Le conseguenze del voto

Macron sulle orme di De Gaulle: il presidente dovrà dar vita a un governo di coalizione

È un Paese meno presidenziale e più parlamentare, quello che si è svegliato all’indomani del voto. Un Paese che dovrà dar vita a un governo di coalizione e che vedrà costretto Macron a seguire le orme di De Gaulle

Editoriali - di Salvatore Curreri - 10 Luglio 2024 alle 16:00

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Macron sulle orme di De Gaulle: il presidente dovrà dar vita a un governo di coalizione

Scampato (almeno per ora) il pericolo della vittoria dell’estrema destra, grazie al successo del “fronte repubblicano”, quali scenari si aprono per la formazione del governo francese? La situazione non è semplice. Innanzi tutto dal punto di vista politico occorre verificare la effettiva consistenza parlamentare delle singole forze politiche che si sono presentate all’interno dei due cartelli elettorali vincenti del Nouveau front populaire e di Ensemble e quindi i reciproci rapporti di forza. Questo si potrà sapere con certezza solo quando i partiti costituiranno i loro gruppi parlamentari (almeno quindici deputati) nell’Assemblea nazionale entro il 18 luglio, data di apertura della sessione straordinaria.

È questo che il presidente Macron attende per avere chiaro il quadro della situazione e per questo ha pregato il Primo ministro Attal di rimanere “per il momento” al suo posto per “assicurare la stabilità del Paese” (non va dimenticato che tra due settimane si aprono a Parigi le Olimpiadi). E qui c’è la seconda difficoltà, tutta politica. La Francia è abituata a scegliere il governo del paese grazie all’effetto “luna di miele” dell’elezione presidenziale. Qui invece, visto che nessuno dei tre cartelli elettorali ha ottenuto la maggioranza assoluta, deve sperimentare un governo di coalizione; il che è assolutamente estraneo alle sue tradizioni. Insomma, quello uscito fuori dalle urne domenica scorsa è un “parlamento italiano senza italiani”, cioè un quadro politico frammentato all’interno del quale le forze politiche devono per la prima volta dimostrare di avere quella duttile e flessibile capacità di mediazione e negoziazione necessaria per pervenire ad accordi di coalizione che innanzi tutto individuino un nuovo Primo Ministro.

Si tratterà dunque di verificare se, come in Italia, l’alleanza elettorale contro sarà capace di trasformarsi in una maggioranza politica pro, coesa e in grado di formare un governo di coalizione basato su un programma di governo realizzabile, ad esempio escludendo le due ali estreme di Le Pen e Melenchon. Il primo test di verifica in tal senso sarà l’elezione del presidente dell’Assemblea nazionale (maggioranza assoluta nei primi due scrutini, relativa al terzo) fissata sempre per il prossimo 18 luglio. In tutto questo però la Costituzione francese aiuta. Innanzi tutto, avendo il Presidente respinto le dimissioni di Attal, il governo, almeno formalmente, è nella pienezza dei propri poteri. Tale situazione però non potrebbe prolungarsi oltremodo in assenza di un accordo politico, quantomeno transitorio, pena altrimenti il rischio di una immediata mozione di sfiducia contro Attal che potrebbe complicare, e non di poco, la situazione politica.

Una volta sedimentate le scorie della campagna elettorale e stabilizzato il quadro politico, Macron dovrà dunque agire più da mediatore che da leader del suo cartello elettorale. Si tratta quindi di recuperare – certo inaspettatamente – l’originaria visione di De Gaulle del ruolo del presidente della Repubblica, visto non come capo dell’esecutivo ma come rassembleur che “garantisce il rispetto della Costituzione” e assicura, mediante il suo arbitrato, “il regolare funzionamento dei poteri pubblici e la continuità dello Stato” (art. 5 Cost.). Magari ricorrendo all’italiana consuetudine delle consultazioni, Macron dovrà dunque individuare la personalità in grado di avere la maggioranza dell’Assemblea nazionale, o quantomeno, di non averla contro.

Questo perché per Costituzione il Primo ministro non deve ottenere la fiducia della sola Assemblea nazionale ma evitare che gli sia approvata contro a maggioranza assoluta una mozione di sfiducia. Al contrario di quanto accade in Italia, dunque, la fiducia è presunta e non espressa: non è il governo che deve dimostrare di avere la fiducia del Parlamento ma sono le opposizioni che devono dimostrare di avere i numeri (289) per sfiduciarlo. Insomma, un quadro politico complesso che però la Costituzione può contribuire a risolvere. Certo è che da domenica il semipresidenzialismo francese è meno presidenziale e più parlamentare.

P.S. Se c’era un barlume di possibilità per l’elezione a doppio turno del nostro presidente del Consiglio, dopo le elezioni francesi di domenica questa è tramontata: proporranno l’elezione con la soglia del 40% e il Mattarellum al cubo (uninominale a turno unico con premio di maggioranza). Ci ritorneremo.

10 Luglio 2024

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