Il caso

Ilaria Salis, il governo lascia sola la famiglia. Nessuna garanzia per i domiciliari: “Stato non farà nulla”, dice il padre

Cronaca - di Redazione - 5 Febbraio 2024

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Ilaria Salis, il governo lascia sola la famiglia. Nessuna garanzia per i domiciliari: “Stato non farà nulla”, dice il padre

Una doccia fredda, gelata. Per Roberto Salis, il padre di Ilaria, la 39enne italiana reclusa da quasi un anno in carcere a Budapest (Ungheria) in condizione disumane con l’accusa di tentato omicidio per aver aggredito due estremisti di destra nel “Giorno dell’Onore” nel febbraio 2023, l’incontro con i ministri degli Esteri e della Giustizia Antonio Tajani e Carlo Nordio si è rivelato un flop.

È andata molto peggio di quanto ci aspettassimo, non vediamo nessuna azione che possa alleviare la situazione di mia figlia. Siamo stati lasciati soli. Abbiamo chiesto due cose, i domiciliari in Italia o in alternativa in ambasciata in Ungheria e entrambe ci sono state negate. Credo che mia figlia resterà ancora per molto tempo in carcere e la vedremo ancora in catene ai processi”, ha detto ai giornalisti Salis all’uscita del ministero della Giustizia di via Arenula.

Secondo il padre della 39enne, accusata di aver pestato due manifestanti con l’aggravante di aver agito come parte di un’associazione a delinquere tedesca, l’Hammerband, “lo Stato italiano non intende fare nulla, dipende tutto dal giudice ungherese e ritiene di non voler fornire dei documenti che avevamo chiesto per agevolare il lavoro dei nostri avvocati, perché dicono che sarebbe irrituale e che possa creare dei precedenti”, aggiunge Salis.

Sulla nota che avrebbe fornito garanzie sull’applicazione delle misure per i domiciliari in Italia, ritengono che dallo Stato italiano sarebbe mostrata come una excusatio non petita”. “Dovremo cercare noi di fare qualcosa – dice ancora Roberto Salis -. Ora ci sarà carcere a oltranza fino a quando il giudice ungherese avrà finito il processo o ci sarà un’altra situazione. Ma in quel carcere lì si può anche morire”.

La versione di Nordio e Tajani

In una nota arriva anche il resoconto dell’incontro con Salis da parte di Tajani e Nordio. I due ministri in una nota congiunta ripetono la solita litania, ovvero che “i principi di sovranità giurisdizionale di uno Stato impediscono qualsiasi interferenza sia nella conduzione del processo sia nel mutamento dello status libertatis dell’indagato”.

Nessuna speranza sugli arresti domiciliari in ambasciata, consentendo così a Ilaria Salis l’uscita dal carcere dove è reclusa in condizioni terribili: “I ministri hanno altresì rappresentato le ragioni di diritto e di fatto per cui la richiesta di sostituzione della misura cautelare presso l’ambasciata italiana non è possibile. In particolare, il ministro della Giustizia ha rilevato che un’interlocuzione epistolare tra un dicastero italiano e l’organo giurisdizionale straniero sarebbe irrituale ed irricevibile”, si legge nella nota.

Unico appiglio per i Salis, padre e figlia, è che “anche attraverso l’intervento del garante dei detenuti sarà assicurata la conformità del trattamento detentivo della connazionale, Ilaria Salis, alle norme internazionali”, frase che appare però soprattutto di circostanza.

di: Redazione - 5 Febbraio 2024

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