Finanziaria clamorosamente bocciata

Istat e Bankitalia sconfessano la “Melonomics”: la manovra aiuta chi è già ricco, assenti misure per salari e diseguaglianze

Palazzo Koch si scaglia contro l’assenza di provvedimenti contro salari poveri e diseguaglianze. E bacchetta Salvini sulla rottamazione delle cartelle: “Non serve”

Politica - di David Romoli

7 Novembre 2025 alle 09:00

Condividi l'articolo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La manovra tiene i conti in ordine. Tutte le istituzioni audite nelle consultazioni delle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato lo hanno confermato. Purtroppo è anche tutto quel che di buono si può dire della legge di bilancio. Per tutto il resto la bocciatura è piena. Lo dicono i dati e le analisi squadernati dall’Istat e da Bankitalia.

Il taglio dell’Irpef, che riguarda comunque solo il 30% dei contribuenti e che implicherà una variazione del reddito familiare non superiore all’1%, andrà per l’85% a vantaggio dei due quinti più ricchi della popolazione. L’Ufficio parlamentare di bilancio entra nel dettaglio: “Circa il 50% del risparmio di imposta va ai contribuenti con reddito superiore ai 48.000 euro, che rappresentano l’8% del totale. Il beneficio medio è pari a 408 euro per i dirigenti, 123 per gli impiegati e 23 euro per gli operai; per i lavoratori autonomi è di 124 euro e per i pensionati di 55 euro”. Se anche con il taglio dell’Irpef il reddito resta largamente insufficiente, il costo della vita in compenso resta altissimo: i salari lordi restano di 8 punti inferiori al gennaio 2021, subito prima della tempesta Covid.

È per questo che l’unica per provare a far quadrare i conti è rinunciare a curarsi quando necessario e di italiani che sacrificano le cure ce ne sono sempre di più: 5,8 mln certifica l’Istat, con un bel salto rispetto alla già disastrosa situazione dell’anno precedente, quando erano già 4,5 mln. È vero che nella manovra ci sono interventi a favore della sanità, però “l’aumento previsto delle risorse consente di rispondere solo parzialmente agli interventi necessari per affrontare le criticità del settore”. Le misure a sostegno del reddito, rincara impietosa Bankitalia “non comportano variazioni significative della disuguaglianza nella distribuzione del reddito disponibile equivalente tra le famiglie”. La Banca centrale è molto critica anche sulla rottamazione fiore all’occhiello di Salvini. Non è mai servita a d accrescere “l’efficacia del recupero del gettito”. In compenso “produce iniquità, sfavorendo imprese e cittadini onesti”.

Particolarmente interessanti sono gli appunti che Bankitalia muove alle misure a sostegno del potere d’acquisto dei salari. Negli sgravi fiscali ci sono marcati profili di iniquità, dal momento che circa il 40% dei dipendenti privati è esclusa dagli sgravi. La critica è più affilata e riguarda non solo l’efficacia ma l’impostazione complessiva dei tagli: “È improprio assegnare al bilancio pubblico il compito di recuperare il potere d’acquisto perduto dai lavoratori, soprattutto quando la redditività delle imprese può consentire che questo avvenga attraverso la contrattazione”. Traduzione: a sostenere i salari dovrebbero essere le imprese, del tutto in grado di sostenere aumenti contrattuali e non il bilancio pubblico.

Nel complesso il quadro restituito dalle varie istituzioni che hanno commentato di fronte al Parlamento la manovra conferma e quantifica il paradosso già noto di questo governo. Arrivati al potere puntando l’indice contro il rigore, i partiti della destra hanno poi applicato più di chiunque altro la logica rigorista, coniugata con il dogma secondo cui toccare troppo le fasce più alte e ricche della popolazione sarebbe controproducente. Il risultato è un governo che spende pochissimo in nome del risanamento dei conti pubblici e fa poi ricadere il peso del risparmio portato alle estreme conseguenze sulle spalle di chi già non ha quasi niente.

7 Novembre 2025

Condividi l'articolo