Il conflitto

Chi sono i Drusi, perché c’è di nuovo la guerra civile in Siria e quali sono gli interessi di Israele

Le violenze delle forze governative e dei beduini sunniti (dopo la mattanza ai danni della popolazione alawita), i raid dello Stato Ebraico: cosa sta accadendo tra Damasco e Sweida

Esteri - di Redazione Web

21 Luglio 2025 alle 09:36

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Fonte LaPresse
Fonte LaPresse

La guerra civile siriana, entrata nel suo 15esimo anno, scrive un’altra sanguinosa pagina di storia, con l’uccisione di almeno un centinaio di persone, in larga parte miliziani drusi e loro rivali beduini sunniti, sostenuti dalle forze governative. Una recrudescenza a sfondo confessionale che avviene mesi dopo la presa del potere da parte dell’ex miliziano qaedista Ahmad Sharaa (Jolani), autoproclamatosi presidente di un paese ormai non più alleato di Iran e Russia ma sempre più vicino a Stati Uniti e Israele. Le violenze giungono dopo i massacri di 1.500 civili alawiti compiuti a marzo da miliziani filo-governativi, e gli attacchi, sempre da parte di armati vicini a Sharaa, contro i drusi di Damasco. Al confine con la Giordania e non lontano dalle Alture siriane del Golan, occupate da Israele, Suwayda è storicamente la roccaforte dei drusi siriani, con forti legami con i correligionari in Libano e in Israele.

Perché c’è di nuovo la guerra civile in Siria

Il governo israeliano, che nei mesi e settimane scorsi, ha più volte affermato di voler “proteggere” i drusi siriani, ha ordinato nelle ultime ore di bombardare le colonne di tank siriani diretti verso Suwayda. L’escalation era da tempo nell’aria. Il casus è scattato nel fine settimana, col rapimento da parte dei beduini della zona di un commerciante druso, provocando l’attesa reazione dei drusi, che hanno sequestrato alcuni beduini; le cui famiglie, a loro volta, sono scese in strada armate. Gli scontri, dilagati alla periferia di Suwayda, sono presto degenerati. E hanno dato vita a un vero e proprio attacco coordinato tra beduini e forze governative per prendere il controllo di Suwayda. I bilanci delle vittime sono in continuo aggiornamento (si parla di almeno 60 miliziani drusi uccisi, tra cui due bambini e due donne, 18 beduini armati, 14 militari governativi, 7 non identificati) e contrastano tra loro a seconda delle fonti locali citate.

Da Damasco a Suwayda

Video amatoriali e professionali mostrano un ingente dispiegamento di armi e mezzi militari da entrambe le parti. Il ministero degli interni ha affermato di intervenire “per proteggere la sicurezza dei civili“. E il ministero della difesa ha diffuso un ultimatum “senza condizioni” alle forze druse siriane: “Consegnate le armi, così eviteremo una battaglia casa per casa nella città di Suwayda“. A rendere la situazione ancora più incandescente è stato l’intervento di Israele, che ha bombardato il sud della Siria per impedire ai governativi di conquistare un villaggio druso. Il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato di “un chiaro avvertimento al regime“, mentre il prolungato sorvolo aereo di jet ed elicotteri dello Stato ebraico ha spinto diversi sostenitori di Jolani ad accusare i miliziani drusi di essere dei “mercenari dei sionisti“.

Il governo sunnita di Jolani

Dal canto loro, le autorità druse di Suwayda hanno respinto gli appelli alla protezione straniera ma hanno denunciato la trappola tesa dal governo, usando i beduini, storici rivali nell’uso dei terreni agricoli, per imporre la sua autorità manu militari su una zona che chiede da tempo di mantenere la sua autonomia amministrativa e di sicurezza. Israele allarga e intensifica la sua guerra nella vicina Siria: l’aviazione dello Stato ebraico ha preso di mira a Damasco i centri del potere militare, intimando alle forze governative siriane di fermare l’offensiva sulla roccaforte drusa di Sweida, dove si sono registrati più di 300 morti in tre giorni di sanguinosi scontri. Gli Stati Uniti, stretti alleati di Israele, tramite il segretario di Stato Marco Rubio si sono prima detti “preoccupati” per l’inasprimento della violenza ma, in serata, hanno espresso un cauto ottimismo dopo l’annuncio di un cessate il fuoco a Sweida:

