A Torre Annunziata

Fuori i secondi per Ernesto Bergamasco: il primo trofeo per ricordare il pugile leggenda della Boxe Vesuviana

Olimpionico e campione d'Italia dilettanti, è morto lo scorso marzo a 74 anni. Ha esaltato e ispirato, dato il via a una schiera di atleti di una palestra che da 60 anni è competitiva a livello mondiale

Sport - di Redazione Web - 18 Maggio 2024

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Fuori i secondi per Ernesto Bergamasco: il primo trofeo per ricordare il pugile leggenda della Boxe Vesuviana

C’è stato un tempo, neanche tanto breve, alla Boxe Vesuviana in cui Ernesto Bergamasco aveva avuto maggior ascendente anche di Lucio Zurlo, l’infermiere maestro che aveva aperto la palestra di pugilato nel rione popolare della Provolera a Torre Annunziata, in provincia di Napoli. Bergamasco era l’atleta, il pugile che combatteva in giro per l’Italia e in tutto il mondo, olimpionico a Monaco 1972, campione italiano dilettanti. Aveva ispirato e fatto appassionare, avvicinato persone al pugilato e giovanissimi allo sport. Sarà ricordato oggi, presso la palestra in via Parini in una decina di match tra atleti della Vesuviana contro pugili di altre ASD Campane. Un appuntamento organizzato con la collaborazione dell’Apollo Boxe di Caserta e la Boxing Club di Castellammare.

Bergamasco è morto lo scorso marzo, aveva 74 anni. Soltanto qualche giorno prima, sulla facciata della palestra in via Parini, era stato scoperto il murales che lo ritraeva con altri tre pugili: i pugili dell’ASD che hanno partecipato alle Olimpiadi. Tutti, in qualche modo, figli di Bergamasco oltre che di Zurlo. Bergamasco era entrato in palestra giovanissimo, dopo un’infanzia difficile al Rione della Cuparella. Lavorava al mattatoio. Arrivò giovanissimo in Nazionale, al Madison Square Garden di New York Rocco Barbella detto Rocky Graziano lo andò a cercare negli spogliatoi per complimentarsi della sua vittoria contro il portoricano Juan Ruiz. Due volte campione italiano dilettanti, nel 1971 a Udine e nel 1972 a Roma.

Alla spedizione olimpica di Monaco di Baviera ci arrivò da capitano della squadra azzurra. Fu una spedizione infausta per tutto il gruppo, che aveva assistito alla strage dei terroristi palestinesi di Settembre Nero nel villaggio olimpico. Per due volte provò l’assalto al titolo italiano professionisti, per due volte lo mancò. Si ritirò a 28 anni dopo 41 incontri, 31 vittorie di cui 9 per ko, e 10 sconfitte. A Torre Annunziata, le persone che lo avevano seguito per mezza Italia, non ci potevano credere. “Speravo di morì prima”. Non potevano immaginarlo, ma oltre a una carriera memorabile, Bergamasco fatto qualcos’altro: aveva piantato le radici per una florida eredità. Senza Bergamasco non ci sarebbero stati gli olimpionici Pietro Aurino, Alfonso Pinto, Irma Testa. Non ci sarebbero stati i campioni italiani Biagio Renato Zurlo, Pasquale Perna, Gaetano Nespro, Giuseppe Langella. La Boxe Vesuviana, nell’ultima classifica di merito della Federazione Pugilistica italiana, è settima su oltre tremila società.

Ernesto Bergamasco lo potevi trovare sempre nella sua palestra, la Oplonti, che nel 1993 aveva aperto nel quartiere Deriver. Senza di lui ci sarebbe stato naturalmente Raffaele Bergamasco detto Lello, figlio e altro pugile di spicco della scuderia che vinse da dilettante e che per un soffio non arrivò alle Olimpiadi. Ci arrivò però da tecnico, per 16 anni in Azzurro: al lato di Francesco Damiani, all’angolo di ori, argenti e bronzi di atleti come Roberto Cammarelle, Clemente Russo, Domenico Valentino, Vincenzo Mangiacapre. Ha messo le basi del pugilato femminile italiano con Emanuele Renzini, è stato alla guida della nazionale dell’India prima di passare a quella del Belgio, con la quale arriverà alle Olimpiadi di Parigi della prossima estate con due atleti: la selezione del Belgio non arrivava ai Giochi da oltre trent’anni. Ci sarà anche lui al primo trofeo Bergamasco: sarà lui a consegnarlo nelle mani degli atleti.

“Non lo chiameremo Memorial, ma solo Trofeo, per noi Ernesto sarà sempre presente, basta vedere le sue tante foto esposte sui muri della palestra. È sempre nei nostri discorsi in palestra e in quelli tra i pugili”, ha detto Lucio Zurlo anticipando la riunione. “Noi l’abbiamo sempre visto come un idolo, per me non era il maestro, ma l’idolo Bergamasco – ricorda Biagio Renato Zurlo, figlio di Lucio, già campione italiano professionisti, tecnico della Nazionale e consigliere federale – Ernesto mi diceva sempre che il maestro Lucio era suo padre e io rispondevo che lui lo era per me. Per 30 anni ce lo siamo detti ogni volta che ci siamo visti. Dopo il funerale di Ernesto siamo stati tutti molto provati. Mio padre Lucio è stato tre giorni in casa senza venire in palestra, non stava bene. Mia mamma mi chiamò e io andai da lui a casa. Quando mi vide disse piangendo: ‘Deve mancare sempre prima il padre e poi il figlio, perché non sono morto prima io e poi è morto mio figlio Ernesto?'”.

Il primo trofeo Bergamasco si terrà presso la sede della palestra Boxe Vesuviana, a via Parini 115 a Torre Annunziata, in provincia di Napoli. Start alle ore 17:30. Alla manifestazione, prima dei match ufficiali, parteciperanno anche i Giovanissimi under 13 della ASD

18 Maggio 2024

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