Il ddl diffamazione

Ddl diffamazione, a Fratelli d’Italia i giornalisti non piacciono: tutti in galera!

Il Ddl sulla diffamazione: 4 anni e mezzo in cella. Sindacati e opposizione indignati. Perché contro la galera solo per i giornalisti?

Editoriali - di Piero Sansonetti - 14 Aprile 2024

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Ddl diffamazione, a Fratelli d’Italia i giornalisti non piacciono: tutti in galera!

Lui si chiama Giovanni Berrino. Fa l’avvocato. Sebbene faccia l’avvocato è spinto dalla smania di mettere la gente in prigione, invece di tirarla fuori. Stavolta ha deciso di mettere in prigione i giornalisti.

Berrino è un avvocato, ma è anche un ex missino. E forse questo spiega tante cose. Magari i giovani lettori non sanno cosa voglia dire missino. Vuol dire esponente del Msi, che era il partito fondato da Almirante e da un certo Arturo Michelini alla fine degli anni 40, che si caricò l’eredità del partito fascista di Mussolini.

Fu sciolto da Fini nel 1995. Era un partito molto forcaiolo, favorevole anche alla pena di morte. Per questo penso che il passato missino possa aver influito sulla passione carcerofila di questo Berrino. Nato a Sanremo nel giugno del 1964, 50 anni fa, proprio mentre in Italia stava maturando un colpo di stato (il “piano Solo”) che poi fu sventato da Moro e da Saragat. Ma questo non c’entra niente.

Insomma, ‘sto Berrino, che è nientemeno che il relatore del disegno di legge sulla diffamazione che è in discussione alla Camera, ha presentato un emendamento – che in realtà è un nuovo articolo (il 13 bis) della legge sulla stampa – nel quale si prevede che “chiunque, con condotte reiterate e coordinate, preordinate ad arrecare un grave pregiudizio all’altrui reputazione, attribuisce a taluno con il mezzo della stampa “fatti” che sa essere anche in parte falsi, è punito con il carcere da 1 a 3 anni e con la multa da 50 mila a 120 mila euro. Se si sa che l’offeso è innocente la pena è aumentata della metà”.

Dunque quattro anni e mezzo. Per chi? Beh, la legge è immaginata per i giornalisti. Però viene subito un pensiero cattivo: proprio ieri abbiamo saputo che il ministro Piantedosi ha attribuito ai soccorritori della “Mar Jonio” “fatti che sapeva essere anche in parte falsi”. Lo ha fatto parlando solennemente al Senato.

C’è un filmato che lo prova. A questo punto Berrino vorrebbe mettere in prigione Piantedosi per almeno 3 anni, ma forse anche per quattro e mezzo se si accerta che lui lo sapeva che quelli della mar Jonio erano innocenti. Brutta storia.

Al di là di queste divagazioni, una cosa è certa: Berrino non parla a vanvera. È chiaro che questo disegno di legge non passerà mai, però lui lo ha sventolato, sostenuto immagino almeno da una parte del suo partito (Fratelli d’Italia) per una ragione precisa: intimidire i giornalisti.

Rendergli difficile il lavoro. Non dico i giornalisti che pubblicano le veline delle Procure, perché quelli si sentono abbastanza protetti, ma magari i giornalisti indipendenti. Io per esempio ho sulle spalle un bel gruppetto di querele di magistrati, e quelli vincono sempre, anche se le cose che scrivi sono verissime. Non è una bella prospettiva per la mia vecchiaia…

È chiaro che nel centrodestra è forte la tentazione di limitare la libertà di stampa. In parte con queste leggi, in parte con le veline, in parte con l’acquisto, da parte di un loro parlamentare, di quante più possibili testate e agenzie di stampa. (Parlo ovviamente di Angelucci).

Detto tutto questo, scusate ma a me viene un’altra osservazione. È vero che contro la boutade di Berrino c’è stata una sollevazione di giornalisti e di sindacati professionali. E anche delle forze politiche di opposizione, compresi i 5 Stelle.

Però mi chiedo: ma come mai i giornalisti e alcune forze politiche si indignano solo quando il governo vuole incarcerare i giornalisti, e non gli frega nulla se vuole mettere in prigione i giovani dei rave, e i migranti, i profughi, e aumenta le pene per più reati possibile? C’è qualcosa che non va, o sbaglio? Chessò: un filo filo di corporativismo?

14 Aprile 2024

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