La rubrica Sottosopra

Perché Israele non ha una Costituzione: il dio dei coloni è feroce quanto il dio dei talebani

Per fortuna ci sono settori della società israeliana che si oppongono alla deriva di Netanyahu e nella diaspora sono attivi gli ebrei democratici

Esteri - di Mario Capanna

27 Luglio 2025 alle 08:23

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AP Photo/Julia Demaree Nikhinson
AP Photo/Julia Demaree Nikhinson

Questo Paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità.
(G. Meir)

Israele non ha una Costituzione. A cavallo del 1948 ci fu un dibattito circa la necessità o meno che il nuovo Stato se ne dotasse. La conclusione fu che non era utile, bastando, per regolare la società e le istituzioni, i precetti contenuti nella Torah (i primi cinque libri del vecchio testamento biblico, chiamati Pentateuco dai cristiani). In quei testi Dio definisce gli ebrei “un popolo consacrato al Signore, Iddio tuo, che ti ha scelto, affinché sia il suo popolo speciale fra tutti i popoli della terra” (Deuteronomio, 7,6); poi ingiunge: “Distruggi tutti i popoli che il Signore, Iddio tuo, mette in tua balìa, non si impietosisca l’occhio tuo su di loro” (ibidem, 7,16); già prima Dio aveva indicato la “terra che io vi darò in possesso ereditario” (Esodo, 6,8).

Se per delle menti razionali queste sono favolette, per i coloni fascisti, che massacrano i palestinesi e li cacciano dalle loro terre – protetti dai soldati, gli uni e gli altri autorizzati dal governo e dallo Stato israeliano – sono invece precetti divini. Si capisce meglio, allora, la situazione attuale in Palestina. Se la terra, “dove scorrono il latte e il miele” (Deuteronomio, 26,9), è data da Dio, per di più “in possesso ereditario”, essa non è negoziabile, e la parte mancante va conquistata a ogni costo, “distruggendo tutti i popoli” che… abusivamente ci vivono. Non c’è chi non veda la perfetta coerenza fra le “parole di Dio” e il comportamento di Israele, volto prima a massacrare i palestinesi, e poi a deportare i superstiti. Ed è pure conseguente la decisione del Parlamento: “Mai dovrà esserci lo Stato palestinese”.

Inoltre: è dell’altro giorno la deliberazione circa l’annessione della Cisgiordania (70 voti a favore, approvata anche da parte dell’ “opposizione”…). Al posto della costituzione sono state varate delle “leggi fondamentali”, fra cui l’ultima del 2018, che proclama Israele come lo “Stato ebraico”, con Gerusalemme capitale. Legge discriminatoria, che viola i diritti delle minoranze, compreso il 20% della popolazione palestinese interna. A questo punto il quadro è perfetto: il “popolo eletto”, seguendo gli ukase di Dio, non ha mai fissato i propri confini, allargandoli a piacimento a ogni guerra – vedi da ultimo Libano e Siria, oltre Gaza e Cisgiordania – e insegue il progetto dell’Eretz Israel, (il Grande Israele). Israele è, inequivocabilmente, uno Stato teocratico, al pari dell’Iran e dell’Afghanistan: non si può sfuggire a questa verità. Un ebreo limpido, come Stefano Levi Della Torre, ha affermato: “Il dio dei coloni israeliani è feroce come il dio dei talebani”. Per fortuna ci sono settori della società israeliana che si oppongono a questa deriva e, in particolare, sono attivi nella diaspora gli ebrei democratici.

Obiezione: “Israele è l’unica democrazia del Medioriente”. Già, perché si vota? Ma, allora, sono “democratici” anche l’Iran, l’Egitto, la Turchia, la Russia, la Bielorussia ecc.: anche lì si vota. Le elezioni, di solito pilotate, sono una copertura delle autocrazie. È così persino negli Usa, figuriamoci in Israele. Che è un’autocrazia sanfedista. Al punto che, se Netanyahu scomparisse, il successore potrebbe difficilmente fare la differenza. Prima ancora c’è una questione preliminare e dirimente: può essere definito “democratico” uno Stato che dilania il popolo confinante e, oltre agli ordigni di sterminio, usa ignominiosamente la fame e la sete come armi di guerra, e ogni giorno assassina a sangue freddo decine di derelitti in cerca di cibo, mentre fa morire bambini e anziani di inedia? Chi non si pronuncia su questo non ha diritto di pronunciarsi su tutto il resto. Ad Auschwitz venivano usati i gas, in Palestina i droni, i missili, i bombardieri, i carri armati, i cecchini, i coloni: analoga la finalità di annientamento. Doppiamente aberrante, proprio perché c’è stata la disumanità dell’olocausto. Che i figli delle vittime di ieri si comportino come i loro carnefici, dice che la storia è maestra di vita, ma molti discepoli scelgono di essere ottusi.

Lo Stato sionista si è portato dentro una corrente fascista fin dall’inizio, come denunciarono Albert Einstein e Hannah Arendt nella lettera pubblicata sul New York Times (2 dicembre 1948), in occasione della visita di Menachem Begin negli Usa, accusandolo di avere “apertamente predicato la dottrina dello Stato fascista”. Non a caso Begin fondò nel 1973 il Likud, il partito oggi al governo di Israele sotto la guida di Netanyahu. Logico: quando Dio è tirato a destra e a manca – dal “Deus vult” (Dio lo vuole) delle crociate, al “Gott mit uns” (Dio con noi) inciso sui cinturoni delle SS – l’esito non può che essere la più spietata repressione. Senza il sostegno e la complicità di Usa e Ue, lo Stato teocratico di Israele, con il suo fascismo, non potrebbe reggere: ecco la responsabilità perversa dell’Occidente, sempre più isolato dai popoli del mondo.

27 Luglio 2025

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