Lutto in Alta Irpinia

È morto “Il Calitrano”, viva “Il Calitrano”: addio a Raffaele Salvante, direttore e fondatore del giornale di Calitri

La scomparsa a 87 anni del fondatore del giornale locale, un luogo della memoria e punto di riferimento di una comunità e della sua diaspora. Una storia piccola e comune al Mezzogiorno dell'Osso, all'entroterra meridionale

Cultura - di Antonio Lamorte - 15 Febbraio 2024

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FOTO DA FACEBOOK (IL CALITRANO)
FOTO DA FACEBOOK (IL CALITRANO)

Angelo Raffaele Salvante aveva sentito l’esigenza, la necessità anche fisica di fare qualcosa per la sua terra, di tornarci in qualche, quando quella stessa terra, culla natale, si aprì e si crepò e spezzò la vita di parte abbondante del Meridione. Era il 1980, il 23 novembre, le 19:34 quando arrivò il tremamento: una scossa di terremoto del decimo grado della Scala Mercalli che dall’Alta Irpinia arrivò a tutta la Campania e alla Basilicata. E Salvante era lontano, a Firenze, lavorava alla Cassa di Risparmio. Il terremoto lo ispirò a fondare il giornale che prese il nome della sua comunità: Il Calitrano. Comunità in lutto dopo la morte di Salvante, che avrebbe compiuto 87 anni a maggio, annunciata dallo stesso giornale.

“Con profonda tristezza annunciamo la scomparsa di A. Raffaele Salvante, direttore emerito e fondatore de Il Calitrano e del Centro Studi Calitrani. Che il tuo impegno per Calitri possa essere d’esempio. Buon viaggio, direttore”, la nota diffusa sulle pagine online del giornale che usciva più o meno puntuale da anni, sostenuto soltanto dalle donazioni, spedito in ogni parte del mondo anche a chi non lo chiedeva. Calitri, poco più di quattromila abitanti in Alta Irpinia, provincia di Avellino. Paese “dell’osso”, dell’entroterra peninsulare e meridionale, che a metà novecento sfiorava i novemila abitanti e che oggi versa in uno stato di crisi demografica irreversibile come le altre piccole comunità dei paraggi. Il nome Il Calitrano a Salvante lo suggerì la figlia: una scelta immediata per un immaginario condiviso.

Una pubblicazione che ha raccolto foto, tradizioni, voci orali, pubblicato libri zeppi di proverbi e canzoni. “Stare su Il Calitrano, per me, è meglio che stare sul Newsweek”, sentenziò una volta Vinicio Capossela, il cantautore figlio di padre calitrano, nato in Germania e cresciuto in Emilia che per casa qualche volta si trovava quel giornale anticipatamente e crudamente glocal. Capossela che dal 2013 ha reso Calitri capitale dello SponzFest, un festival che ha rimesso la cultura locale al centro, recuperato tradizioni e folklore a partire dalla musica. All’edizione del 2020, neanche a farlo apposta battezzata “Sponz all’Osso”, un panel era stato dedicato proprio a Il Calitrano e al suo fondatore, purtroppo impossibilitato a prendervi parte per motivi di salute.

Chi era Raffaele Salvante

“Raffaele Salvante è nato con la camicia, credo sia stato fortunato. Da giovane adolescente, alto e magro, preferiva con i pochi spiccioli che aveva dalla nonna comprare dei libri. Era molto capace di scrivere a scuola, anche grazie alle sue letture extrascolastiche”, aveva raccontato Angela Toglia che da anni si occupava della pubblicazione da direttore responsabile. A Calitri la relogia, l’orologio nei pressi nel comune nei vicoli della parte storica, si è fermata alle 19:34 del terremoto, “per sottrarsi alla Storia – ha scritto Vinicio Capossela ne Il Paese dei Coppoloni – o per indicare che a quell’ora la civiltà della terra era morta. Ferita dalla terra stessa. Uccisa dal Contributo”. E i calitrani “si sentirono frammentati e svegliati da quell’incanto che fino a quel momento era stato Calitri – raccontò Toglia – , molti emigrarono mettendo in salvo sé stessi e i propri cari, lui invece che era altrove pensò a come ritornare. Pensò di salvare Calitri attraverso la scrittura”.

Il 13 febbraio del 1981 il Tribunale di Firenze diede l’autorizzazione a pubblicare il giornale, a diffusione gratuita, sostenuto unicamente grazie alle donazioni dei lettori. Il giornale fu prima un bimestrale in formato tabloid, quindi assunse il formato di una rivista dal colore rosso. Salvante, quando tornava al paese, raccoglieva foto, libri e documenti. Lanciava appelli per farsi mandare contenuti. Aveva immaginato Il Calitrano come un punto di riferimento, la messa a fuoco di un posto del mondo, un luogo della memoria per la comunità locale piccola ma soprattutto per la diaspora sparpagliata in mezzo mondo: compaesani, figli e nipoti di, che avevano cambiato casa, lingua e Paese.

È la storia di tanti altri paesi del sud e dell’entroterra, è la storia comune di un Meridione in piena recessione demografica ed economica che giornali di questo tipo posso tramandare, salvare dalla polvere della dimenticanza. Alla fine tornò lui stesso a Calitri e nel 2010, per accompagnare la pubblicazione, fondò il Centro Studi Calitrani, anche sede del giornale, che raccoglie oltre 14mila titoli. “Oltre alla questione finanziaria del giornale, c’è anche chi sarà in grado di interpretare la linea del giornale attualizzandola”, commentava il poeta professore Alfonso Nannariello, a fianco a Vinicio Capossela in quel panel, anche lui scomparso ma tragicamente e all’improvviso lasciando un vuoto nella comunità. Fissava lui stesso, quel pomeriggio, al centro del suo intervento il punto: raccogliere il testimoneIl Calitrano continua a essere pubblicato, pur lanciando appelli per trovare nuovi collaboratori e sostegni. Le esequie in ricordo di Salvante avranno luogo venerdì 16 febbraio nella chiesa parrocchiale di San Canio alle ore 11:00.

15 Febbraio 2024

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