Il disagio e gli spazi casuali

Carceri, lo studio della Facoltà di Architettura: “La dignità del detenuto violata attraverso lo spazio”

Giustizia - di Rossella Grasso - 5 Marzo 2024

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Marella Santangelo, Ordinario di Composizione architettonica e urbana
Delega al Polo Universitario Penitenziario (PUP)
Università Federico II di Napoli
Marella Santangelo, Ordinario di Composizione architettonica e urbana Delega al Polo Universitario Penitenziario (PUP) Università Federico II di Napoli

“Dal numero dei suicidi in carcere sappiamo che sovraffollamento non significa semplicemente troppe persone in uno spazio ma troppe persone in spazi totalmente inadeguati, non pensati, casuali”. Ne è convinta Marella Santangelo, Ordinario di Composizione architettonica e urbana e delegata al Polo Universitario Penitenziario (PUP) dell’Università Federico II di Napoli. L’architetto da anni indaga un tema fondamentale per la dignità umana, quello dello spazio. Ed è ancor più fondamentale se questo spazio è quello della detenzione: non è solo la quantità ma anche la qualità a determinare o meno l’azione della detenzione sul singolo e quindi sulla collettività. “Per questo motivo lavorare sugli spazi vuol dire lavorare sull’essenza della detenzione. Non è un problema di metri quadrati”, spiega la docente.

Suicidi in carcere e spazi inadeguati alla dignità

Santangelo parte dai dati: al cinque marzo 2024 sono già 22 i suicidi avvenuti in carcere. Peggio ancora rispetto al 2023 ritenuto da molti l’hannus horribilis delle carceri italiane quando sono state 68 le persone che hanno deciso di togliersi la vita in cella. Numeri che testimoniano che qualcosa non va e va cambiata con urgenza. Una di queste sono gli spazi. Ed è per questo motivo che Santangelo ha avviato una ricerca triennale finanziata dall’Ateneo Federico II sugli spazi della detenzione e del carcere. “Lavoriamo sul valore di questi spazi e sul senso della dignità del detenuto attraverso lo spazio – ha spegato la docente che con il suo team è alla fine del primo anno di ricerca – Come lo spazio può negare la dignità e i diritti umani dei detenuti. E come invece uno spazio progettato, pensato, può avere un ruolo completamente diverso in questo tempo della detenzione”.

“In carcere uno spazio progettato è fondamentale”

“E’ importante ragionare sugli spazi in carcere perché le persone sono chiuse in questi spazi, per un tempo anche molto lungo delle loro vite – spiega Santangelo – Per questo motivo finiscono per avere un ruolo determinante nella quotidianità, nelle relazioni, nella comunità dei detenuti. Ma sono importanti anche per questioni di salute: spazi insalubri nel senso più ampio creano problemi. Non è un caso che i detenuti hanno malattie specifiche della detenzione. Poi possono contribuire a dare loro dei momenti di benessere. E così diventano importanti lo spazio, gli arredi, che poi sono parte della quotidianità della vita di tutti noi. Anche la coabitazione diventa importante: non dimentichiamo che queste persone spesso devono con dividere gli spazi con persone non scelte. Anche in questo uno spazio pensato e progettato può aiutare nelle relazioni”.

La docente studia da anni il carcere come luogo o meglio non luogo. Un ‘posto’ qualunque lasciato alla casualità degli eventi e che spesso genera disagi in tutti quanti lo vivono, non solo tra i detenuti. Santangelo è stata membro dell’ultima commissione del 2021 sull’architettura penitenziaria con la ministra Cartabia ed è certa che nelle carceri c’è davvero tanto da fare. “Io non credo che si debbano costruire nuove carceri – continua l’architetto – Sia perchè la detenzione deve essere sempre l’ultima ratio della pena, sia èperchè c’è da lavorare sull’esistente. Il nostro dipartimento studia molte carceri in varie parti d’Italia e sappiamo con certezza che c’è da lavorare sull’esistente: c’è da migliorare, efficentare dal punto di vista energetico. Ci vogliono molti soldi ma vanno spesi in questo non nella costruzione di altri carceri”.

“Lo spazio ‘pensato’ nella prospettiva dell’uscita dal carcere”

Secondo la docente una grave mancanza delle carceri è che non ci sono spazi pensati per le diverse condizioni dei detenuti. “Ad esempio, ci sono persone in fine pena, persone il libertà vigilata che escono e tornano la sera. Tutto questo, insieme allo studio e al lavoro, fa parte di un lavoro che mira all’uscita dal carcere”. Così come stanno le cose, invece, le carceri italiane sembrano più un luogo di stasi, più o meno lunga, come uno sgabuzzino dentro al quale nascondere le cose inutili o rotte, una discarica sociale senza possibilità di recupero. “Voglio ricordare anche la sentenza della Corte Costituzionale sul diritto all’affettività – sottolinea la docente – Significa avere dei luoghi di intimità. L’intimità è un concetto che nel carcere non esiste. Noi invece abbiamo fatto molti progetti, che metteremo a disposizione dell’amministrazione regionale con la quale lavoriamo tanto, di spazi per la famiglia e per l’intimità con i partner. E’ ancora una volta un tema che riguarda gli spazi, l’architettura delle carceri”.

