L'evacuazione forzata

A Gaza prosegue la deportazione: 1,9 milioni di palestinesi sfollati

Sono altri 250mila i civili costretti a lasciare le loro case con la forza: tra loro donne, bimbi e rifugiati. Sfollate 1,9 milioni di persone su 2,3

Esteri - di Umberto De Giovannangeli - 3 Luglio 2024 alle 14:30

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A Gaza prosegue la deportazione: 1,9 milioni di palestinesi sfollati

Apocalisse-Khan Younis. Duecentocinquantamila palestinesi, in maggioranza donne e bambini, costretti ad evacuare forzatamente, tra macerie, rischi di bombardamenti, una calura infernale. L’esercito israeliano ha ordinato lunedì l’evacuazione di massa dei palestinesi da gran parte della seconda città più grande della Striscia di Gaza. Lunedì Israele ha denunciato che proprio dall’area di Khan Younis i militanti della Jihad islamica hanno lanciato una ventina di razzi contro le comunità israeliane vicino al confine con Gaza. L’ordine è un segnale che le truppe israeliane potrebbero presto tornare a occupare la città meridionale, che è stata quasi completamente distrutta durante i mesi di gennaio e febbraio. È anche un’indicazione che Hamas si è riorganizzata nella città, proprio mentre l’esercito di Tel Aviv ha comunicato di essere arrivato alle fasi finali delle operazioni nella città di Rafah, all’estremo sud al confine con l’Egitto.

L’ordine di evacuazione dell’Idf riguarda la metà orientale di Khan Younis e un’ampia fascia dell’angolo sud-orientale della Striscia di Gaza. Il direttore della pianificazione dell’Unrwa, Sam Rose, stima che sono circa 250.000 i palestinesi che saranno costretti a evacuare. Si tratta di oltre il 10% della popolazione palestinese dell’enclave, che conta 2,3 milioni di abitanti. Molti di loro sono rifugiati, fuggiti dai combattimenti in altre zone e soprattutto da Rafah. Secondo l’Unrwa, altre 50.000 persone che vivono appena fuori dall’area potrebbero scegliere di andarsene a causa della loro vicinanza ai combattimenti. Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato che il nuovo ordine di evacuazione “dimostra ancora una volta che nessun luogo è sicuro a Gaza” per i civili palestinesi ed è “un’altra tappa di questo mortale movimento circolare che la popolazione di Gaza è costretta a subire regolarmente”. Guterres ha ribadito la richiesta di un cessate il fuoco. “Abbiamo ricevuto un messaggio sui nostri telefoni cellulari”, ha detto una donna sfollata, Zeinab Abu Jazar, trattenendo le lacrime all’Associated Press.

Nella notte di lunedì le immagini delle agenzie di stampa internazionali di civili hanno mostrato civili arrancare a piedi accanto a un flusso costante di veicoli che iniziavano a uscire dalla zona di evacuazione. Sulle spalle pochi effetti personali fondamentali: materassi, vestiti, secchi di plastica per lavarsi, un ventilatore elettrico. I camion stracolmi di oggetti e mobili. L’evacuazione della parte est di Khan Younis ha coinvolto anche l’Ospedale Europeo, uno dei pochi ancora operativi nella Striscia. L’esercito israeliano ha detto che l’ordine di evacuazione non riguardava l’ospedale ma solo la zona circostante: il personale medico però ha deciso di trasferire comunque attrezzature e pazienti all’ospedale Nasser, sempre a Khan Yunis, per evitare che le operazioni militari potessero uccidere o ferire i pazienti o il personale e danneggiare il materiale medico, da tempo molto difficile da trovare a Gaza.

Complessivamente, sono più di 1,9 milioni le persone sfollate a Gaza, su un totale di 2,3 milioni di abitanti della Striscia. Lo ha riferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite Sigrid Kaag, la coordinatrice umanitaria dell’Onu per Gaza. «Più di un milione di persone sono state sfollate ancora una volta, cercando disperatamente rifugio e sicurezza, e 1,9 milioni di persone sono ora sfollate in tutta Gaza. Sono profondamente preoccupata per le notizie di nuovi ordini di evacuazione emessi nell’area di Khan Younis», ha avvertito Kaag. Intanto, i generali israeliani vogliono avviare un cessate il fuoco a Gaza, anche se ciò manterrebbe Hamas al potere per il momento, ampliando la frattura tra l’esercito e il primo ministro Benjamin Netanyahu, che si è opposto a una tregua che consentirebbe ad Hamas di sopravvivere alla guerra, lo scrive il New York Times. Il giornale Usa ha intervistato, a condizione d’anonimato, sei «attuali ed ex funzionari della sicurezza». I generali ritengono che una tregua sarebbe il modo migliore per liberare i circa 120 israeliani ancora detenuti, vivi e morti, a Gaza.

Poco equipaggiati per combattere ulteriormente dopo la guerra più lunga per Israele degli ultimi decenni, i generali ritengono inoltre che le loro forze abbiano bisogno di tempo per riprendersi nel caso in cui scoppiasse una guerra terrestre contro Hezbollah, la milizia libanese impegnata in uno scontro aa bassa intensità con Israele da ottobre, hanno affermato numerosi funzionari. Una tregua con Hamas potrebbe anche facilitare il raggiungimento di un accordo con Hezbollah, secondo i funzionari, la maggior parte dei quali ha parlato a condizione di anonimato per discutere di questioni di sicurezza delicate. Hezbollah ha affermato che continuerà a colpire il nord di Israele finché Israele non smetterà di combattere.

Una linea pragmatica che cozza contro il bellicismo di governo, di cui il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, è l’espressione più estrema. Ieri l’Unità ha dato notizia del video in cui Ben-Gvir esternava il proposito di voler giustiziare tutti i prigionieri palestinesi. Il leader dell’estrema destra torna sull’argomento attaccando il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, per la liberazione del direttore dell’ospedale Shifa a Gaza.Bar – ha proclamato Ben Gvir, citato dai media – vuole migliorare le condizioni dei terroristi in carcere, io voglio peggiorarle. Questo è il nocciolo del mio disaccordo con lui, e questi sono i fatti dietro la liberazione dei terroristi dal carcere”. Fosse per lui, i terroristi, che coincidono con tutti i palestinesi, uscirebbero dal carcere in orizzontale. Cadaveri.

3 Luglio 2024

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