Il massacro degli alawiti

La situazione in Siria è complicata“, ha detto Rubio dalla CasaBianca. “Ma siamo sulla strada della de-escalation, nelle prossime ore speriamo di vedere qualche progresso per mettere fine a ciò che abbiamo visto“, ha aggiunto. Con gli attacchi sul ministero della Difesa e sulla sede dello stato maggiore a Damasco e, soprattutto, con gli attacchi odierni alle postazioni militari a Sweida e Daraa, l’esercito israeliano ha ribadito di voler essere l’attore incontrastato in tutto il sud-ovest siriano. “I colpi più pesanti sono partiti“, ha ammonito il ministro della Difesa israeliano Israel Katz dopo i clamorosi raid sulla capitale. Nella centrale piazza degli omayyadi, dove si affaccia una delle sedi governative in parte colpite dai raid, si sono registrate scene di panico tra gli automobilisti e i pedoni in fuga per paura di altri bombardamenti. Le colonne di fumo bianco che si sono levate dalla zona sono state riprese da diverse angolature in tutta la capitale.

Chi sono i Drusi

Il ministero della Sanità siriano ha riferito di un bilancio di 3 morti e 34 feriti nei raid su Damasco (la Reuters parla di 7 militari uccisi). Le fonti affermano che le sezioni degli edifici colpite erano in realtà senza personale. Al sud, secondo diverse fonti, si contano circa 300 uccisi in tre giorni, 180 dei quali tra i governativi. Una decina di questi sono stati uccisi da raid israeliani attorno a Sweida. I combattimenti nel sud erano cominciati domenica e si erano intensificati tra lunedì e martedì, quando le forze di Damasco erano entrate in città, annunciando di aver sconfitto “le bande fuorileggedruse. L’avanzata dei governativi su Sweida e il loro trionfale ingresso, martedì mattina, non è stato di fatto ostacolato da Israele, che aveva fino ad allora condotto raid dimostrativi. La comunità drusa di Siria è legata storicamente a quelle druse in Libano, in Galilea e nel vicino Golan, occupato da Israele dal 1967.

Quali sono gli interessi di Israele

Alcune centinaia di drusi del Golan controllato da Israele hanno tentato di penetrare nel lato siriano dell’altopiano e ci sono stati tafferugli con i militari israeliani. È un incidente senza precedenti. Per tutti gli anni della guerra civile siriana, scoppiata nel 2011 e ancora in corso, la comunità drusa siriana ha mantenuto una relativa autonomia militare e amministrativa. Ma il nuovo regime siriano, guidato dall’ex capo qaedista Ahmad Sharaa (Jolani), dopo aver sostenuto di fatto i massacri di 1.500 civili sciiti-alawiti della costa lo scorso marzo, e aver appoggiato gli attacchi alle roccaforti druse di Damasco a maggio, aspettava da tempo di passare all’offensiva per controllare direttamente Sweida, al confine con la Giordania.

Perché Israele bombarda la Siria

Nel fine settimana, in Azerbaijan, proprio la dirigenza siriana aveva incontrato alti rappresentanti israeliani per definire una serie di questioni in vista dell’accordo di normalizzazione dei rapporti tra due Paesi formalmente in stato di guerra dalla loro nascita circa 80 anni fa. Nel tardo pomeriggio è poi arrivato l’annuncio di un cessate il fuoco a Sweida tra governativi e milizie druse. Quasi tutti i dignitari religiosi e civili della città hanno accettato l’autorità del governo centrale di Damasco, che ha già annunciato di aver preso il controllo di Sweida, nonostante le manovre militariisraeliane. Oltre a “proteggere i drusi” siriani, Israele ha detto esplicitamente di non tollerare una forza armata governativa siriana nel sud del Paese. Questo pare il reale obiettivo dell’escalation israeliana.

21 Luglio 2025

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