Il ricorso di Magi
Dl Sicurezza scippato all’Aula: governo Meloni desiderato alla Consulta
Dopo una raffica record di decreti, la destra ha persino trasformato in dl anche il ddl che era in esame al Senato. Magi fa ricorso alla Corte costituzionale
Politica - di Salvatore Curreri
Si può impunemente trasformare un disegno di legge in un decreto legge? È questa – sostanzialmente – la domanda cui lunedì prossimo la Corte costituzionale dovrà rispondere, pronunciandosi sul ricorso per conflitto di attribuzioni presentato dal deputato Riccardo Magi (+Europa) contro il Governo.
Capisco: può sembrare una questione tecnico-procedurale, tutto sommato da legulei, e quindi di poca o nessuna importanza per il cittadino comune. Sbagliato. Dietro di essa, infatti, si nasconde uno dei problemi più gravi di cui soffre la nostra democrazia, e cioè l’abuso della decretazione d’urgenza che da tempo relega il Parlamento ai margini dell’attività legislativa. I numeri sono impietosi nel confermare una tendenza strutturale che ormai da decenni riguarda tutti i governi, di qualunque colore politico siano, ma che è esplosa nell’attuale legislatura, nonostante l’attuale stia battendo tutti i record di durata grazie a una solida maggioranza parlamentare. Allo scorso 13 settembre (i dati sono per lo più tratti dal sempre puntuale Dossier sulla produzione legislativa curato dal Servizio di Documentazione parlamentare della Camera dei deputati) il 38,4% delle leggi approvate sono state leggi di conversione dei decreti legge, costituendo il 61,5% di tutte le parole presenti nelle leggi.
Il governo Meloni ha approvato 84 decreti legge, con una media di circa 3 decreti al mese, analoga a quella dei governi Conte II e Draghi. Per la conversione oramai è prassi che il governo ponga la questione di fiducia (91 in totale, anche qui con una media di circa 3 al mese) sul maxi-emendamento che recepisce il testo approvato in Commissione e che non viene modificato né di solito dall’Aula prima, né assolutamente dall’altra Camera dopo. Di fatto, ormai, siamo passati a un sistema monocamerale in cui la seconda Camera ratifica il testo legislativo approvato dalla prima (e sarà così anche per la prossima legge di bilancio…). Anche lo stesso limite dell’ingolfamento dei lavori parlamentari, causa troppi decreti legge da convertire, è stato superato perché oggi con un’unica legge di conversione di un decreto legge se ne convertono altri successivi (i c.d. decreti matrioska), con ulteriore riduzione dei tempi di esame.
Insomma, quello che secondo la nostra Costituzione dovrebbe essere una fonte legislativa cui il governo dovrebbe ricorrere solo in “casi straordinari di necessità ed urgenza” in realtà da tempo è utilizzata come una sorta di normale iniziativa legislativa rafforzata così da poter far entrare immediatamente in vigore e convertire in legge entro 60 giorni i disegni di legge prioritari che danno attuazione al suo programma politico. Ma siccome al peggio non c’è mai fine ecco l’ultima trovata: il disegno di legge da tempo all’esame del Parlamento che improvvisamente acquista i presupposti di straordinaria necessità e urgenza e viene pertanto trasformato in decreto legge. Pochi l’hanno notato, perché magari concentrati sui suoi contenuti liberticidi, ma ciò è esattamente quanto accaduto con il c.d. disegno di legge sicurezza che la Commissione Affari costituzionali del Senato stava esaminando da più di anno e che lo scorso 4 aprile il governo ha improvvisamente deciso di trasformare in decreto legge, mantenendo – salvo pochissimi passaggi – lo stesso testo e aggiungendo al titolo Disposizioni in materia di sicurezza pubblica… l’aggettivo “urgenti”.
Da qui il conflitto di attribuzione sollevato dal deputato Magi contro questa grave violazione delle prerogative parlamentari da parte del governo che, trasformando di punto in bianco in urgenti disposizioni che fino ad allora non lo erano, ha privato il singolo parlamentare e con esso il Parlamento della possibilità di proseguire l’esame in Commissione di disposizioni, peraltro, anche in natura penale, che per loro natura necessitano di un esame approfondito incidendo sulla libertà personale di ciascuno. Perché la cattiva qualità della legislazione è anche la conseguenza di questo modo disordinato, confuso e accelerato di procedere nell’esame e nell’approvazione dei testi legislativi. Ultima riprova ne è stato il messaggio con cui, pur promulgandola, il presidente Mattarella ha rilevato l’irrazionalità della legge che istituendo la festività nazionale in onore di San Francesco il 4 ottobre, ha lasciato invariata la solennità civile nella medesima data in onore di Santa Caterina, lasciando inalterata la possibilità per le scuole di promuovere iniziative dedicate ai valori universali espressi dai due Santi sempre nella giornata del 4 ottobre nella quale però, divenuta festiva, esse non potrebbero svolgersi: un pasticcio!
Quando scrivevo all’inizio che quella sollevata dal ricorso del deputato Magi non è questione meramente procedurale ma che incide nel profondo sul ruolo del Parlamento intendevo per l’appunto riferirmi a come la sua sostanziale emarginazione nel processo di produzione legislativa è causa non ultima della cattiva qualità della nostra legislazione, con tutto quel che ne consegue in termini di certezza del diritto per gli operatori, anche economici e commerciali. Certamente quella del ricorso per conflitto di attribuzioni del singolo parlamentare è una strada stretta che la Corte costituzionale ha in teoria ha sempre ammesso ma di fatto ha sempre sbarrato, rendendosi in certa misura corresponsabile dello stato di degrado cui il Parlamento (ovvero la maggioranza parlamentare) ormai da solo non ha la forza politica di porre rimedio perché sotto scacco del Governo. Quasi trent’anni fa la Corte seppe dire no all’abuso allora costituito dalla reiterazione dei decreti legge. Forse è giunta l’ora di opporre finalmente un altro divieto allo strapotere del Governo, affinché, dopo tanti inutili tuoni, finalmente piova.