L'album capolavoro del maestro

Rimmel compie 50 anni, l’album capolavoro di Francesco De Gregori è un manuale di storia

Qualcuno lo attaccò perché mieloso, qualcun altro lo processò al Palalido di Milano per alto tradimento. Ma quell’album, da Pannella Signor Hood alle Storie di ieri è un manuale di storia

Spettacoli - di Graziella Balestrieri

18 Settembre 2025 alle 14:00

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Photo credits: Facebook Francesco De Gregori
Photo credits: Facebook Francesco De Gregori

Il 19 settembre saranno 50 anni dall’uscita da quello che viene considerato uno dei capolavori assoluti e che ha cambiato il modo di scrivere e fare in musica in Italia: stiamo parlando di Rimmel, album di Francesco De Gregori, anno di uscita 1975. Nel frattempo, il principe della musica italiana è già in cammino con la sua band; da Guido Guglielminetti (basso e contrabasso), Carlo Gaudiello (pianoforte), Primiano Di Biase (Hammond, tastiere e fisarmonica), Paolo Giovenchi (chitarre), Alessandro Valle (chitarra, pedal steel e mandolino) e Simone Talone (batteria e percussioni). Coriste: Francesca La Colla e Cristina Greco dal 23 agosto, un cammino suddiviso tra piazze, teatri, club e palasport. Senza dimenticare, la presenza fuori concorso, alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con Francesco De Gregori, Nevergreen un film di Stefano Pistolini, che è stato nelle sale cinematografiche dall’11 al 17 settembre, come evento speciale per Nexo Studios.

Come nasce Rimmel

Il contesto storico in cui esce Rimmel è un contesto storico di grandi cambiamenti, sia a livello politico che sociale. In Italia inizia a scricchiolare il dominio assoluto della Dc e il Partito Comunista italiano, come titolava l’Unità nel 1975 inizia a prendere il sopravvento e a crearsi lo spazio giusto nella società italiana “Esaltante avanzata del Pci, undici milioni di voti”. C’è Aldo Moro, Ugo La Malfa, Enrico Berlinguer, sono gli anni del Partito radicale e delle sue lotte, basti ricordare la raccolta delle firme per il referendum abrogativo delle norme penali sull’aborto, fino al nuovo centro di sterilizzazione. Verrà arrestato il segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, mentre per Emma Bonino viene spiccato un ineseguibile mandato di cattura perché latitante. La Bonino in occasione delle elezioni di giugno ricompare sulla scena, e clamorosamente recandosi alle urne elettorali (in pratica polemicamente si consegna) viene arrestata. Saranno gli anni delle Brigate Rosse, del terrorismo nero a venire, saranno gli anni di Moro, della sua cattura e della sua morte. Nel mondo della musica invece stava per uscire Wish you were here dei Pink Floyd, David Bowie era primo in classifica con Fame, i vari Bob Dylan, Leonard Cohen e Tom Waits, sono già presenti sulle scene musicali, anche con i loro album effetto – come scrisse qualcuno all’epoca per Rimmel – “baci perugina”.

Francesco De Gregori, pur venendo sempre inquadrato nella schiera dei cantautori cosiddetti impegnati, in realtà, indubbiamente lo è stato e lo è ma a modo suo: Rimmel ne è stata la dimostrazione perfetta, un album in grado di svariare in maniera del tutto naturale seppur ermetica, da argomenti come l’amore fino alla politica, alle tematiche del lavoro, dello sfruttamento. Rimmel non è solo “ora le tue labbra puoi spedirle ad un indirizzo nuovo” ma è anche un nuovo suono, una musica diversa per quell’epoca. In fondo, ad ascoltarlo bene oggi, Francesco De Gregori non è mai appartenuto alla schiera dei cosiddetti “cantautori impegnati”. Anche quando si parla di Fabrizio De André, si dimentica spesso che in primis De André era un anarchico, anche in quello che scriveva. Che voleva essere considerato un poeta, quale è effettivamente è stato. Come dall’altra parte lo è stato Ivano Fossati, impegnatissimo a livello politico ma impegnato anche nella ricerca musicale. Tutti e tre hanno avuto e hanno un modo completamente diverso di rivolgersi al loro pubblico, e tutti e tre si staccano dall’impegno politico e diretto della scrittura di Francesco Guccini, Giorgio Gaber o il Dott. Enzo Jannacci.

L’impegno di De Gregori

De Gregori è un’altra cosa, lo diventa attraverso Rimmel: è quello che in maniera del tutto originale, per il panorama musicale italiano, è più vicino all’America di Bob Dylan, di Tim Buckley, di Cohen. Rimmel è un album alla ricerca di altro, che sposta il baricentro della musica italiana e che va oltre il confine. Rimmel che racconta la politica del tempo la racconta attraverso i suoi protagonisti, attraverso le vicende che più hanno colpito De Gregori. Le storie di ieri parlava di come il Msi di Giorgio Almirante avesse trasformato e resa, in maniera del tutto impensabile, “accettabile” l’ideologia del fascismo, un brano che venne considerato quasi come un manifesto antifascista. Il Signor Hood è uno dei ritratti dedicati alla figura indomita (e di cui si sente la mancanza in questa politica) del leader radicale Marco Pannella, così come il brano Pablo, (le musiche scritte insieme a Lucio Dalla) che racconta la morte di un lavoratore spagnolo emigrato in Svizzera.

Impegnato con un suo linguaggio, da sempre, ma allo stesso tempo Francesco De Gregori non dimentica l’interiorità, che richiede anche un impegno, come lo richiedono i sentimenti, che fanno parte in ogni contesto, anche quello politico e di trasformazioni sociale, della vita di ognuno di noi. Così l’amore è una delle tematiche fondamentali in questo album, così come sarà per quelle a venire, così come lo sarà per i grandi autori del nostro secolo: nessuno si è mai sognato di dire che I want you di Bob Dylan è una canzone da baci perugina, o To make me feel my love, sempre di Dylan lo è. Piccola Mela, Buonanotte Fiorellino, Rimmel, sono canzoni con nuove architetture musicali: c’è il valzer, c’è il rock, c’è il jazz, c’è il tanto temutissimo pop.

Diventa popolare De Gregori, arriva in classifica, “monetizza” la sua arte e questo non va a genio ai cosiddetti impegnati di allora. Ne paga le conseguenze, serie anche. Per un album come Rimmel, che ha rivoluzionato il modo di scrivere canzoni e fare musica in Italia, Francesco De Gregori viene “processato” al Palalido di Milano, il 2 aprile del 1976. Sembra finire lì la carriera di uno dei più grandi autori del nostro paese, sembra finire lì tra pistole e minacce. Sembra finire lì Rimmel, ma sono passati 50 anni, Rimmel è ancora qui… e non c’è niente da capire.

18 Settembre 2025

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