Il rapporto

Perché l’UE è complice degli orrori in Tunisia: le testimonianze dei migranti nella denuncia di Amnesty

Report di Amnesty international: ecco di quali reati compiuti dal governo tunisino contro migranti subsahariani è complice l’Ue. “Ci hanno abbandonati al confine e ordinavano: andate in Libia, lì vi uccideranno”.

Esteri - di Sofia Toscani

9 Novembre 2025 alle 18:27

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AP Photo/Anis Mili
Associated Press/ LaPresse
AP Photo/Anis Mili Associated Press/ LaPresse

Nessuno ti sente quando urli. È il titolo di un documento di Amnesty international che denuncia un’ulteriore stretta nella politica migratoria del governo tunisino. Negli ultimi tre anni il regime di Saied, tanto caro a Giorgia Meloni, ha annullato ogni possibilità di rifugio e tutela per i richiedenti asilo e migranti, soprattutto se neri, attraverso persecuzioni razziste per mano della stessa polizia. “L’Unione europea rischia di rendersi complice di tutto ciò – scrive Amnesty – mantenendo in piedi la cooperazione nel controllo dei flussi migratori senza garanzie effettive in materia di diritti umani”.

Amnesty International ha condotto la ricerca tra febbraio 2023 e giugno 2025, intervistando 120 persone rifugiate e migranti provenienti da quasi 20 stati (92 uomini e 28 donne, comprese otto persone di età compresa tra 16 e 17 anni) a Tunisi, Sfax e Zarzis. Almeno 60 delle persone intervistate, tra cui tre minorenni, due rifugiati e cinque richiedenti asilo, sono state arrestate e detenute in modo arbitrario. Persone rifugiate e migranti dell’Africa subsahariana sono state prese di mira da singoli soggetti e dalle forze di sicurezza in un contesto di profilazione razziale sistemica e in varie ondate di violenza razzista alimentate dalla propaganda d’odio razziale, a partire dalle dichiarazioni del presidente Kais Saied del febbraio 2023. La situazione è peggiorata a causa della repressione che ha colpito almeno sei organizzazioni non governative che fornivano sostegno essenziale a persone migranti e rifugiate, con conseguenze umanitarie gravissime e un enorme vuoto di protezione. Dal maggio 2024 le autorità hanno detenuto arbitrariamente almeno otto loro operatori e due ex funzionari locali che avevano collaborato con esse. La prossima udienza del processo al personale di una delle organizzazioni non governative, il Consiglio tunisino per i rifugiati, è fissata per il 24 novembre.

Amnesty International ha indagato su 24 catture in mare e ha raccolto le testimonianze di 25 persone rifugiate e migranti che hanno descritto comportamenti violenti da parte della Guardia costiera tunisina: speronamenti, manovre ad alta velocità che hanno rischiato di far capovolgere le imbarcazioni, colpi inferti a persone e imbarcazioni con manganelli, lancio di gas lacrimogeni da distanza ravvicinata. “Céline”, una donna migrante camerunese catturata dopo la partenza dalla regione orientale di Sfax nel giugno 2023, ha raccontato ad Amnesty International: “Continuavano a colpire la nostra barca di legno con lunghi bastoni appuntiti, l’hanno bucata… C’erano almeno due donne e tre neonati senza giubbotti di salvataggio. Li abbiamo visti annegare e poi non abbiamo più visto i corpi. Non ho mai avuto così tanta paura”. Nonostante le persistenti preoccupazioni per la mancanza di trasparenza nei dati sugli intercettamenti, nel 2024 le autorità tunisine hanno smesso di pubblicare statistiche ufficiali dopo aver istituito, con il sostegno dell’Unione europea, una zona di ricerca e soccorso marittimo. In precedenza, avevano riferito un aumento significativo degli intercettamenti.

Dal giugno 2023 in poi le autorità tunisine hanno avviato espulsioni collettive di decine di migliaia di persone rifugiate e migranti, perlopiù provenienti dall’Africa subsahariana, dopo arresti su base razziale o catture in mare. Amnesty International ha accertato che, tra giugno 2023 e maggio 2025, sono state effettuate almeno 70 espulsioni collettive, che hanno riguardato oltre 11.500 persone. Le forze di sicurezza tunisine hanno sistematicamente abbandonato persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate – anche donne incinte e bambini – in aree remote e desertiche ai confini con la Libia e l’Algeria, senza acqua né cibo, spesso dopo aver loro confiscato telefoni, documenti d’identità e denaro, esponendole così a gravi rischi per la vita e la sicurezza. Dopo la prima ondata di espulsioni, tra giugno e luglio del 2023, almeno 28 persone migranti sono state trovate morte lungo il confine libico-tunisino e 80 risultano disperse. Queste espulsioni sono state condotte senza alcuna garanzia procedurale e in violazione del principio di non respingimento. Mentre chi veniva spinto verso l’Algeria doveva camminare per settimane per tornare indietro o rischiare ulteriori respingimenti a catena fino al Niger, le persone che venivano condotte verso la Libia spesso finivano nelle mani delle guardie di frontiera locali o di milizie che le abbandonavano lì o le portavano in strutture non ufficiali.

In Libia le persone migranti e rifugiate subiscono violazioni dei diritti umani gravi e sistematiche, commesse nell’impunità, che una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha qualificato come crimini contro l’umanità. “Ezra”, un uomo della Costa d’Avorio, ha raccontato ad Amnesty International come le forze di polizia tunisine lo abbiano espulso verso il confine libico nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2023, insieme ad altre 24 persone, almeno una delle quali minorenne: “Siamo arrivati nella zona di confine con la Libia verso le sei del mattino… Un ufficiale tunisino ha detto: ‘Andate in Libia, là vi uccideranno’. Un altro ha aggiunto: ‘O nuotate, o correte verso la Libia’. Ci hanno restituito un sacco pieno dei nostri telefoni distrutti…”. Le persone che facevano parte di questo gruppo hanno tentato di risalire la costa verso la Tunisia ma uomini in uniforme militare le hanno intercettate e inseguite con i cani, hanno picchiato quattro di loro e infine le hanno riportate al confine.

Ci hanno costretti a gridare più volte ‘Tunisia mai più, non torneremo mai più’ Le forze di sicurezza tunisine hanno sottoposto 41 uomini, donne e minorenni a maltrattamenti e torture durante intercettamenti, espulsioni o detenzioni. “Hakim”, cittadino camerunese, ha descritto come gli agenti lo abbiano portato e abbandonato al confine con l’Algeria nel gennaio 2025: “Ci hanno presi uno per uno, ci hanno circondati, ci hanno fatto sdraiare, ci hanno ammanettati… Ci picchiavano con tutto ciò che avevano: mazze, manganelli, tubi di ferro, bastoni di legno… Ci hanno costretti a ripetere più volte ‘Tunisia mai più, non torneremo mai più’. Ci colpivano e prendevano a calci ovunque”.

Amnesty International ha inoltre documentato 14 casi di stupro o altre forme di violenza sessuale da parte delle forze di sicurezza tunisine, alcuni dei quali avvenuti durante perquisizioni corporali o denudamenti forzati condotti in modo umiliante, tali da configurare tortura. “Karine”, una donna camerunese, ha raccontato ad Amnesty International che il 26 maggio 2025 agenti della Guardia nazionale l’hanno violentata due volte: prima durante una perquisizione dopo un intercettamento nella regione di Sfax, poi al confine con l’Algeria, dopo un’espulsione collettiva.

9 Novembre 2025

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