Il sostegno alla campagna

I medici dovrebbero dichiarare nessuno idoneo ad essere trattenuto nei Cpr

Sul The British Medical Journal medici, psicologi, accademici sostengono la campagna lanciata da No ai Cpr, Asgi e Simm. Intanto sempre più dottori si rifiutano di certificare l’idoneità

Politica - di Redazione Web - 5 Marzo 2024

CONDIVIDI

I medici dovrebbero dichiarare nessuno idoneo ad essere trattenuto nei Cpr

I medici non dovrebbero dichiarare nessuno idoneo ad essere trattenuto nei CPR. L’art. 3 del Regolamento Nazionale CPR del Ministero dell’Interno prevede che, per poter essere trattenuto in uno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio italiani, chi sia trovato sprovvisto di un titolo di soggiorno valido deve prima essere certificato come idoneo alla vita in comunità ristretta sottoponendosi ad una visita.

Di solito, quest’ultima si esaurisce in una veloce rilevazione della pressione arteriosa e poco più, spesso sotto l’impellenza degli agenti di scorta che traducono in manette il “candidato” al CPR (che ricordiamo, per essere tale, non ha commesso un reato, ma solo un illecito amministrativo).

Tale visita, riservata ad un medico della ASL o di un’azienda ospedaliera, costituisce l’unica fase nella quale il Servizio Sanitario pubblicomette il naso” nel “sistema CPR”, essendo, la gestione dei centri di rimpatrio rimessa dalle Prefetture a gestori privati – imprenditori il cui mestiere è quindi fare profitto minimizzando i costi -, cui compete altresì la cura della salute delle persone prese in carico.

Ebbene, risponde ad etica e deontologia professionale certificare l’idoneità di un soggetto, anche se sano, ad essere trattenuto – ora fino a 18 mesi – in questi luoghi la cui patogenicità è ormai accertata?

Risposta fermamente negativa viene data da un articolo pubblicato il 1° marzo sulla prestigiosa rivista scientifica The British Medical Journal a firma di medici, psicologi e docenti universitari, dal titolo “Doctors should not declare anyone fit to be held in immigration detention centres” (“I dottori non dovrebbero dichiarare nessuno idoneo ad essere trattenuto nei centri di detenzione per immigrati”) a supporto della “Campagna di presa di coscienza dei medici e del settore sanitario sulla certificazione di idoneità delle persone migranti alla vita nei CPR” lanciata dalla rete Mai più Lager – No ai CPR insieme ad ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione e SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni.

Campagna sorta a seguito delle sempre più numerose richieste di supporto da parte di dottori e dottoresse chiamate sul lavoro a svolgere questa odiosa incombenza e che si sono trovati in forte difficoltà da un punto di vista etico. Queste le argomentazioni:

Il 4 febbraio 2024, un guineano di 22 anni è morto suicida nel centro di detenzione di Ponte Galeria a Roma, in Italia. Nelle settimane precedenti era stato trasferito da un altro centro di detenzione per immigrati, nonostante le sue cattive condizioni di salute mentale e il rischio di autolesionismo fossero ampiamente documentati.

Questo caso evidenzia l’urgenza di denunciare le condizioni inadeguate e inadatte all’interno di queste strutture, che espongono le persone detenute a gravi rischi per la salute o a morte prematura.

Nel 2022, l’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato un documento che descrive i rischi per la salute delle persone sottoposte a detenzione per immigrazione. L’OMS conferma che i siti di detenzione in tutta Europa costituiscono un rischio sostanziale per la salute mentale dei detenuti, rischiano la diffusione di malattie infettive e aderiscono a bassi standard di qualità nella gestione delle malattie non trasmissibili. (…)

In Italia, nonostante la natura amministrativa della detenzione per immigrazione, queste strutture sono ambienti simili a quelli carcerari, ma privi delle tutele di base solitamente garantite in carcere in molti Paesi europei, tra cui il diritto all’accesso all’assistenza sanitaria.

I centri di detenzione per immigrati sono gestiti da organizzazioni private a scopo di lucro che firmano protocolli d’intesa con le prefetture (sedi locali del Ministero dell’Interno) e le autorità sanitarie locali, che dovrebbero garantire i diritti delle persone detenute.

La gestione della salute nei centri di detenzione per immigrati è affidata a personale sanitario impiegato da appaltatori privati e al personale non sono richieste qualifiche o formazioni specifiche per lavorare con persone migranti e/o in contesti di detenzione.

Numerosi rapporti e indagini indipendenti, anche da parte del Garante nazionale italiano per i diritti delle persone detenute o private della libertà, hanno evidenziato le degradanti condizioni igienico-sanitarie dei luoghi di detenzione e l’offerta sanitaria non ottimale.

Le persone detenute devono spesso affrontare gravi problemi di salute fisica e mentale, esacerbati dalla reclusione e dalle barriere nell’accesso alle cure secondo gli standard garantiti dal sistema sanitario nazionale italiano. È stato inoltre documentato l’abuso e l’uso improprio di psicofarmaci prescritti dal personale sanitario per scopi di sicurezza all’interno di questi siti di detenzione. (…)

Dal punto di vista della salute pubblica, molteplici fonti affidabili hanno dimostrato che la detenzione per immigrazione è patogena e rappresenta un rischio per la salute delle persone (…) i medici hanno il dovere deontologico di proteggere le persone vulnerabili (come i migranti senza documenti), in particolare quando ritengono che l’ambiente in cui la persona vive non sia adatto a proteggere la sua salute, dignità e qualità della vita.

Sulla base di queste considerazioni e in linea con le linee guida dell’OMS per la tutela della salute delle persone sottoposte a detenzione (OMS, 2022), la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, la rete “Mai più lager-No ai CPR” e l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione hanno lanciato un appello affinché tutto il personale sanitario sia consapevole delle condizioni nocive e dei rischi per la salute associati alla detenzione per immigrazione.

Sulla base delle suddette questioni di salute pubblica, etiche e legali, la campagna mira ad aumentare la consapevolezza e a fornire un supporto documentale e organizzativo ai medici per incoraggiarli a non dichiarare alcuna persona migrante idonea alla detenzione amministrativa.

I centri di detenzione per immigrati sono ambienti invisibili in cui il diritto alla salute e l’accesso all’assistenza sanitaria sono sistematicamente trascurati.

Tenendo conto dei principi fondamentali e dell’etica della professione medica, gli operatori sanitari dovrebbero affermare con fermezza che nessuno dovrebbe mai essere considerato idoneo a essere “rinchiuso” in ambienti patogeni in cui la salute è ignorata e i diritti umani fondamentali sono a rischio.”

La parola passi ora agli Ordini professionali, alle ASL, ai Comitati di bioetica. Ma intanto sono sempre più dottori e dottoresse che si rifiutano di certificare l’idoneità di soggetti sani che da una detenzione senza rispetto dei diritti fondamentali e le garanzia minime, sano non uscirà.

Rete Mai Più Lager – No ai CPR

5 Marzo 2024

Condividi l'articolo