Aveva 91 anni
Addio a Mamma Erasmus: come Sofia Corradi ha ideato il programma di scambio che ha cambiato l’Europa
Aveva studiato alla Columbia, negli USA, ma gli esami non gli erano stati riconosciuti in Italia. "La vissi come un'umiliazione". Circa 15 milioni di studenti hanno partecipato al progetto, un milione i figli delle coppie nate in Erasmus
Cultura - di Antonio Lamorte
Ancora oggi, quando la incontravano o la contattavano, la ringraziavano: per avergli cambiato la vita, regalato loro un’occasione più unica che rara, l’opportunità di vivere in una città straniera e di aggiungere un’esperienza formativa per la loro carriera, di aver in qualche modo addirittura propiziato l’incontro con l’anima gemella e la formazione di una famiglia. “Ancora in tantissimi mi ringraziano per quell’idea. Ormai molti di loro mi chiedono di fare un selfie con i loro figli e perfino con i loro nipoti”, ci raccontava in un’intervista Sofia Corradi, che per molti era semplicemente Mamma Erasmus, morta a Roma il 17 ottobre a 91 anni. Sua l’intuizione che portò all’istituzione del più noto programma di interscambio universitario nell’Unione Europea.
Il programma è stato attivato dal 1987, da allora milioni di studenti hanno studiato all’estero, in altre università. Tutto nato da una questione burocratica, oggi anche piuttosto intuitiva e logica. Allora non lo era affatto. “Nel 1958 tornai in Italia dopo un master in legislazione universitaria alla Columbia University di New York; era stato possibile grazie a una borsa di studio Fulbright Scholarship. Ma gli esami fatti negli USA non mi vennero riconosciuti dalla facoltà di giurisprudenza della Sapienza. La vissi come un’umiliazione. E da quel momento cominciai a pensare e a lavorare a un progetto che facesse superare quel tipo di difficoltà burocratiche”.
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Corradi era nata a Roma nel 1934, aveva studiato giurisprudenza all’Università La Sapienza e si era laureata con 110 e lode. Aveva studiato negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio. Quando non gli vennero riconosciuti gli esami, propose in un documento un meccanismo di riconoscimento. Era il 1969, Corradi era consulente della Conferenza dei rettori italiani. La sua proposta venne accolta dal ministro della Pubblica Istruzione Mario Ferrari Aggradi che propose un disegno di legge. L’approvazione in Senato saltò per la fine della legislatura e soltanto nel 1976 la sua proposta venne accolta in una risoluzione della Comunità Economica Europea. Le prime sperimentazioni partirono negli anni successivi fino all’avvio del progetto a fine anni ’80 con regole condivise tra i Paesi Europei.
“Nessuno ha mai vietato a uno studente di andare a studiare fuori, anche quando formulai la mia idea. La novità dell’Erasmus fu che gli esami superati all’estero, venivano poi riconosciuti come un tratto del piano di studi individuale. In questa maniera non si verificava nessun ritardo nel conseguimento della laurea”. All’Erasmus venne dato il nome del filosofo Erasmo da Rotterdam, pensatore e viaggiatore dell’Europa tra XV e XVI secolo. Quel programma oggi si chiama Erasmus+ e ha formato – con un’esperienza di vita, un’opportunità per la carriera, la possibilità di vivere esperienze multiculturali – milioni di studenti (le statistiche ne contano almeno 15) e tre quattro generazioni di ragazzi.
Il film L’appartamento spagnolo, del regista Cédric Klapisch, ambientato a Barcellona, divenne presto un cult e contribuì a plasmare l’immaginario di quell’esperienza tra abitazioni condivise, esperienze uniche e incontri irripetibili. A Corradi venne assegnato tra gli altri il Premio Europeo Carlo V, nel 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegnò a Corradi l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana. Secondo quanto riporta RaiNews.it, si stima che in quarant’anni siano nati oltre un milione di “Figli dell’Erasmus”, bambini nati da coppie composte da studenti del programma.