La riforma Calderoli

Si scrive autonomia differenziata, si legge secessione: il Sud contro lo “Spacca Italia”

L’autonomia differenziata passa alla Camera tra le proteste dell’opposizione. “Vi chiameranno Brandelli d’Italia”, è l’affondo di Schlein. Giorgia in trappola: intorno al referendum le opposizioni organizzeranno la rivolta del Sud contro lo “Spacca Italia”

Politica - di David Romoli - 20 Giugno 2024 alle 16:30

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Si scrive autonomia differenziata, si legge secessione: il Sud contro lo “Spacca Italia”

Sull’autonomia differenziata Giorgia Meloni rischia grosso e molto probabilmente lo sa. Subito dopo l’approvazione definitiva della riforma Calderoli, arrivata ieri all’alba dopo una lunghissima seduta notturna a Montecitorio, la premier, come sempre quando si sente in difficoltà, reagisce attaccando: la legge sull’autonomiaè l’esatto contrario delle logiche del passato incentrate su politiche meramente assistenziali, soprattutto nel Mezzogiorno”. La premier è fortunata, sempre che la fortuna cieca non sia stata pilotata con occhi acuti. In contemporanea con l’approvazione della riforma sono arrivati i dati Svimez. Certificano che nel 2023 il Pil nel Sud va oltre la media nazionale di 1,3 punti. Insomma, la locomotiva d’Italia è da Napoli in giù. Tutto merito degli investimenti del Pnrr, il che permette alla premier di rivendicare la giustezza della sua visione “non assitenzialista”.

È una consolazione, però magra. La Lega ha festeggiato lo “storico risultato” col cuore e il papà della riforma, Roberto Calderoli, anche con le lacrime agli occhi. Gli altri soci della maggioranza sono molto più tiepidi. Tra i forzisti sono stati in 22, più o meno metà del gruppo alla Camera, a non votare. Solo il drappello calabrese, però, segue il governatore della Calabria e vicesegretario azzurro Occhiuto nel dichiarare apertamente il dissenso. “Temo che il centrodestra nazionale abbia commesso un errore del quale si renderà conto presto”, commenta Occhiuto. Per il governatore il testo è stato sì migliorato “grazie a Tajani e ai ministri di Fi”. Però il miglioramento in questione è l’obbligo di quantificare e finanziare i Livelli essenziali di prestazione, Lep, prima di poter ratificare le intese tra Stato e Regioni sull’autonomia ma al momento “le risorse per finanziare i Lep ancora non ci sono”. Fa eco il governatore della Basilicata Bardi, anche lui forzista. Condivide le perplessità dell’omologo calabrese sull’accelerazione impressa alla riforma “quando si sarebbe potuto migliorare ulteriormente il provvedimento”.

I dubbi che sono espliciti tra gli azzurri sono ben presenti anche nelle file tricolori e il timore più incombente di tutti è che a presentare il conto siano proprio gli elettori del sud. I dati delle europee dicono che l’emorragia di voti reali è soprattutto nel meridione e gli analisti non hanno dubbi sulla responsabilità che il sud, ma anche buona parte del centro Italia, vive come un aggressione diretta e una separazione netta tra l’Italia di serie a e quella, soprattutto meridionale, di serie b. L’opposizione, che sinora si era concentrata quasi esclusivamente sul premierato, ha capito l’aria e ormai martella sulla legge leghista, sventolando a profusione la bandiera tricolore e al canto a voce spiegata dell’Inno di Mameli.

“Vi chiameranno Brandelli Italia” ironizza in aula nel cuore della notte Elly Schlein e l’idea del referendum abrogativo rimbalza da una dichiarazione all’altra, anche se nessuno è tanto bellicoso ed esplicito quanto Renzi:Chiedo ai 200mila che ci hanno votato di firmare per il referendum abrogativo”. Quel referendum, se mai la raccolta di firme partirà davvero, difficilmente sarà celebrato in questa legislatura. Ma questo non diminuisce ma moltiplica i rischi: la prova delle urne sul premierato, già a rischio, rischia di diventare un pronunciamento indiretto ma chiarissimo anche sull’autonomia. Certo, prima la legge deve passare la porta molto stretta della Consulta. Non è escluso che la prima a sperare che l’autonomia di Calderoli finisca stritolata in quel passaggio sia proprio Giorgia Meloni.

20 Giugno 2024

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