La cantante in ascesa
Olivia Dean, la stella del pop britannico benedetta da Elton John: nuova protagonista del pop con “The Art of Love”
Al suo secondo album la cantante londinese sembra aver trovato la sua voce. “Quando questa ragazza inizierà a sfondare, quando questa ragazza inizierà a sfondare?”, si chiedeva il Rocket Man. Ecco
Cultura - di Antonio Lamorte
Ai più attenti non sarà sfuggita sulle radio italiane, dove pure aveva girato con Man I Need, il suo ultimo singolo. Altri l’avranno scoperta mentre divideva il palco con Sabrina Carpenter o Sam Fender. Non ci si stupirebbe mica se da oggi a qualche settimana Olivia Dean dovesse diventare anche all’estero quello che è già nel Regno Unito: ovvero la star del nuovo soul britannico più brillante, fresca, in ascesa di tutte. Grazie al suo sound senza tempo, ritornelli canterini, produzione precisa ma non invadente. Niente di rivoluzionario, sicuramente una candidatura a una nuova protagonista mainstream del pop internazionale.
Padre inglese, madre giamaicano-guyanese, originaria di East London. Da bambina teatro e coro gospel, iscritta alla BRIT School, l’incontro con la manager Emily Braham che la portò appena 18enne a diventare corista dei Rudimental. Subito in giro per mezzo mondo: allo Sziget Festival a Budapest, sul palco davanti a migliaia di persone si chiese: “Come ci sono arrivata?”. Si era fatta notare durante la pandemia da Covid-19 sui social con un furgone giallo trasformato in un palcoscenico su ruote. Aveva girato un po’, suonato in posti dove non era mai stata.
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Ha sempre adorato tutti i grandi della Motown – l’etichetta R&B di Los Angeles diventata un sound e un brand – le Supremes, Diana Ross, Smokey Robinson. “La gente pensa: ‘Non ho bisogno di un uomo! Amare chi? Amare dove? Non esiste!’ Ma a quei tempi era, ‘Ti amo…’. Era tutto così emozionante. L’emozione estrema è ciò che amo dell’era Motown”, raccontava anni fa a Music Week. Già il suo primo singolo, Reason to stay, uscito nel 2018, aveva rivelato il suo talento soul pop, uno stile elegante e raffinato. “Quando questa ragazza inizierà a sfondare, quando questa ragazza inizierà a sfondare?”, si chiedeva Elton John alla Radio 1 di BBC. “È così brillante, penso che sia una grande star, una cantante favolosa”.
Messy, il suo primo album di esordio pubblicato nel 2023, fu candidato al Mercury Prize. “Al suo debutto, Olivia Dean sta già spingendo forte”, scriveva all’epoca il New York Times. Fiati vintage, arrangiamenti pop soul puliti ma piuttosto canonici, ballatone nu soul appunto. Era stato un bell’esordio, niente di esplosivo in effetti. Dean è entrata nel frattempo nella colonna sonora nel nuovo film di Bridget Jones. La scorsa estate aveva cominciato collaborato con Sam Fender, altra star in ascesa della musica britannica, nel duetto Rein Me In, estratto dall’ultimo album del cantante People Watching, portata e registrata anche dal vivo al London Stadium. E si è esibita anche con Sabrina Carpenter al BST Hyde Park di Londra lo scorso 6 luglio, torneranno a farlo tra ottobre e novembre 2025 in alcune date della pop star americana.
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L’album era stato annunciato dal singolo Man I Need: quinta canzone più ascoltata al mondo su Spotify in questi giorni. Nelle ultime settimane in Top10 con Nice to Each Other, in Top20 anche il più vecchio Dive, riscoperto sulla scia dei nuovi singoli. A segnare definitivamente il cambio di passo erano stati proprio i primi singoli di anticipazione dell’album in uscita oggi, The Art of Loving, scritto con i coautori Tobias Jesso Jr. e Matt Hales. Sempre pop soul in purezza ma con un’idea più strutturata, prodotta con grande gusto che fa scorrere tutto il disco con leggerezza, niente lasciato al caso. Echi di Rumours dei Fleetwood Mac, soft e yacht rock, arrangiamenti retrò e ovattati, drum’n’bass e jazzy che deviano anche verso un’attitudine indie. Quando somiglia troppo Amy Winehouse, come in Close Up, il disco scende di giri. Non può essere tutto perfetto.
Suona tutto familiare insomma, molti rimandi e citazioni, ma allo stesso tempo molto personale. Olivia Dean sembra aver capito più precisamente chi è a questo punto della sua carriera, sembra aver trovato la sua voce. Per il Guardian: “Anche se non lo si descriverebbe come una reinvenzione completa, costituisce certamente un ripensamento notevole. Cancella la maggior parte dei cliché dell’album di debutto di Dean e cerca ispirazione nella musica proveniente dagli studi di registrazione della Los Angeles degli anni ’70 […] È eccezionalmente ben fatto ma sembra del tutto naturale; è pop commerciale mainstream, ma lodevolmente privo di cliché evidenti”. Oliva Dean appare come la stella più luminosa del brit-pop-soul, almeno al momento.
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È molto atteso il suo tour europeo che partirà il prossimo 23 aprile 2026 dall’OVO Hydro di Glasgow, in Scozia. Due le date alla O2 Arena di Londra. Sarà a Milano, al Kozel Carroponte, il 22 maggio del 2026.
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