A Torre Annunziata

Boxe Vesuviana: 60 anni della palestra di Irma Testa, un murales per gli Olimpionici del maestro Lucio Zurlo

Primo appuntamento per celebrare la palestra di Torre Annunziata, fondata nel Rione Provolera dal maestro icona. "U' maestr'". Un murales per i cinque atleti alle Olimpiadi, verso Parigi 2024 dove Irma Testa punterà all'Oro

Sport - di Antonio Lamorte - 15 Marzo 2024

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FOTO DI ANTONIO LAMORTE
FOTO DI ANTONIO LAMORTE

A metterli in fila uno dopo l’altro, uno dietro all’altro, tutti i titoli tra dilettanti e professionisti che la Boxe Vesuviana ha portato a Torre Annunziata, non basterebbero i muretti interi, il belvedere di via Gino Alfani. Per cominciare: proprio davanti alla “Tana delle Tigri” nella cittadina in provincia di Napoli, è stato realizzato e scoperto un murales. Cinque cerchi per le cinque volte alle Olimpiadi di atleti cresciuti alla palestra di Lucio Zurlo. Soltanto il primo appuntamento per celebrare i 60 anni dall’affiliazione alla Federazione Pugilistica Italiana proprio nell’anno dei 33esimi Giochi, a Parigi: dove parteciperà Irma Testa, candidata all’oro, e per i quali potrebbe ancora qualificarsi Michele Baldassi, altro Nazionale della Vesuviana.

Era il 1964 quando Lucio Zurlo, infermiere dello Spolettificio ex Real Fabbrica d’Armi, rilevava un locale fatiscente nel rione popolare della Provolera. La Boxe Vesuviana ha attraversato gli anni più difficili di Torre Annunziata, ostaggio di una criminalità violenta e colpita dalla crisi industriale – gli oplontini voteranno in estate per le amministrative, il Comune al momento è sotto commissariamento dopo lo scioglimento per infiltrazione camorristica. Ragazzi raccattati per strada, ragazze ammesse in palestra, un trasloco, campioni dilettanti e professionisti, olimpionici. La Boxe Vesuviana è sempre lì alla Provolera: c’è sempre stata.

Chi sono gli olimpionici torresi del murales

Il murales è stato realizzato da Marco Zurlo, nipote del maestro. Cinque cerchi per cinque atleti. Ernesto Bergamasco, primo vero campione della palestra: a Monaco 1972 era capitano degli Azzurri, vide prima la strage dei terroristi di Settembre Nero e poi salì sul ring. Si fermò al primo turno in una spedizione deludente per tutta la Nazionale. Ha fondato una sua palestra. Pietro Aurino, il “Maradona del ring”, era il più grande talento della boxe italiana nei primi anni ’90: ad Atlanta deluse le aspettative, fermato dal fortissimo Vasiliy Jirov, divenne campione italiano ed europeo dei professionisti prima di essere arrestato e condannato per concorso esterno in associazione camorristica, spaccio e traffico d’armi. Il più grande rimpianto di Lucio Zurlo.

Alfonso Pinto detiene ancora oggi con Roberto Cammarelle il record di nove campionati italiani dilettanti vinti. Ad Atene 2004 si fermò soltanto davanti a un verdetto che ancora grida vendetta con il turco Atagun Yalcinkaya. “Sono molto pronta, la preparazione per le Olimpiadi dura tre anni. Siamo ormai alle rifiniture”, ha detto Irma Testa, ormai simbolo dello sport italinao, made in Provolera, la prima pugile Azzurra ai Giochi, a Rio 2016, e la prima medagliata Azzurra di sempre, a Tokyo 2021. L’anno scorso si è laureata campionessa del mondo, atterrerà a Parigi per puntare all’oro.

La Boxe Vesuviana e Torre Annunziata

Il giorno dopo la vittoria del Mondiale in India, a Torre Annunziata, un giovane venne assassinato in un raid a colpi di pistola davanti a una salumeria, in pieno giorno. Quando Irma Testa raccontò in un’intervista come sarebbe potuta essere la sua esistenza se non avesse incontrato il maestro Zurlo e il pugilato, alcuni concittadini la attaccarono, si sentirono offesi: percepirono un attacco alla città. Il maestro Lucio “ha cambiato la mia vita, non posso che essere grata a lui. Vedere le persone orgogliose di lui, orgogliose di quello che fa, inorgoglisce anche me. La Boxe Vesuviana, è casa, è famiglia. Un posto dove sentirsi amati e sentirsi al sicuro, il posto dove i genitori sapevano che i figli sarebbero stati al sicuro”.

A scoprire il murales Gaetano Nespro e Salvatore Annunziata, oggi maestri con altri ex campioni come Pasquale Perna e Alfonso Pinto. “Abbiamo avuto tanti campioni, anche a livello professionistico e a livello europeo, ma l’emblema dello sport restano le Olimpiadi”, dice Biagio Renato Zurlo, figlio di Lucio Zurlo, ex campione professionista e membro della Federazione. Anche lui alle Olimpiadi, ma nelle vesti di tecnico al fianco di Patrizio Oliva, proprio come Raffaele Bergamasco, che sfiorò i Giochi da pugile ma ci arrivò soltanto da maestro. Dinastie della boxe. Ci vorrebbe un altro murales soltanto per i maestri della Vesuviana. Presenti anche il Presidente della Federazione Campania, Rosario Africano, già Presidente della Boxe Vesuviana.

Il futuro della Boxe Vesuviana

“C’è un futuro immediato e uno prossimo per la Boxe Vesuviana – spiega Biagio Zurlo – il primo è Khadija Jaafari, che chiamiamo anche Catalina o Caterina, una delle ragazze più forti in Italia nonostante non possa andare in Nazionale a causa di problemi per la cittadinanza. E poi abbiamo dei ragazzi under 13 che fanno ben sperare”. A mettere in fila tutti i figli premiati e salvati, non solo sul ring, della Boxe Vesuviana non basterebbero i muri della palestra intera. E però: nel murales manca il maestro Lucio. “Dopo Parigi me la faccio anche io una fotografia e la metto sopra a tutti”.

15 Marzo 2024

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