L'ultimo album
Non solo reggaeton, quando Rosalía ha sconvolto il pop mainstream con Lux: un disco globalista, mistico e femminista
Cantato in diverse lingue, anche in italiano, ispirato da sante e intellettuali: il ritorno della cantante catalana è un'opera di avant-pop e modern classical imprevisto e sorprendente
Cultura - di Antonio Lamorte
Non assomiglia a niente quello che viene proposto dalla musica mainstream mondiale, LUX di Rosalía, la cantante spagnola originaria della Catalogna diventata una vera e propria popstar mondiale, protagonista della musica latina, niente da invidiare alle colleghe nordamericane o anglosassoni per numeri e status. Chi cercava reggaeton e dancehall resterà però deluso, non potrà certo dire tuittavia che la cantante si è seduta sul suo successo. “La mia illusione era farci entrare dentro il mondo intero”. E infatti questo suo ultimo disco è sperimentale, caotico, massimalista, ricco di fede e femminismo. È già un caso culturale di livello mondiale.
Lux è il quarto album di Rosalía, è uscito il 7 novembre per la Columbia Records. Rosalía Vila Tobella è nata nel settembre del 1992, è cresciuta a Sant Esteve Sesrovire, nell’area metropolitana di Barcellona. Ha raccontato di essersi avvicinata alla musica quando ad appena 10 anni dopo aver sentito un brano flamenco che suonava a tutto volume dallo stereo di una macchina. Non ne sapeva niente di quel genere tipico del sud della Spagna, in particolare della Comunidad dell’Andalusia, e tradizionalmente legato alla cultura gitana.
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Aveva capito qualcosa in più avvicinandosi ai compagni di scuola originari dell’Andalusia, aveva cominciato a studiare canto e chitarra e il suo primo album, Los Angeles, era proprio un disco in genere e in omaggio al flamenco. Al successo era arrivata con El mal querer, 2019, ispirato alla novella occitana del Settecento, Flamenca, che al genere tradizionale aggiungeva elettronica, rnb, dancehall. Ha recitato anche nel film Dolor y gloria del regista spagnolo Pedro Almodóvar, ormai era pronta a diventare una popstar mondiale: l’ultimo album, Motomami, l’aveva resa la prima artista spagnola a debuttare al primo posto della classifica globale degli album su Spotify. Motomami, che era stato più declinato verso il reggaeton e l’hip hop, era stato anche il disco latino con il miglior debutto nella classifica statunitense nel 2022.
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LUX è stato registrato tra Barcellona, Siviglia, Montserrat, Parigi, Los Angeles, New York e Miami. La stessa Rosalía ne è anche la produttrice esecutiva. Nel comunicato stampa che ne anticipava a sorpresa l’uscita si leggeva che l’album “traccia un percorso emozionale che attraversa la mistica femminile, tra trasformazione e trascendenza, e oscilla tra l’intimità e la grandiosità di un’opera lirica, creando un mondo fatto di luce, dove il suono, il linguaggio e la cultura si fondono in un tutt’uno”. Era molto atteso: quando è stata pubblicata la foto di una partitura in un post su Substack, alcuni follower hanno cominciato a suonare quella musica. Ad anticiparlo il singolo Berghain, come il noto club di Berlino, scritto e interpretato con Yves Tumor e Björk, una canzone imprevedibile e avanguardistica che aveva riprodotto bene lo stile del disco.
E infatti LUX trasmette tutta l’ambizione e la curiosità di Rosalía che in pochissimi passaggi batte strade già percorse mentre lungo tutto l’album si presta a influenze dalla musica classica alla lirica, dall’opera all’elettronica. È suddiviso in quattro movimenti: la partenza, la gravità del mondo, la grazia di dio, il congedo e il ritorno. Spesso cambia tono, il coro interviene spesso, la voce della cantante catalana si esprime a livelli mai così eclettici. “È tutta la vita che mi preparo a qualcosa del genere”. È anche cantato in diverse lingue: spagnolo, catalano, italiano, latino, arabo, ucraino, mandarino, giapponese, dialetto siciliano e tedesco. In particolare, Mio Cristo piange diamanti, è interamente cantata in italiano.
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Arie, coplas, canto lirico, rumba. Le canzoni hanno strutture poco lineari. Altri ospiti del disco sono Guy-Manuel de Homem-Christo dei Daft Punk, Pharrell Williams e Charlotte Gainsbourg, Silvia Péerez Cruz, Estrella Morente, Yahritza, Carminho, il coro della Escolania de Montserrat e la London Symphonic Orchestra diretta da Daníel Bjarnason. Gran parte degli arrangiamenti sono curati dalla compositrice Caroline Shaw, già vincitrice di un Premio Pulitzer e di un Grammy Award. In copertina Rosalía compare vestita di bianco come una suora e investita da una luce che arriva di traverso, alcuni dei testi sono stati ispirati da figure religiose come la martire Santa Lucia e Giovanna d’Arco e intellettuali come Simone Weil e Clarice Lispector.
A El Pais Semanal ha raccontato di aver impiegato un anno soltanto per i testi, un altro anno per la registrazione e la produzione. “È un disco sull’amore, ispirato dalle vite di queste sante, dalla mistica femminile. Sono sante di tutto il modo e i loro contesti sono di culture distinte, provengono da religioni diverse e tutto questo mi ha permesso di apprendere, che è quello che alla fine mi emoziona; ampliare i miei orizzonti e la mia idea di spiritualità. Creo sia anche un disco sull’altro, su come capire l’altro”. È un disco avant-pop e modern classical, che si ribella agli schemi della canzone per tornarci con elementi imprevisti. Ha tutto l’aspetto di un disco a rilascio prolungato, che richiederà tempo e ascolti per essere colto. La sensazione è che nessun’altra popstar contemporanea potesse avere la curiosità e il coraggio per proporre un’opera simile. Rosalía ha annunciato che questo progetto dovrebbe essere portato dal vivo in spazi molto grandi.