Lutto nel mondo della boxe

È morto Ernesto Bergamasco: addio al pugile olimpionico di Monaco ’72, il campione celebrato da Rocky Graziano

L'infanzia difficile nel Rione Cuparella, l'incontro con il maestro Lucio Zurlo della Boxe Vesuviana. Bergamasco è stato campione italiano dilettanti, per due volte ha sfiorato il titolo professionisti. Aveva 74 anni

News - di Antonio Lamorte - 17 Marzo 2024

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Ernesto Bergamasco in una foto d’epoca della Nazionale e una foto dell’autore
Ernesto Bergamasco in una foto d’epoca della Nazionale e una foto dell’autore

Ernesto Bergamasco lo trovavi sempre lì, nella palestra che aveva aperto nel quartiere Deriver, al piano inferiore di una scuola, praticamente sopra il mare a Torre Annunziata, in provincia di Napoli. Conservava in una stanza tutti i suoi trofei: un paio di teche almeno, cinture e medaglie appesi, coppe e targhe. Bergamasco è stato un pioniere delle boxe in una città che ha dato alla Nazionale atleti come Pietro Aurino e Alfonso Pinto, come la prima atleta donna e la prima medagliata italiana di sempre Irma Testa. Soltanto pochi giorni fa, come primo step per celebrare i 60 anni della Boxe Vesuviana, era stato scoperto un murales. Cinque cerchi per le cinque volte della palestra alle Olimpiadi: la prima volta era stata proprio con Bergamasco, a Monaco 1972. Questo pioniere, talento delle sedici corde, è pianto oggi a Torre Annunziata e dal pugilato italiano. Bergamasco è morto a 74 anni, stroncato in pochi mesi da una grave malattia.

Era entrato giovanissimo nella palestra del maestro Lucio Zurlo, che a inizio anni ’60 aveva rilevato un locale fatiscente al Rione Provolera e ne aveva fatto una palestra. Un’infanzia difficile, cresciuto nel Rione della Cuparella, il lavoro al mattatoio da giovanissimo alla mattina e la palestra la sera. Bergamasco nella boxe aveva trovato qualcosa in più di uno sport: un modo di essere se stesso, una maniera per scoprire il mondo. Pugile tecnico, pugno che si faceva sentire quando arrivava. Entrò giovanissimo in Nazionale, cominciò a combattere per tutti i cinque continenti. I giornali dell’epoca scrissero che quando al Madison Square Garden di New York fece un capolavoro con il portoricano Juan Ruiz, Rocco Barbella detto Rocky Graziano lo andò a cercare per complimentarsi con lui fin dentro gli spogliatoi.

Chi era Ernesto Bergamasco

Bergamasco divenne campione italiano dilettanti nel 1971 a Udine e nel 1972 a Roma. A Monaco ci arrivò da capitano della spedizione di otto pugili azzurri, gli allenatori erano Natalino Rea e Armando Poggi. Limite dei 63 chili e mezzo, al primo turno un sorteggio buono: Srisook Bantow, thailandese. Un avversario abbordabile. Bergamasco salì sul ring dopo aver visto la strage dei terroristi palestinesi di Settembre Nero nel villaggio olimpico: 17 morti, 11 ostaggi, 5 guerriglieri. Bergamasco vide i cadaveri per terra, raccontò di aver visto la pozza di sangue che dalla testa di una vittima si allargava sull’asfalto. Ma the show must go on, così si decise nella Germania dell’Ovest.

Alle Olimpiadi di Monaco 1972

“Spararono a pochi metri dal nostro alloggio – raccontò al giornalista Adriano Cisternino nel libro Le stelle del ring (Video Free International) – io stavo in camera con Lassandro, peso welther marchigiano. Corremmo alla finestra e ci rendemmo conto che non era uno scherzo. Noi pugili ci riunimmo in un’unica stanza. Io ero il capitano. Eravamo letteralmente terrorizzati. Quella sera toccava a me. Salii sul ring sconvolto dagli eventi, ero quasi paralizzato, non riuscii a portare un solo pugno in tre riprese. Persi con un tailandese, tale Bantow, avversario che in altra occasione avrei battuto senza problemi. Ma in quelle condizioni, come tutti i miei compagni, non vedevo l’ora di tornare a casa”.

La palestra Oplonti e il figlio Raffaele

Poco dopo le Olimpiadi, e dopo circa 150 incontri da dilettante, Bergamasco passò professionista: sfiorò due volte il titolo italiano, per due volte lo mancò. A Forni di Sopra contro Bruno Freschi nel 1974, a Milano contro Giuseppe Martinese nel 1978. Dopo quel secondo titolo mancato abbandonò il ring, con un record di 41 incontri, 31 vittorie di cui 9 per ko, e 10 sconfitte. Aveva 28 anni, passò all’angolo. Prima come allenatore della Boxe Vesuviana, al fianco del suo maestro Lucio Zurlo, e quindi come maestro della sua palestra che aprì nel 1993, la Oplonti, dal nome romano dell’antica Torre Annunziata. Bergamasco ha allenato campioni come Biagio Renato Zurlo, Pasquale Perna, gli olimpionici Pietro Aurino, Alfonso Pinto. Ha incontrato le leggende del ring Teofilo Stevenson e Muhammad Ali. Ha ispirato.

Fuori dalla palestra svolse per anni il lavoro di agente della polizia municipale a Torre. Per poco ai Giochi non ci finì da pugile anche il figlio Raffaele detto Lello: anche lui per anni in Nazionale, alle Olimpiadi ci arrivò però in compenso da maestro degli Azzurri per tre edizioni in sedici anni di carriera, e quindi da tecnico delle selezioni di India e Belgio. Ernesto Bergamasco lo piangono la moglie Francesca, i cinque figli e i nipoti. L’orgoglio del padre e del nonno, che lo trovavi sempre lì, nella sua palestra sul mare a Torre. Resterà indelebile nel ricordo degli appassionati e degli allievi, nelle fotografie tra la sua Oplonti e la Boxe Vesuviana, nel murales che a via Parini lo celebra come pioniere del pugilato e indimenticato campione.

I funerali si terranno alle 16:30 di lunedì 18 marzo nella Parrocchia San Michele Arcangelo a Torre Annunziata

17 Marzo 2024

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