La destra ci prova
Legge elettorale: perché è una questione vitale e non privata, il governo Meloni vuole conservare sé stesso
Liste bloccate, decise dalle segreterie dei partiti, e, nell’ipotesi di Meloni, il nome del “candidato Premier” nella scheda elettorale.
Politica - di Riccardo Magi
Come puntualmente accade con l’approssimarsi delle elezioni politiche, il tema della legge elettorale torna centrale. È una questione vitale per la democrazia, perché definisce il meccanismo di traduzione della volontà degli elettori in rappresentanza istituzionale. Eppure la discussione sta avvenendo esclusivamente fuori dal Parlamento, o nei suoi corridoi, nella penombra, nelle interlocuzioni riservate, come fosse un fatto tecnico, privato, e non un elemento essenziale che riguarda i cittadini. Da essa dipendono la qualità del sistema rappresentativo, la libertà di scelta degli elettori, l’accesso alla rappresentanza, la selezione della classe dirigente. Senza regole elettorali chiare, comprensibili e rispettose del pluralismo, la democrazia si svuota e i cittadini, privati di potere decisionale, si allontanano dalle Istituzioni.
Che cosa si intravede, oggi, dietro le quinte? Dalle sporadiche dichiarazioni di esponenti del Governo affiora l’ipotesi di una legge formalmente proporzionale, con un artificioso premio di maggioranza al posto dei collegi uninominali, per trasformare una minoranza di voti in una solida maggioranza parlamentare. Più correttamente, quindi, un premio di minoranza. Il tutto nel tentativo di garantire alla maggioranza di restare tale. Liste bloccate, decise dalle segreterie dei partiti, e, nell’ipotesi di Meloni, il nome del “candidato Premier” nella scheda elettorale. Inutile ricordare che a Costituzione invariata il capo del governo non è eletto direttamente, ma nominato dal Presidente della Repubblica: si tratterebbe dell’ennesimo inganno, buono per raggirare i cittadini e per generare un conflitto tra i poteri dello Stato. Uno stratagemma per saziare temporaneamente la “bulimia plebiscitaria” di Meloni, in attesa (nelle sue intenzioni) di cambiare la Costituzione, senza correre il rischio di perdere il referendum sul Premierato prima delle prossime elezioni.
Da qui la domanda sorge spontanea: a chi e a cosa serve questa riforma? Ne parleremo lunedì 17 novembre, alla Camera dei deputati, nel convegno dal titolo: “Una nuova legge elettorale: per fare cosa e per chi? Evitare gli errori del passato, una questione vitale per la Democrazia”. Non un rito tra addetti ai lavori, ma un invito a fissare garanzie condivise e a chiarire l’unica cosa che conta: se la riforma serve ai cittadini e alla democrazia, oppure soltanto alla maggioranza per conservare sé stessa.
*Segretario e deputato di Più Europa