danimarca, Grecia, Guyana, Corea del Sud, Pakistan, Panama, Sierra Leone, Slovenia e Somalia. Grazie anche a quei Paesi che non facevano parte di questo organismo, ma che hanno fortemente sostenuto l’iniziativa, tra cui Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Regno dell’Arabia Saudita, Indonesia, Turchia e Giordania. I membri del Board e molti altri entusiasmanti annunci saranno fatti nelle prossime settimane”. “L’adozione della risoluzione su Gaza da parte del Consiglio di Sicurezza rappresenta un passo importante nel consolidamento del cessate il fuoco, che il segretario generale Antonio Guterres incoraggia tutte le parti a rispettare. È ora essenziale tradurre lo slancio diplomatico in misure concrete e urgenti sul campo”. Lo ha detto il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric. “L’Onu si impegna a svolgere il ruolo affidatogli nella risoluzione – ha aggiunto – e Guterres sottolinea l’importanza di procedere verso la fase 2 del Piano Usa, che porti a un processo politico per il raggiungimento della soluzione a due Stati”.

A Gaza la sofferenza non ha fine

Un attacco aereo israeliano nella parte orientale di Gaza City ha ferito almeno 13 persone, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa. «Almeno 13 civili sono rimasti feriti, uno gravemente, lunedì sera dopo che un drone israeliano ha sganciato una bomba su un gruppo di civili nel quartiere di al Daraj, nella parte orientale di Gaza City», ha riportato l’agenzia di stampa palestinese. I feriti, tra cui bambini, sono stati trasportati all’ospedale Al-Ahli di Gaza City, dove uno di loro è in condizioni critiche, ha aggiunto l’agenzia. A Gaza dopo che le loro tende si sono allagate durante un fine settimana di forti piogge, bambine e bambini dormono per terra, senza un riparo, con pantaloncini e magliette leggere inzuppate di acque reflue ed esposti ad un alto rischio di malattie. Venerdì, infatti, proprio all’inizio dell’inverno, centinaia di tende e rifugi di fortuna a Gaza sono stati allagati e oltre 13.000 famiglie sono state coinvolte. È questo l’ennesimo allarme sui bambini della Striscia che ha lanciato ieri a Save the Children.

Dopo due anni di bombardamenti israeliani, assedio e restrizioni agli aiuti e con i sistemi igienico-sanitari ormai al collasso, l’acqua piovana non defluisce più correttamente e si mescola alle acque reflue che hanno allagato le tende dei profughi, inzuppando materassi, coperte, vestiti e persino sacchi di cibo. Come sottolinea l’Organizzazione, molti bambini sono senza scarpe o vestiti di ricambio e la minaccia di malattie incombe gravemente sulla popolazione. Secondo l’ufficio stampa governativo di Gaza, almeno 14 bambini, compresi neonati, sono morti di ipotermia negli ultimi due inverni. Nella Striscia, infatti, i bambini sono già ad alto rischio di malnutrizione e malattie come diarrea e polmonite e le basse temperature di questo periodo possono essere mortali per loro.

“Bambini e famiglie si sono svegliati sommersi dalle acque reflue. Per il terzo inverno dall’inizio degli intensi bombardamenti israeliani nell’ottobre 2023, chiedono disperatamente non solo un cessate il fuoco duraturo, ma anche luoghi sicuri, protetti e caldi dove dormire. Queste tende, ridotte a pezzi non sono in grado di resistere al vento e alla pioggia e non possono proteggere i bambini dalle malattie. Abbiamo già visto almeno 14 bambini morire di ipotermia negli ultimi due inverni: questo non può accadere di nuovo” ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale.

19 Novembre 2025

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