L'audizione in Commissione

Dossieraggio, l’allarme di Cantone all’Antimafia: “Numeri mostruosi con 10mila SOS scaricate, è un verminaio”

Giustizia - di Redazione - 7 Marzo 2024

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Raffaele Cantone Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia in audizione davanti alla Commissione bicamerale Antimafia presieduta da Chiara Colosimo FDI tenutasi presso gli uffici distaccati della Camera dei Deputati presso Palazzo San Macuto a Roma, Giovedì, 07 Marzo 2024 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse)
Raffaele Cantone Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia in audizione davanti alla Commissione bicamerale Antimafia presieduta da Chiara Colosimo FDI tenutasi presso gli uffici distaccati della Camera dei Deputati presso Palazzo San Macuto a Roma, Giovedì, 07 Marzo 2024 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

È un intervento dai toni anche a tratti duri quello tenuto dal procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone, in audizione questa mattina presso la Commissione parlamentare Antimafia dove nei giorni scorsi aveva chiesto di essere convocato per parlare dell’inchiesta sul “dossieraggio” presso la Direzione nazionale antimafia che vede indagate 15 persone, tra cui il luogotenente della Finanza Pasquale Striano,  il pm Antonio Laudati e i  tre giornalisti del Domani Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine.

Al netto infatti del “pieno diritto alla presunzione di innocenza”, spiega ai parlamentari della Commissione Antimafia Cantone, quelli che porta in audizione sono “fatti, storici, incontestati. Il pm non ha il compito di risolvere i problemi, ma di occuparsi dei reati”. Il suo compito, aggiunge l’ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è quello di “ripristinare la verità su quanto si è detto in questa fase. Anche per tutelare un’istituzione, come quella della Procura Antimafia, che per quanto mi riguarda è sacra”.

Il mercato delle SOS, le Segnalazioni di operazioni sospette

Cantone nella sua audizione parla innanzitutto di numeri. A partire da quello che definisce “mercato delle Segnalazioni di operazioni sospette”, che “non si è affatto fermato”. “Abbiamo una prova clamorosa: durante la prima fuga di notizie è uscito un riferimento ad una Sos riguardo a un imprenditore che avrebbe avuto a che fare col ministro della Difesa, quella Sos non era stata vista da Striano. C’era qualcuno che continuava a vendere sotto banco le Sos. Questa indagine è stata trasmessa alla procura di Roma“, ha evidenziato Cantone.

Il procuratore di Perugia ha spiegato infatti che gli accessi non giustificati alle Sos non erano gli 800 di cui si è parlato in questi giorni. “Dal primo gennaio 2019 al 24 novembre 2022 Striano all’interno della banca dati Siva ha consultato 4.124 Sos, un numero spropositato. Digitato 171 schede di analisi e 6 schede di approfondimenti seguite digitando il nominativo 1531 persone fisiche 74 persone giuridiche. Ha cercato 1.123 persone sulla banca dati Serpico, ma potrebbero essere pure 3mila le ricerche, io sto parlando delle persone. Ha effettuato 1.947 ricerche alla banca dati Sdi. Siamo ad oltre 10mila accessi e il numero è destinato a crescere in modo significativo“, le parole di Cantone in audizione.

I “complici” del finanziere Striano

Come Giovanni Melillo, il procuratore nazionale antimafia che mercoledì a sua volta è stato audito in Commissione, anche Cantone non crede che Striano abbia agito da solo. “Sappiamo che Striano operava in pool, non abbiamo al momento fatto approfondimenti che operavano con Striano, il coordinatore era lui”, ha spiegato il procuratore di Perugia.

Quanto al ruolo dei giornalisti, con i tre reporter del Domani tra gli indagati, Cantone ha sottolineato di “auspicare di essere smentito” in merito “all’ipotesi investigativa che la stampa abbia commissionato le attività di informazione a un ufficiale di polizia giudiziaria”.

La fuga di notizie sull’indagine

Cantone ha poi ricordato come per l’inchiesta sui “dossier” alla Dna siamo alla “seconda fuga di notizie”, ma che “non abbiamo capito chi e come questa notizia l’ha fatta uscire, danneggiando l’indagine“.

Il procuratore ha inoltre spiegato di aver “sentito per due volte il ministro della DifesaGuido Crosetto, che ha fatto partire l’inchiesta denunciando una fuga di notizie riguardante il suo patrimonio, col Domani che aveva ipotizzato per il cofondatore di Fratelli d’Italia un conflitto di interessi fra il suo nuovo incarico e la precedente attività professionale come presidente dell’Aiad, l’Associazione che riunisce le aziende produttrici di armi. Crosetto che secondo Cantone va “ringraziato per la sua scelta di rivolgersi all’autorità giudiziaria“, spiega aggiungendo che in questo modo ha consentito di “far uscire questo verminaio“.

di: Redazione - 7 Marzo 2024

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