Lo spazio del carcere femminile

In occasione della festa della donna, l’8 marzo, si svolgerà un seminario di conclusione del primo anno della ricerca finanziata dall’ateneo sugli spazi della detenzione e del carcere. “Questo primo anno di lavoro lo abbiamo centrato, un po’ per la conoscenza pregressa, sull’istituto di Pozzuoli che è una delle quattro carceri italiane solo per la detenzione femminile. Abbiamo deciso di lavorare su questo tema fondamentale che è il carcere pensato come luogo solo maschile in cui la questione di genere non è assolutamente affrontata se non in termini sicuritari, che è un altro aspetto da indagare. Ci sarà anche una mostra di fotografie di Mario Ferrara, architetto e fotografo, sui luoghi, sugli spazi, che raccontano i vuoti”.

Lo studio: “Progettare azioni per ripensare le carceri”

Oggetto della ricerca è il carcere un sistema spaziale inadeguato che rappresenta un rischio per l’incolumità dei detenuti e degli operatori. I dati attuali sulla condizione di sovraffollamento forniscono un quadro in cui i diritti civili sono molto limitati e la dignità dei detenuti minata dalle condizioni generali della pena detentiva. Con «spazi dei diritti» si definisce un articolato campo di fenomenologie in cui si elaborano i requisiti, le quantità e le qualità degli spazi della detenzione, per delineare una diversa idea di esecuzione della pena. La ricerca indaga la qualità degli spazi della detenzione, a partire dai diritti sanciti dalla Costituzione (art. 27 C.I.), al fine di definire un sistema di azioni trasformative per costruire un “modello abitativo” in carcere rispettoso dei diritti umani. La ricerca punta a sviluppare e testare, in modo innovativo, un’azione progettuale intesa come un percorso metodologico e strategico capace di creare un quadro conoscitivo “aperto” dello stato attuale delle carceri (l’atlante delle carceri); attraverso sperimentazioni puntuali si giunge a formulazioni locali, campane, concepite come terreno di confronto per una strategia complessiva su scala nazionale.

Il quadro dei «diritti fondamentali» (Identità, Affettività, Salute, Educazione, Lavoro) guida l’acquisizione di conoscenze circa gli spazi di detenzione, le attività e i caratteri dei soggetti che vivono nell’universo carcere. L’indagine si focalizza sullo stato delle carceri nella regione della Campania, che diventano i casi studio esemplificativi. Per rispondere alla domanda di ricerca sul perché lo spazio arriva a limitare i diritti nella privazione della libertà̀ e quali azioni progettuali definiscono un modello abitativo ristretto rispettoso dei diritti dell’uomo, abbiamo individuato degli obiettivi che mirano all’acquisizione di conoscenze relative agli spazi di detenzione, alle attività e ai soggetti, alla definizione della relazione tra spazi e diritti nel contesto penitenziario, alla definizione delle questioni emergenti in riferimento ai casi selezionati, alla definizione di criteri progettuali e delle modalità operative finalizzate all’intervento sul patrimonio penitenziario esistente, alla costruzione di una strategia di azione progettuale.

Il convegno l’8 marzo: CARCERE / s.m. _CARCERI / s.f. DETENZIONE FEMMINILE, SPAZIO E COMUNITÀ IN CARCERE

Nell’ambito del ciclo di seminari RISP – Right to space, space of rights venerdì 8 marzo 2024, dalle ore 9,00 nell’Aula Magna di Palazzo Gravina, il Dipartimento di Architettura dell’Ateneo Federico II presenta il seminario “CARCERE / s.m. _CARCERI / s.f.,DETENZIONE FEMMINILE, SPAZIO E COMUNITÀ IN CARCERE” per riflettere assieme a docenti, ricercatori, dirigenti del dipartimento di amministrazione penitenziaria, esponenti di associazioni, sul tema degli spazi all’interno del carcere.

Occasione per presentare il lavoro del primo anno della ricerca triennale sugli spazi della detenzione finanziato dall’Ateneo Federico II, che indaga attraverso gli spazi del carcere e i diritti dei reclusi una diversa idea di esecuzione della pena, in un momento storico in cui riemerge drammaticamente il problema del sovraffollamento degli istituti penali.

Tra i relatori quelli del direttore del Dipartimento di Architettura Michelangelo Russo e della responsabile della ricerca Marella Santangelo. Lectio di Grazia Zuffa, psicologa, presidente della Società della Ragione onlus. Tavola rotonda con, tra gli altri, la psicologa Anita Rubino, il direttore della Casa Circondariale femminile di Pozzuoli Maria Luisa Palma, Paola Cisternas Navarro dell’Osservatorio Regionale Antigone e Carmelo Cantone, già Vicecapo DAP. Nel cortile di Palazzo Gravina sarà inaugurata una mostra fotografica sullo spazio recluso di Mario Ferrara, dal 08 marzo al 05 aprile.

 

5 Marzo 2024

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