Verso le elezioni del prossimo autunno

Schlein punta alle Regionali: dopo le amministrative la sfida per il governo a Meloni

Sei regioni al voto, ma in gioco per Schlein c’è molto altro: l’alleanza con i 5 Stelle e la sfida all’esecutivo di destra alle politiche del 2027

Politica - di David Romoli

16 Luglio 2025 alle 08:00

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Quando ci sono sul tavolo faccende di portata storica, dalle guerre guerreggiate a quelle commerciali, è ovvio che finiscano nel cono d’ombra questioni di ben altre dimensioni, come le elezioni regionali del prossimo autunno. Quelle elezioni, invece, sono parecchio importanti per gli equilibri interni e non c’è da stupirsi quindi se i leader politici, tra un vertice internazionale e l’altro, restano concentrati su quelle sei regioni che andranno al voto in settembre.

Per il Pd di Elly Schlein sono un grosso investimento politico. Le previsioni prefigurano una vittoria piena del centrosinistra e già questo sarebbe un passaggio fondamentale per Elly, perché avvierebbe la lunga marcia verso le elezioni politiche del 2027, con in mezzo la tappa centrale del molto probabile referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia. È una sfida aperta e va da sé che arrivarci con un’opposizione galvanizzata da un quasi en plein nelle regionali avrebbe il suo peso nel referendum e poi, soprattutto in caso di sconfitta referendaria del governo, nelle elezioni politiche. Ma l’importanza delle prossime elezioni, per Elly Schlein, non è solo questa. Dovrebbe essere la prima volta che l’alleanza Pd-M5S si presenta non a macchie di leopardo, ma ovunque. Un esordio salutato da vittoria elettorale sarebbe il miglior viatico per il lungo rush che inizierà subito dopo queste regionali e si prolungherà fino alla prossime politiche.

Proprio perché la prova ha un’importanza politica e anche psicologica che trascende le pur molto importanti piazze in ballo, Schlein procede con massima cautela. L’incontro con il presidente uscente della Toscana Giani, martedì scorso, durato quattro ore, ne ha decretato la ricandidatura e la sconfitta di quanti avevano puntato a sostituire il governatore all’ultimo secondo: primo fra tutti Marco Furfaro, tanto vicino alla segretaria da autorizzare il forte dubbio che, con la dovuta discrezione, a sperare nel disarcionamento del governatore uscente fosse proprio lei. In ogni caso, la manovra è fallita e Giani è già il candidato del centrosinistra per la Toscana. Solo che la segretaria ha preferito non ufficializzare. La reticenza si spiega facilmente. La leader del Pd aspetta di poter annunciare l’intesa ovunque con Conte. In Toscana quel fronte comune ancora non c’è e latita perché è ancora in ballo la Campania. La conclusione della partita nel regno di Vincenzo De Luca è dunque decisiva da molti punti di vista, incluso il passo avanti irreversibile della coalizione Pd-M5S-Avs al quale punta Schlein.

Conte aspetta il semaforo verde per Roberto Fico, ex presidente della Camera e candidato in pectore da tempo immemorabile. L’ostacolo si chiama De Luca. Il governatore non vuole Fico, mentre sarebbe più disponibile nei confronti di Sergio Costa. Il peso reale che può esercitare un De Luca costretto a lasciare il trono non è certo, come non è chiaro cosa farebbe, soprattutto nel caso di una candidatura, Fico, che resta la probabilità largamente prevalente. Ma nel dubbio il Pd tratta, il semaforo non passa a verde per Fico e di conseguenza Conte, che nelle trattative ha il piglio di un Trump, blocca sull’arancione anche quello in Toscana. Probabilmente l’esito della disfida non inciderebbe comunque sul risultato finale. La partita è troppo impari in entrambe le Regioni, come del resto per De Caro in Puglia, per autorizzare suspence.

Dal punto di vista politico, invece, è importante la possibilità o meno di mettere in campo per la prima volta una coalizione di centrosinistra, pur se non ancora certificata definitivamente da Conte, che si farà pregare sino all’ultimo momento utile. La destra – per non doversi accontentare della roccaforte veneta – è costretta a puntare sulla conferma nelle Marche del governatore uscente Acquaroli che, nonostante la defezione di Calenda, contro Matteo Ricci rischia forte. E anche in Veneto, peraltro, le cose non vanno affatto lisce. Zaia continua a sperare in un rinvio di qualche mese e il presidente del Friuli e delle Regioni Fedriga ha tentato di strappare il rinvio alla primavera 2026 con la minaccia di non riuscire a chiudere i bilanci regionali. La risposta di FdI è stata secca: “I governatori a rischio potevano pensarci prima”.

Una legge ad hoc è possibile, il rinvio no. Ma il Veneto è terreno di guerra per bande: Tajani insiste per l’ex sindaco di Verona Tosi, la FdI locale non si è affatto rassegnata a perdere una presidenza alla quale aveva già fatto la bocca, Zaia mira a piazzare un suo candidato di assoluta fiducia, Salvini punta all’esito opposto, riprendersi la regione bianca sin qui appannaggio personale del solo Zaia. In ogni caso Zaia è determinato a non mollare la presa sul Veneto, l’ipotesi che ha in mente e che manda fuori dai gangheri l’intero centrodestra è candidarsi in testa alla lista che porterà il suo nome con l’obiettivo di prosciugare almeno i serbatoi di FI e della Lega propriamente detta. Se ne dovrebbe parlare oggi in un vertice di maggioranza, ma ieri sera era ancora ballerino. Il Veneto resterà certamente alla destra. A quale destra però è tutto ancora da decidersi.

16 Luglio 2025

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