Il pugile campione del mondo

La storia di Mike Tyson, “l’uomo più cattivo sul pianeta Terra”

Sport - di Antonio Lamorte - 15 Maggio 2023 alle 18:58

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La storia di Mike Tyson, “l’uomo più cattivo sul pianeta Terra”

Mike Tyson è stato l’ultimo grande pugile di statura mondiale: l’ultimo capace di arrivare oltre il suo stesso sport, capace di oltrepassare la platea degli appassionati di boxe e di arrivare in qualche modo a un pubblico ancora più grande. È stato quello che Diego Armando Maradona è stato per il calcio, Roger Federer per il tennis, Michael Jordan per il basket. Tyson è stato completamente diverso da Muhammad Alì, uno dei suoi idoli, e non solo per lo stile sul ring: icona pop del Novecento a partire dalla boxe, anche lui peso massimo, anche lui afroamericano ma attivo nel sociale, protagonista in un’epoca in cui il personale era politico, impegnato contro la guerra in Vietnam a sue spese, non privo anche lui di controversie. Tyson invece è stato qualcosa di diverso, per quello che la sua figura e la sua personalità comunicavano: “L’uomo più cattivo del mondo”. E a quest’immagine hanno contribuito anche quello che gli è successo fuori dal ring.

Era nato a New York il 30 giugno 1966, cresciuto dalla madre Lorna Lae nel ghetto nero di Brooklyn. Il padre Jimmy “Curlee” Kirkpatrick Jr. era un pappone, ha raccontato lui stesso nella sua autobiografia True, La mia storia scritta da Larry Sloman ed edita in Italia da PIEMME. “La mia infanzia è stata così. Gente che diceva di amarsi e si spaccava la faccia a vicenda, pestandosi a sangue – dirà – ero terrorizzato dalla mia famiglia”. Che cambiava spesso casa, anche in una di quelle destinate all’abbattimento, senza corrente e senza riscaldamento. Mike da piccolo era grassoccio e timido, lo chiamavano “fatina” per la sua voce garrula. Allevava piccioni: gli tenevano compagnia.

A dieci anni i primi reati con la gang di Rutland Road, il primo arresto per il furto di una carta di credito. Il ragazzino veniva sempre rilasciato perché era troppo piccolo per il carcere fino a quando venne portato prima in una scuola speciale per ragazzini con problemi mentali, poi in un carcere minorile nel Bronx dove un giorno arrivò in visita Muhammad Alì. Quell’incontro, dirà poi, gli cambiò la vita. Dopo un altro paio di arresti Mike arrivò alla scuola maschile Tryon. Bobby Stewart prima cominciò ad allenarlo con il sacco e poi gli presentò il maestro Cus D’Amato. Era il 1979.

“Questo è il futuro campione mondiale dei pesi massimi”, disse Cus D’Amato. Non riusciva a credere che quel ragazzo avesse soltanto 13 anni. Il maestro prese Tyson e lo portò a vivere a casa sua con sua moglie Camille, a Catskill, nello stato di New York. Nessuno sapeva da dove fosse uscito D’Amato. Socialista, odiava il Presidente Ronald Reagan, modi bruschi e diretti, qualche anno prima aveva portato al titolo il più giovane campione del mondo dei pesi massimi di sempre: Floyd Patterson. Da anni era fuori dal giro che contava, era arrivato ai ferri corti con l’IBC, allora sotto l’egida della mafia di Frankie Carbo. Per D’Amato Tyson era un predestinato, lo allevò in maniera totalitaria: non solo in palestra, gli mise a disposizione un’enciclopedia della boxa. Gli insegnò a essere spettacolare, non solo vincente. “Ero il candidato ideale per la sua missione: un bambino cresciuto in una famiglia sfasciata, senza amore e nell’indigenza. Io ero un duro, un tipo tosto e losco, ma ero anche una tabula rasa. Cus voleva che accettassi le mie mancanze”, ricordò nella sua autobiografia il pugile.

Mike Tyson esordì in un localaccio nel Bronx che era “una ciminiera”, dove si tenevano incontri illegali. L’esordio da professionista il 6 marzo del 1985. 27 incontri, 25 ko, 15 al primo round e 7 entro il primo minuto. L’occasione per diventare campione arrivò il 22 novembre del 1986: a Las Vegas l’incontro contro il campione dei Massimi Trevor Berbick. Il match fu letale, un’esecuzione. Tyson entrò con In the air Tonight di Phil Collins, kot al secondo round. A 20 anni, 4 mesi e 22 giorni divenne il più giovane campione dei pesi massimi della storia. Una vittoria amara: diciotto giorni prima dell’incontro D’Amato era morto, stroncato a 77 anni da una polmonite acuta. Tyson dedicò la sua vittoria al suo maestro.

