L'arresto del torturatore libico
Almasri è un assassino e il governo italiano è stati complice della sua evasione
Ora anche la Libia conferma che Almasri è un assassino. E che il governo italiano, dunque, è stato complice nella sua “evasione”
Esteri - di Redazione Web
Il killer libico Osama Al Masri è stato arrestato a Tripoli. Su ordine della magistratura della Libia, la quale ritiene che ci siano le prove almeno di 10 casi di tortura nel campo di concentramento per migranti che Almasri gestiva, e di un caso di omicidio. Non sappiamo se l’arresto sia il risultato di uno scontro di potere tra bande rivali interne al regime.
Quello che sappiamo è che a gennaio Almasri era stato catturato e arrestato a Torino dalla polizia italiana, in esecuzione di un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja. I capi di accusa, per i quali l’Aja aveva chiesto l’arresto e la consegna, erano molti e molto gravi. Successe però che mentre Almasri era in cella intervenne il governo italiano. Prima col ministro Nordio, che negò – o comunque rinviò – la sua firma su un atto indispensabile per confermare lo stato di fermo. Costringendo così la magistratura a liberarlo. Poi con l’altro ministro, Piantedosi, che decise di espellere immediatamente Almasri mettendo a sua disposizione un aereo di Stato che lo accompagnò in patria, dove fu accolto con tripudio e onori. Giorgia Meloni, quando lo scandalo esplose, si assunse tutte le responsabilità, per dare un aiuto ai suoi ministri.
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Ora anche la Libia conferma che Almasri è un assassino. E che il governo italiano, dunque, è stato complice nella sua “evasione”. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha commentato: «Evidentemente per la procura in Libia il diritto internazionale non vale «solo fino a un certo punto», come per il governo italiano. Questa è una figura vergognosa a livello internazionale per cui il governo deve chiedere scusa agli italiani».