Dopo aver difeso il titolo per nove volte negli anni successivi, dopo aver sconfitto due miti come Larry Holmes e Michael Spinks, Iron Mike cominciò a crollare sotto i colpi di una celebrità enorme e di una vita intima disastrosa imbellettata da ogni lusso, dall’estetica del gangsta-rap, dagli eccessi. Il matrimonio con l’attrice Robin Givens durò soltanto un anno e il divorzio gli costò dieci milioni di dollari. Contro ogni pronostico il 2 febbraio 1990 perse a Tokyo il titolo contro James Douglas. “Era strano non esser più il campione del mondo dei pesi massimi. Ma pensavo fosse solo un incidente di percorso”. Non fu niente rispetto a quello che succede nel 1992, quando venne condannato a dieci anni di carcere per violenza sessuale sulla modella Desirée Washington. “Io non ho stuprato Desirée Washington, lo ripeterò fino alla tomba”. Il carcere dell’Indiana dove venne recluso era sommerso di lettere da tutto il mondo. Lui si fece tatuare il volto di Mao Zedong, si avvicinò all’islam. Dopo tre anni uscì per buona condotta. La boxe lo aspettava con contratti milionari. Ci mise pochissimo tempo a riprendersi due cinture, poco però anche a riprendere una vita sfrenata, cocaina e feste.

Per l’unificazione delle cinture doveva vedersela con Evander Holyfield, vecchia conoscenza delle Olimpiadi Juniores. Al primo match Tyson perse per kot all’11esimo round, al secondo il morso che strappò un pezzo di orecchio all’altro pugile. Era il 28 giugno 1997, in una fase di clinch il gesto di estrema violenza che rimase nella storia. “Non avevo idea che ne sarebbe venuto fuori un caso internazionale”. Iron Mike fu punito con una multa di tre milioni di dollari e con una sospensione della licenza professionistica della commissione atletica del Nevada.

Tyson riottenne la licenza un anno dopo e tornò sul ring con alterne fortune. L’ultimo incontro l’11 giugno 2005 a Washington, kot al sesto round a favore di Kevin McBride. “È molto probabile che io smetta. Non voglio mancare di rispetto a questo sport perdendo con pugili di questo calibro”. La sala stampa lo salutò con un’ovazione dopo il match. Il record da professionista di Mike Tyson recita 58 incontri, 50 vittorie delle quali 44 prima del limite. È diventato commentatore sportivo, è comparso in diverse produzioni televisive e cinematografiche – anche nel film cult Una notte da Leoni (The Hangover, 2009) con la sua tigre Kenya. Ha accumulato debiti per milioni di dollari, nel 2006 è stato arrestato di nuovo per possesso di cocaina. “Quando mi guardo allo specchio, vedo quelle piccole macchie sul mio viso, e dico sempre che la mia data di scadenza si avvicina, molto presto”, ha confidato nell’estate scorsa nel suo podcast Hotboxin with Mike Tyson.

Secondo alcuni calcoli ha guadagnato circa mezzo miliardo di dollari durante la sua carriera. “Quando hai molti soldi, non puoi aspettarti che qualcuno ti ami realmente. Credi di essere invincibile quando hai molti soldi, il che non è vero. Il denaro non ci rende immuni da una malattia o da un incidente. I soldi non possono proteggerti da questo. Non significa che non prenderai una malattia o non verrai investito da un’auto. Il denaro può proteggerti quando salti da un ponte?”. Di recente ha fatto parlare di sé per una scazzottata in aereo e per aver raccontato di sballarsi con il veleno del rospo del deserto di Sonora.

La sua vita è stata raccontata in una miniserie di otto puntate disponibile in Italia sulla piattaforma streaming Disney. “Forse sai chi è Tyson, ma conosci Mike?”, il claim della serie tv creata da Steven Roger, guidata dalla showrunner Karin Gist e interpretata dall’attore Trevante Rhodes; un prodotto che Tyson non ha approvato, “non autorizzato”, “appropriazione indebita” l’ha definito. Lo stesso ex pugile da tempo sarebbe al lavoro a un’altra serie tv con l’attore Jamie Foxx nei suoi panni. Si era parlato negli anni scorsi di un film, diretto da Martin Scorzese, ma il progetto sembra essersi arenato.

di: Antonio Lamorte - 15 Maggio 2023

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